lunedì 7 maggio 2018

7 MAGGIO 2018

GUYANA FRANCESE PARTE 23

Società 10

Etnie 6

Saramaccani D

Insediamenti

I villaggi contano in genere 100-200 persone (generalmente una matriarca coi suoi figli, le loro mogli ed i nipoti) e consistono in un arrangiamento piuttosto disordinato di piccole capanne, pollai, macchie di cespugli, alberi da frutto, santuari e spiazzi liberi, ma sono sempre posti nelle immediate vicinanze di un corso d'acqua, che rappresenta per i saramaccani sia una fonte di sussistenza che un mezzo di trasporto per raggiungere i campi coltivati, che sono situati anche ad alcune ore di canoa dai villaggi.
Gli orti vengono creati dagli uomini della comunità mediante debbio, ma la loro manutenzione è completamente a carico delle donne, che si occupano anche del cucito e della fabbricazione di ciotole e vasellame mediante zucche: gli uomini si occupano perlopiù della caccia e della pesca, oltre che della costruzione di oggetti in legno (canoe, pagaie, sgabelli, crivelli, pettini, mestoli) e canestri intrecciati. Tradizionalmente, gli uomini passano periodi più o meno lunghi nella zona costiera del Suriname o della Guyana francese alla ricerca di lavori saltuari, al fine di guadagnare abbastanza da potersi permettere l'acquisto di beni di prima necessità come sale, fucili, munizioni, vasellame e pentole di metallo, amache, cherosene, sapone, vestiti ed altri oggetti utili, a discapito dell'artigianato locale: con la fine della guerra civile in Suriname, in molti villaggi sono aperti piccoli negozi, ed è divenuto più comune l'utilizzo di nuovi beni di consumo come motori fuoribordo, radio, registratori e cellulari. L'apertura di siti di estrazione mineraria e di campi di taglio del legname, inoltre, ha fatto sì che sempre più saramaccani venissero reclutati come manodopera locale, evitando loro di migrare verso la costa. Gli orti dei saramaccani sono perlopiù adibiti alla coltivazione del riso, ma sussistono anche numerose altre coltivazioni come manioca, taro, gombo, granturco, banana, arachidi e canna da zucchero, e nei pressi di essi le donne si costruiscono capanne e santuari: all'interno dei villaggi vengono piantati qua e là numerosi alberi da frutto, come palme da cocco, aranci, alberi del pane, papaye e zucche. Anche la raccolta dei prodotti spontanei della foresta (frutti, bacche, radici, semi) è molto praticata, sia dagli uomini che dalle donne. La ricerca e raccolta del cibo vengono fatte su base comunitaria, col cibo che viene distribuito all'intera comunità: fra i saramaccani non esistono mercati.
Le capanne tradizionali saramaccane hanno in genere dimensioni contenute (poco più lunghe di un'amaca distesa) e sono costruite con pareti di assi di legno, tetto di paglia o di foglie di palma e pavimento dello stesso materiale o di lamiera ondulata: molto spesso esse mancano di finestre, ma presentano facciata abbellita dai proprietari con intagli elaborati. I villaggi di rilocazione nei quali molti saramaccani sono stati ricollocati hanno invece la tradizionale pianta a scacchiera tipica delle città europee, sono situati a una certa distanza dai corpi idrici ed ospitano fino a 2000 persone: a partire dalla guerra civile in Suriname, inoltre, sempre più saramaccani hanno cominciato a costruire le proprie abitazioni seguendo uno stile occidentale, utilizzando cemento e mattoni. Le donne saramaccane possiedono in genere una capanna nel proprio villaggio d'appartenenza, una seconda capanna nel villaggio d'appartenenza del marito (dove essa passa la maggior parte del tempo) ed una terza nel proprio orto: gli uomini, invece, costruiscono numerose capanne per sé e per le mogli a vari stadi della propria vita, che poi abitano a rotazione. La proprietà della casa è della persona che la costruisce e la abita. 
Religione
La religione saramaccana si basa sulla concezione che tutto il male (eventi sfortunati o calamitosi, malattie) abbia origine da azioni umane errate, che hanno irritato gli spiriti o le divinità rendendoli Kúnus, ossia malvagi e vendicativi, sia sulla persona che ha sbagliato nei loro confronti, causandole sfortuna, che verso gli spiriti dei suoi antenati e dei suoi discendenti in senso matrilineare, torturandoli in eterno. Esiste tutto uno stuolo di entità più o meno benevole che rappresentano una presenza costante (spiriti elementali, dei guerrieri o degli antenati, spiriti della foresta, divinità protettrici del villaggio, animali totemici) da consultare ed eventualmente propiziarsi prima di prendere qualsiasi decisione inerente ai fatti della vita (se sposarsi e con chi, scegliere dove posizionare un nuovo orto o costruire una casa, se intraprendere un viaggio e in che giorno, se accettare delle contrattazioni o meno): i mezzi di comunicazione con questa dimensione spirituale sono molteplici e vanno dai rituali appresi dagli anziani alla consultazione di oracoli, all'interpretazione dei sogni alla possessione spiritica. Quotidianamente essi devono essere onorati e la loro ira placata tramite una serie di cerimoniali che comprende frequenti preghiere, libagioni e danze, e per ogni attività riguardante la nascita, la morte o un passaggio importante della vita esistono rituali ben precisi, che vanno dal cacciare e uccidere un tapiro al piantumare un campo di riso. Ad esempio, la morte di una persona dà inizio a un processo che dura circa un anno e culmina nella sua elevazione al rango di antenato: i riti iniziali durano fra una settimane e tre mesi a seconda dell'importanza del morto, che viene circondato dagli effetti personali e con essi adagiato in una bara riccamente decorata, che viene passata sopra la testa di due specialisti per investigare il favore degli spiriti. Seguono feste e banchetti dedicati agli antenati, contornati da danze, canti e racconti. Dopo alcuni mesi, viene celebrato un secondo funerale del morto, volto ad allontanarne il fantasma dal villaggio e a decretare la fine del lutto, proclamandone l'avvenuta elevazione ad antenato dopo una notte di festa.
I cerimoniali non hanno cadenza fissa ma sono regolati dalla comparsa dell'evento, positivo o negativo che sia. Fra i saramaccani non sono presenti sciamani, ma numerosi "specialisti", persone comuni che conoscono lo svolgimento di un particolare rito o l'interpretazione di determinati segni perché istruite da altri specialisti in punto di morte, secondo criteri di scelta legati alla volontà dello specialista e non necessariamente legati a questioni genealogiche: ciascuno specialista sovrintende ai cerimoniali di sua competenza e periodicamente visita i santuari del villaggio, oltre a risolvere dietro compenso (sotto forma di vestiti, rhum o denaro) nei limiti delle proprie competenze casi di cattiva fortuna.
Circa un quarto dei saramaccani si professa cristiano: la maggior parte di questi appartiene al gruppo dei moraviani, che fondarono missioni, scuole e ospedali in terra saramaccana già durante il XVIII secolo, mentre una quota significativa è cattolica ed un numero sempre crescente si sta convertendo all'evangelicalismo negli ultimi anni.


Santana Ft. Manà - Corazon espinado