EUROPA PARTE 2122 Stati dell' Europa Parte 2014
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EUROPA PARTE 2121 Stati dell' Europa Parte 2013
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EUROPA PARTE 2120 Stati dell' Europa Parte 2012
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Immigrazione nell'Estremo Oriente russo 3
Negli anni '20, nell'ambito della politica della Korenizacija, furono promosse attivamente e in modo esplicito le culture e le identità delle minoranze etniche all'interno dell'Unione Sovietica, compresa la minoranza coreana. Sebbene tale sostegno si ridusse significativamente quando l'URSS, sotto la guida di Stalin, iniziò a promuovere la russificazione, le comunità coreane continuarono a prosperare. Dal momento che molti coreani avevano legami familiari con l'Impero giapponese, a partire dalla fine degli anni '20, le autorità sovietiche iniziarono a considerarli una potenziale minaccia spionistica.
Nel 1931, furono vietate ulteriori immigrazioni dalla Corea nell'Unione Sovietica, e tutti i residenti dovevano diventare cittadini sovietici. Secondo il censimento sovietico del 1937, quasi 170 000 persone dichiararono di essere coreane, e la maggior parte di loro continuava a vivere nell'Estremo oriente russo.
EUROPA PARTE 2119 Stati dell' Europa Parte 2011
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Tuttavia, tale comunità continuava a espandersi anno dopo anno. Dopo il 1905, in seguito all'occupazione della Corea da parte del Giappone, l'immigrazione di coreani in Russia iniziò a essere motivata da ragioni politiche: dissidenti politici, gruppi di partigiani sconfitti dai giapponesi e persino intere unità dell'esercito coreano regolare che rifiutarono di obbedire agli ordini giapponesi cercarono rifugio sul suolo russo. Dopo la dichiarazione ufficiale dell'annessione della Corea come colonia giapponese nel 1910, l'Estremo Oriente russo divenne uno dei pochi luoghi in cui i coreani potevano ancora ricevere istruzione, pubblicare libri nella loro lingua, svolgere attività educative e persino partecipare attivamente alla politica.
Anche dopo la Rivoluzione russa e la formazione dell'Unione Sovietica, l'immigrazione coreana in Russia continuò. Nel 1917, quasi 100 000 coreani vivevano in Russia, rappresentando un terzo della popolazione del Primorje (con oltre il 90% della popolazione nel distretto di Posyet). Vladivostok divenne un centro per gli esuli che da lì supportavano i movimenti per l'indipendenza della Corea, come il Movimento del 1º marzo.
EUROPA PARTE 2118 Stati dell' Europa Parte 2010
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EUROPA PARTE 2117 Stati dell' Europa Parte 2009
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Koryo-saram A
Koryo-saram è il termine con cui si identificano le persone di origine coreana che risiedono negli ex Stati sovietici, inizialmente insediate nell'Estremo Oriente russo nel XIX secolo e successivamente deportate nell'Asia centrale negli anni '30.EUROPA PARTE 2116 Stati dell' Europa Parte 2008
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Italiani di Odessa 2
Ad Odessa gli italiani furono anche proprietari di panifici, fabbriche di pasta e gallette e più tardi nel periodo 1794-1802 sorsero le prime società commerciali di proprietà italiana. In seguito gli italiani diventarono titolari di ristoranti, caffetterie, pasticcerie, casinò, alberghi. Alcuni di loro operarono fino all'inizio del Novecento. Per esempio, il 'Casino del Commerce', alla fine degli anni 30 del XIX secolo fu l'unica caffetteria della città e il lussuoso locale Fanconi, caffetteria-pasticceria, fondata a Odessa negli anni 1870, conquistò un enorme prestigio.EUROPA PARTE 2115 Stati dell' Europa Parte 2007
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Italiani di Odessa 1
EUROPA PARTE 2114- Stati dell' Europa Parte 2006
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Italiani di Crimea 4
EUROPA PARTE 2113- Stati dell' Europa Parte 2005
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Italiani di Crimea 3
Il convoglio attraversò i territori di Russia, Georgia, Azerbaigian, Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan: via mare da Kerč' a Novorossijsk, poi via terra fino a Baku, fu quindi attraversato il Mar Caspio fino a Krasnovodsk e infine, nuovamente sui binari, i deportati giunsero sino ad Atbasar, per essere poi dispersi nella steppa tra Akmolinsk e Karaganda, dove furono accolti da temperature fra i 30 e i 40 gradi sotto zero, che li decimarono. Lo stretto di Kerč' e il Mar Caspio furono attraversati con navi sulle quali gli italiani erano confinati nella stiva; una di esse fu affondata nel corso di un bombardamento tedesco e tutti i deportati a bordo perirono. A causa della lentezza con cui procedevano i convogli, il viaggio verso il Kazakistan durò quasi due mesi. Durante il viaggio morirono centinaia di deportati e fra loro tanti bambini.
Scrisse Giulia Giacchetti Boico:
«Tutta la strada da Kerč' al Kazakistan è irrigata di lacrime e di sangue dei deportati o costellata dai nostri morti, non hanno né tombe né croci»
Una volta giunti a destinazione, gli italiani furono sottoposti a processi sommari e condannati a pene detentive fino a 10 anni di prigionia da scontare nei campi di lavoro, dove quindi restarono rinchiusi per diversi anni dopo la fine della guerra. Nei Gulag la comunità italiana fu quasi annientata dalla fame, dal freddo, dalle malattie e dai lavori forzati. Dei circa 1.500 deportati censiti negli anni '90, dopo la dissoluzione dell'URSS, riuscirono a tornare in Crimea solo in 78 (dati ufficiali del ministero dell'Interno sovietico). Considerando che alcune decine di italiani - per lo più vedove con bambini piccoli - non ce la fecero ad affrontare il viaggio di ritorno e quindi si stabilirono nelle regioni sovietiche dell'Asia Centrale, si calcola che i sopravvissuti, in totale, non furono più dei 10 per cento dei deportati.
Una volta tornati a Kerč', molti degli italiani celarono la loro origine etnica e alcuni ottennero la russificazione del nome. Ma all'interno della comunità le famiglie hanno continuato a incontrarsi e hanno tramandato la lingua italiana ai figli e ai nipoti. I tragici eventi hanno instillato nei sopravvissuti alla deportazione il timore di essere riconosciuti come italiani tanto che anche dopo la fine dell'Unione Sovietica molti testimoni diretti della deportazione erano restii a raccontare la propria esperienza per paura di discriminazioni o ritorsioni.
EUROPA PARTE 2112- Stati dell' Europa Parte 2004
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Italiani di Crimea 2
EUROPA PARTE 2111- Stati dell' Europa Parte 2003
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Italiani di Crimea 1
Gli italiani di Crimea sono una minoranza etnica residente nell'omonima penisola, il cui nucleo più consistente si trova nella città di Kerč'.
La presenza di popolazioni italiane in Ucraina e Crimea ha una storia che risale ai tempi della Repubblica di Genova e di Venezia.
Un flusso migratorio italiano giunse a Kerč' all'inizio dell'Ottocento. Nel 1820 in città abitavano circa 30 famiglie italiane provenienti da varie regioni. Il porto di Kerč' era regolarmente frequentato da navi italiane ed era stato aperto anche un consolato del Regno di Sardegna. Uno dei viceconsoli, Antonio Felice Garibaldi, era lo zio di Giuseppe Garibaldi.
Fra il 1820 e la fine del secolo giunsero in Crimea, nel territorio di Kerč', emigranti italiani provenienti soprattutto dalle località pugliesi di Trani, Bisceglie e Molfetta, ma anche campani e liguri, allettati dalla promessa di buoni guadagni e dalla fertilità delle terre e dalla pescosità dei mari. Erano soprattutto agricoltori, uomini di mare (pescatori, commercianti, capitani di lungo corso) e addetti alla cantieristica navale. La città di Kerč' si trova infatti sull'omonimo stretto che collega il Mar Nero col Mar d'Azov. Presto si aggiunse un'emigrazione più qualificata, con architetti, notai, medici, ingegneri e artisti.
Nel 1840 gli italiani - cattolici in una zona prevalentemente ortodossa con una minoranza musulmana (i tatari) - progettarono e costruirono a loro spese una chiesa cattolica, detta ancora oggi "la chiesa degli Italiani". All'inizio del Novecento la chiesa aveva un parroco italiano, poi cacciato durante il bolscevismo, quando la chiesa fu chiusa e trasformata prima in una palestra e poi in un deposito di masserizie.
Gli italiani si diffusero anche a Feodosia (l'antica colonia genovese di Caffa), Simferopoli, Odessa, Mariupol e in alcuni altri porti russi e ucraini del Mar Nero, soprattutto a Novorossijsk e Batumi.
Secondo il Comitato statale ucraino per le nazionalità, nel 1897 gli Italiani sarebbero stati l'1,8% della popolazione della provincia di Kerč', percentuale passata al 2% nel 1921; alcune fonti parlano specificatamente di tremila o cinquemila persone.
Alla vigilia della prima guerra mondiale a Kerč' c'era una scuola elementare italiana, una biblioteca, una sala riunioni, un club e una società cooperativa, luoghi d'incontro per la comunità unita e agiata. Il giornale locale Kerčenskij Rabocij in quel periodo pubblicava regolarmente articoli in lingua italiana.
Con l'avvento del bolscevismo, alcune famiglie fuggirono in Italia via Costantinopoli, gli altri furono perseguitati con l'accusa di simpatizzare per il fascismo.
EUROPA PARTE 2110- Stati dell' Europa Parte 2002
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Hutsuli
Gli Hutsuli o Hutzuli o Huzuli (in ucraino гуцули?, huculi, in romeno huțuli, in dialetto Hutsul: hutsule, certe volte trascritto anche Hucul, Huzul, Gutsul, Guculs, Guzu, o Gutzuls, in polacco Huculi) sono un gruppo etnico-culturale ucraino appartenente alla minoranza rutena la cui popolazione abita la regione dei Carpazi chiamata Huculščina, nella Rutenia carpatica, con minoranze anche in Romania (Bucovina e Maramureș), Slovacchia e Polonia.
Gli huzuli diedero vita a una repubblica indipendente che ebbe breve durata, dal novembre del 1918 all'11 giugno del 1919.
La lingua parlata dagli Hutsuli è un dialetto della lingua rutena, ma è comunemente usata anche la lingua ucraina.