EUROPA PARTE 2021 - Stati dell' Europa Parte 1913
TURCHIA GW
Popolazione Gn - Gruppi etnici
Popolazioni turche 168
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EUROPA PARTE 2021 - Stati dell' Europa Parte 1913
TURCHIA GW
Popolazione Gn - Gruppi etnici
Popolazioni turche 168
L'esplorazione dei vuoti sotterranei è sicuramente una delle più antiche attività umane, dato che nella preistoria la protezione che offrivano le caverne era molto ricercata e per abitarle, innanzi tutto, bisognava conoscerle.
La prima segnalazione storica dell'attività di speleologi è dell'853 a.C., quando il re Assiro Salmanassar III visitò delle caverne alle sorgenti anatoliche del fiume Tigri. Dovettero piacergli molto perché ne fece realizzare un bassorilievo commemorativo in bronzo (ora al British Museum) col quale decorò le porte del suo palazzo. A questo remoto avvenimento sono seguiti millenni di visite e di fantasticherie sul tema grotta, ma è solo con l'avvento dei primi naturalisti moderni, nel Seicento, che iniziano ad apparire delle descrizioni accurate. In Europa è in particolare il libro Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher, il primo a mostrare un interesse complessivo a quanto avviene nel sottosuolo.
L'esplorazione sistematica delle grotte inizia però solo alla metà dell'Ottocento, quando appaiono esploratori che pongono le basi di quella che ora chiamiamo speleologia, cioè la ricerca e descrizione sistematica del mondo sotterraneo. I primi studi vengono effettuati proprio sul Carso, fra Trieste e Lubiana, ad opera di speleologi italiani, austriaci e sloveni. È infatti del 1854 il libro Die Grotte von Adelsberg, Lueg, Planina und Laas pubblicato dall'ingegnere governativo viennese Adolf Schmidl. Altre esplorazioni avvennero nella Francia meridionale (in particolare da parte di Édouard-Alfred Martel, considerato il padre della speleologia moderna e fondatore nel 1895 della Société de Spéléologie) e negli Stati Uniti.
Alla fine dell'Ottocento iniziano a formarsi gruppi speleologici, alcuni dei quali tuttora esistenti, costituiti quasi esclusivamente da volontari e la speleologia si evolve soprattutto in Europa fino al 1990 con la fondazione della più recente organizzazione associativa speleologica, a carattere europeo, chiamata Fédération Spéléologique Européenne (FES).
EUROPA PARTE 2020 - Stati dell' Europa Parte 1912
TURCHIA GK
Popolazione Gm - Gruppi etnici
Popolazioni turche 167
EUROPA PARTE 2019 - Stati dell' Europa Parte 1911
TURCHIA GJ
Popolazione Gl - Gruppi etnici
Popolazioni turche 166
SULTANATO DI ILISU b
EUROPA PARTE 2018 - Stati dell' Europa Parte 1910
TURCHIA GY
Popolazione Gi - Gruppi etnici
Popolazioni turche 165
SULTANATO DI ILISU a
Il Sultanato di Elisu, noto anche come Elisou o Ilisu, è stato uno dei Khanati del Caucaso nel XVIII e XIX secolo.
Situato principalmente sul versante meridionale delle montagne del Caucaso in quello che è l'attuale Azerbaigian nord-occidentale, si estendeva dal nord della cresta montuosa fino alla valle del fiume Alazani. A sud-est nelle pianure si trovava il Khanato di Shirvan e a nord-ovest lungo le montagne si trovavano le comunità Djaro-Belokani. Djaro-Belokan ed Elisu erano strettamente collegati. Il nord montuoso era abitato dagli tsakuri e la parte bassa dell'Azerbaigian era abitata dagli ingiloy (georgiani musulmani). La classe superiore era tsakhur e azera. Nell'uso locale un sultano era al di sotto di un khan e al di sopra di un bey. Il sultanato era in parte ereditario e in parte eletto da un <i>jamaat</i> o da un'assemblea di notabili. Fu spesso confermato dallo scià persiano. In alcuni casi fu imposto da chiunque avesse un grande esercito nelle vicinanze. Per alcuni motivi il sultano era quasi sempre un membro della comunità Djaro-Belokani.
EUROPA PARTE 2017 - Stati dell' Europa Parte 1909
TURCHIA GX
Popolazione Gh - Gruppi etnici
Popolazioni turche 164
SEFARDITI m
EUROPA PARTE 2016 - Stati dell' Europa Parte 1908
TURCHIA GZ
Popolazione Gg - Gruppi etnici
Popolazioni turche 163
SEFARDITI l
Nel mondo sefardita di oggi, in particolare in Israele, esistono molti libri di preghiere popolari contenenti questo rito Baghdadi, attualmente conosciuto come Minhag Edot ha-ha-Mizraḥ (l'usanza delle Congregazioni orientali). Altre autorità, soprattutto anziani rabbini provenienti dal Nord Africa, li rifiutano in favore di un testo sefardita orientale più conservatore come si trova nelle edizioni livornesi del XIX secolo, e i riti yemeniti Shami e siriani appartengono a questo gruppo. Altri ancora, seguendo i dettami del già Rabbino Capo Ovadia Yosef, preferiscono una forma libera da alcune delle aggiunte cabalistiche e più vicina a quella che sarebbe stato preferita da Rabbi Joseph Caro, e cercano di stabilirla come il rito standard "sefardita israeliano" per l'utilizzo da parte di tutte le comunità.EUROPA PARTE 2015 - Stati dell' Europa Parte 1907
TURCHIA GV
Popolazione Gf - Gruppi etnici
Popolazioni turche 162
SEFARDITI i
Dagli anni 1840 in poi una serie di libri di preghiere fu pubblicata a Livorno, tra cui Tefillat ha-Ḥodesh, Bet Obed e Zechor le-Abraham. Questi includevano le note sulla prassi e le integrazioni cabalistiche alle preghiere, ma non le meditazioni di Shalom Sharabi, poiché i libri erano stati progettati per uso congregazionale pubblico. Diventarono rapidamente di serie in quasi tutte le comunità sefardite ed orientali, con eventuali variazioni locali conservate solo per tradizione orale. Nel tardo XIX secolo e all'inizio del XX, ulteriori libri di preghiera sefarditi furono pubblicati a Vienna in gran numero, rivolti soprattutto alle comunità giudeo-spagnole dei Balcani, Grecia e Turchia, e quindi avevano rubriche in ladino, ma avevano anche una più ampia distribuzione.EUROPA PARTE 2014 - Stati dell' Europa Parte 1906
TURCHIA GU
Popolazione Ge - Gruppi etnici
Popolazioni turche 161
SEFARDITI h
EUROPA PARTE 2013 - Stati dell' Europa Parte 1905
TURCHIA GT
Popolazione Gd - Gruppi etnici
Popolazioni turche 160
SEFARDITI g
EUROPA PARTE 2012 - Stati dell' Europa Parte 1904
TURCHIA GS
Popolazione Gc - Gruppi etnici
Popolazioni turche 159
SEFARDITI f
I primi tentativi di standardizzare la liturgia che sono stati conservati comprendono, in ordine cronologico, quelli di Rav Amram Gaon, Saadya Gaon, Shelomoh Ben Natan di Sigilmassa (in Marocco) e Maimonide. Tutti questi si basavano sulle sentenze legali dei Geonim, ma mostrano un'evoluzione riconoscibile verso il testo sefardita corrente. La liturgia in uso nella Spagna visigota sembra essere appartenuta a una famiglia europea di influenza palestinese, insieme con il rito italiano e quello provenzale e, risalendo più indietro, i riti francese antico e aschenazita, ma poiché non sopravvivono materiali liturgici di epoca visigota, non lo si sa con certezza. Da riferimenti a trattati successivi, come il Sefer ha-Manhig del rabbino Abraham ben Nathan ha-Yarḥi (1204 ca.), pare che anche a quel tempo il rito spagnolo conservasse alcune peculiarità europee che da allora sono state eliminate al fine di conformarsi alle regolamentazioni dei Geonim e dei testi ufficiali basati su di essi (viceversa le versioni superstiti di quei testi, in particolare quello di Amram Gaon, sembrano essere stati modificati per riflettere alcuni usi locali spagnoli e altri). L'attuale liturgia sefardita dovrebbe pertanto essere considerata come il prodotto di una convergenza progressiva tra il rito locale originale e il ramo nordafricano della famiglia arabo-babilonese, come prevalente in tempi geonici in Egitto e in Marocco. Dopo la "Reconquista", la liturgia specificamente spagnola fu commentata da David Abudirham (1340 ca.), che si preoccupava di assicurare la conformità delle sentenze della Halakhah (Legge ebraica). Nonostante questa convergenza, vi erano distinzioni tra le liturgie delle diverse parti della penisola iberica: per esempio i riti di Lisbona e quelli catalani erano un po' diversi dal rito castigliano, che costituiva la base della successiva tradizione sefardita. Il rito catalano era di carattere intermedio tra il rito castigliano e quello di provenzale: lo studioso anglo-rumeno Moses Gaster (1856–1939) classificò i riti di Oran e di Tunisi in questo gruppo.
EUROPA PARTE 2011 - Stati dell' Europa Parte 1903
TURCHIA GR
Popolazione Gb - Gruppi etnici
Popolazioni turche 158
SEFARDITI e
Il termine Nusakh Sepharad non si riferisce alla liturgia che si recita di solito tra i sefarditi, ma a una liturgia europea alternativa che è utilizzata da molti chassidim. Tradizionalmente, i sefarditi utilizzano la Nusakh Eidot Hamizrach per pregare (liturgia delle congregazioni "d'Oriente") anch'essa conosciuta col nome, per maggior confusione, Nusakh Sefardi.
Agli inizi, si stabilì una distinzione tra il rituale babilonese e quello usato in Palestina, poiché questi erano i due centri principali di autorità religiosa: non esiste un testo completo del rito palestinese, sebbene alcuni frammenti siano stati rinvenuti nella Geniza del Cairo.
Alcuni studiosi affermano che gli ebrei aschenaziti siano gli eredi delle tradizioni religiose delle grandi accademie talmudiche babilonesi e che gli ebrei sefarditi siano i discendenti di coloro che originariamente seguirono le tradizioni giudee e galilee. Altri, come il rabbino tedesco Leopold Zunz (Yom Tov Lipmann Tzuntz) (1794–1886), sostengono l'esatto opposto. Per considerare la questione in maniera imparziale, si deve enfatizzare che le liturgie ebraiche osservate oggi nel mondo sono sostanzialmente "babilonesi", con un esiguo numero di tradizioni palestinesi sopravvissute al processo di standardizzazione: nell'elenco di differenze conservate dai tempi dei Geonim, la maggior parte delle tradizioni identificate come palestinesi sono ora obsolete. Entro il XII secolo, quale risultato degli sforzi dei leader babilonesi come il Gaon Yehudai e Pirqoi ben Baboi, le comunità della Palestina e quelle della Diaspora ebraica (vedi per es. quella di Qayrawan) che storicamente seguivano gli usi palestinesi, avevano adottato le regolamentazioni babilonesi in quasi tutti i rispetti e l'autorità babilonesi veniva riconosciuta da tutti gli ebrei del mondo arabo.
EUROPA PARTE 2010 - Stati dell' Europa Parte 1902
TURCHIA GQ
Popolazione Ga - Gruppi etnici
Popolazioni turche 157
SEFARDITI d
Il giudeo-portoghese veniva usato dai sefarditi, specialmente tra gli ebrei spagnoli e portoghesi dell'Europa occidentale. Creoli basati sul portoghese parlati tra gli schiavi e dai loro padroni sefarditi influenzarono lo sviluppo del papiamento e delle lingue creole del Suriname.
Altre lingue romanze con forme ebraiche, storicamente parlate dai sefarditi, includono il giudeo-aragonese e giudeo-catalano (o catalánico). La comunità di Gibilterra ha avuto la forte influenza del dialetto gibilterrino llanito che ha contribuito molte parole a questo patois anglo-spagnolo.
Altre lingue associate agli ebrei sefarditi sono per lo più estinte, già parlate da alcune comunità sefardite in Italia. Il giudeo-arabo (e i suoi dialetti) è stata una lingua vernacolare molto usata dai sefarditi che si stabilirono nei regni nordafricani e nelle parti di lingua araba dell'Impero ottomano. Anche la lingua basso-tedesca (Bassa Sassonia), precedentemente utilizzata come lingua vernacolare dai sefarditi intorno Amburgo e Altona nel nord della Germania, non è più in uso come vernacolo ebraico.
In tutta la Diaspora ebraica, i sefarditi sono stati una popolazione poliglotta, spesso imparando o scambiando parole con la lingua della popolazione ospitante, più comunemente l'arabo, il greco, il turco, l'olandese o l'italiano e si integrarono facilmente nelle società che li ospitava. Negli ultimi secoli, e più particolarmente nel XIX secolo e XX secolo, due lingue sono diventate dominanti nella diaspora sefardita: il francese, introdotto dalla Alliance Israélite Universelle, e l'ebraico da parte dello Stato di Israele.