EUROPA PARTE 1975 - Stati dell' Europa Parte 1867
TURCHIA FF
Popolazione Et - Gruppi etnici
Popolazioni turche 122
LEVANTINI d
L'Ottocento
Con la caduta della Repubblica di Venezia (1797) e della Repubblica di Genova (1802), agli italo-levantini originari delle due antiche repubbliche fu attribuita la cittadinanza, rispettivamente, dell'Impero d'Austria (Regno Lombardo-Veneto) e del Regno di Sardegna. Inoltre, negli anni successivi alla Campagna d'Egitto (1798) di Napoleone Bonaparte, si ebbe una notevole penetrazione economica e culturale francese nell'Impero ottomano. Per tale motivo, nel corso dell'ottocento, la comunità italo-levantina iniziò a subire un processo di assimilazione da parte della Francia, e finì per adottare la lingua francese, mantenendo l'italiano solo come seconda lingua di famiglia.
Con lo scoppio della guerra d'indipendenza greca, la numerosa comunità genovese di Chio appoggiò il moto indipendentistico greco. La reazione del potente esercito ottomano non tardò ad arrivare: dopo un furioso assedio, i Turchi ripresero rapidamente il controllo dell'isola e, nell'aprile 1822, un quarto dei 30.000 abitanti fu sterminato. Inoltre fu instaurato un regime di terrore e interdetto il culto della religione cattolica per svariati anni. La quasi totalità degli oriundi genovesi o veneziani superstiti, pertanto, si trasferì nella vicina e più tollerante Smirne, abbandonando Chio all'elemento greco-turco, o la loro emigrazione all'estero.
Con il Risorgimento riprese vigore l'uso dell'italiano a Istanbul per via dei numerosi esuli italiani, ma anche dei moltissimi artisti e specialisti italiani che lavorarono per il sultano al Serraglio, tra cui il musicista Giuseppe Donizetti, fratello del più famoso Gaetano. Inoltre, in conseguenza dell'intervento del Regno di Sardegna a fianco dell'Impero ottomano nella guerra di Crimea (1853-56), la comunità si accrebbe di numero.
«Nell'ottocento essa si sarebbe arricchita di nuovi apporti dalla penisola, soprattutto di esuli politici, ma anche di artigiani e tecnici dell'industria edilizia e cantieristica. Al loro arrivo fece seguito il consueto corredo di attività commerciali e alberghiere, nonché di un certo numero di professionisti che mostra la vitalità e la composita stratificazione sociale di una "colonia" che si arricchì precocemente di istituzioni tese a riaffermare la fisionomia nazionale. Già dall'inizio dell'ottocento operava un ospedale italiano, fondato dalla stessa casa Savoia, come riferiva un viaggiatore francese nel 1834; nel 1863 veniva inaugurata una scuola italiana, fra le prime del nuovo regno, cui ne sarebbero seguite altre sette e un giardino d'infanzia. Quello stesso anno nasceva anche una Società di mutuo soccorso che sarebbe divenuta il simbolo della comunità e nel 1888 veniva istituita una Società di beneficenza.[20]»
A fine ottocento, nella Turchia europea, gli italo-levantini erano circa 7.000, concentrati a Galata, cittadina "Genovese" divenuta quartiere di Istanbul. Inoltre a Smirne, agli inizi del novecento, vi era una colonia genovese-italiana di circa 6.000 persone. In quei decenni, letterati come Willy Sperco iniziarono a identificarsi come italo-levantini della Turchia, per differenziarsi dai "levantini" dell'Egitto (italo-egiziani) e del Libano (italo-libanesi).