Gli azeri o, anche se più desueto, azerbaigiani sono un gruppo etnico turco stanziato principalmente nelle regioni a nord-ovest dell'Iran e nella Repubblica dell'Azerbaigian, in una vasta area compresa tra il Caucaso e gli altopiani iraniani. Gli azeri sono prevalentemente musulmani e hanno una formazione culturale influenzata da elementi delle culture turca e caucasica. Nonostante vivano a cavallo del confine tra Azerbaigian ed Iran, gli azeri costituiscono un unico gruppo etnico, sebbene vi siano differenze linguistiche e culturali tra gli azeri del nord e quelli del sud, dovute a due secoli di evoluzione sociale separata e distinta per le influenze russe e iraniane. La lingua azera parlata nella Repubblica dell'Azerbaigian (non quella parlata nelle due regioni azere dell'Iran) è mutuamente intelligibile con la lingua turkmena e la lingua turca (inclusi i dialetti parlati dai turcomanni iracheni e dai qashqai). Tutti questi linguaggi ebbero origine dai turchi Oghuz, che migrarono nel Caucaso dall'Asia centrale nell'undicesimo secolo. A seguito delle guerre russo-persiane del XVIII e XIX secolo (guerra russo-persiana (1722-1723), guerra russo-persiana (1796), guerra russo-persiana (1804-1813), guerra russo-persiana (1826-1828)), i territori della Persia nel Caucaso (alcuni di essi solo sotto controllo nominale) furono ceduti all'Impero russo. Questi comprendevano parti dell'attuale Repubblica dell'Azerbaigian. Gli accordi del trattato di Gulistan nel 1813 ed in seguito del trattato di Turkmanchai nel 1828, definirono i confini tra Russia e Persia (Iran). Ogni 5 anni si tiene il Congresso degli azeri del mondo, con l'intento di rafforzare i legami con gli azeri che vivono all'estero, per assicurare l'unità e la solidarietà tra gli azeri del mondo, ma anche per rafforzare e coordinare le attività delle comunità, delle società e delle associazioni azere.
Gli avàri sono un popolo del Caucaso, concentrato nel Daghestan, dove costituiscono il gruppo etnico principale. Abitano principalmente le regioni montuose del Daghestan e, in parte, alcune zone pianeggianti come i rajon di Bujnaksk e di Chasavjurt'. Alcuni nuclei di avari vivono in Cecenia, in Calmucchia, in Azerbaigian (specie nelle regioni di Balakən e Zagatala), in Georgia (gli "avari kvareli") e in Turchia. Nel 2002 gli avari erano circa 800.000 di cui 757.000 vivevano in Russia e, di questi, più di 700.000 in Daghestan. Stando alle rilevazioni del 2001, solo il 32% di essi vive nei centri urbani. La lingua degli avari appartiene al sottogruppo avaro-andi-tsez delle lingue caucasiche settentrionali (famiglia, questa, nota anche come Nakh-Daghestan o alarodiana). La lingua avara usa l'alfabeto cirillico che rimpiazzò quello arabo, usato sino al 1927, e latino, impiegato tra il 1927 e il 1938. Inoltre, l'avaro rappresenta la lingua di maggioranza e di prestigio del Daghestan ed è tramandata in alfabeto arabo fin dal Seicento. Con la scoperta delle iscrizioni bilingui avaro-georgiane la sua più antica attestazione risale fino all'Anno mille. Più del 60% degli avari che vivono nel Daghestan parla anche il russo come seconda lingua.
Si laureò con lode in filosofia all'Università degli Studi di Catania. Dopo un esordio come collaboratrice del quotidianoLa Sicilia e dell'emittente televisiva Telecolor, per i quali si era occupata di spettacoli, si trasferì a Milano, dove lavorò prima al periodico Centocose, edito da Mondadori, e poi ad Epoca: diventò così una giornalista professionista, prima di iniziare una collaborazione con l'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati. Qui maturò un'esperienza nel campo della politica estera, la vera passione della giornalista catanese, che a metà degli anni novanta passò al Corriere della Sera, dal quale ottenne quattro contratti a termine a partire dal luglio 1997, fino ad essere assunta a tempo indeterminato il 2 luglio 1999. La svolta per la sua carriera arrivò il 13 settembre 2001, quando dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 di New York venne inviata in Afghanistan. Via Gerusalemme, si spostò prima in Pakistan e poi in Afghanistan. Il 19 novembre dello stesso anno, mentre si trovava nei pressi di Sarobi, sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, a circa 40 chilometri dalla capitale afghana, fu assassinata insieme all'inviato di El MundoJulio Fuentes e a due corrispondenti dell'agenzia Reuters, l'australianoHarry Burton e l'afghano Azizullah Haidari. Lo stesso giorno, il Corriere della Sera pubblicò il suo ultimo articolo: il pezzo riguardava la scoperta di un deposito di gas nervino nella base di Osama bin Laden. La salma fu poi trasportata in Italia da un aereo del governo, mentre l'autopsia rivelò che ad uccidere la donna furono dei colpi d'arma da fuoco alla schiena. Il funerale si svolse a Catania il 24 novembre, con il corpo che venne poi sepolto nel cimitero di Santa Venerina. A distanza di pochi giorni, la Rai annunciò di voler trasmettere un film sulla vita della donna, ma l'idea fu accolta da pareri contrastanti.
Anna Stepanovna Politkovskaja
nata Anna Mazepa (New York, 30 agosto1958 – Mosca, 7 ottobre2006), è stata una giornalistarussa con cittadinanza statunitense. Particolarmente attiva nel campo dei diritti umani, Anna Politkovskaja è nota principalmente per i suoi reportage sulla seconda guerra cecena e per le sue critiche nei confronti delle forze armate e dei governi russi durante la presidenza di Vladimir Putin, accusati di violazioni dei diritti civili e dello stato di diritto. Il 7 ottobre 2006 è stata assassinata a Mosca mentre rientrava nella propria abitazione. Il suo omicidio suscitò una vasta mobilitazione internazionale volta a chiarire le circostanze della vicenda. Nel giugno 2014 cinque uomini di etnia cecena sono stati condannati per l'omicidio, sebbene non siano mai stati individuati i mandanti.
Natal'ja Chusainovna Ėstemirova
(Oblast' di Sverdlovsk, 28 febbraio1958 – Inguscezia, 15 luglio2009) è stata una giornalista e attivistarussa, membro del board dell'organizzazione per i diritti umani Memorial. Natal'ja Ėstemirova è stata rapita da ignoti il 15 luglio 2009 verso le 8:30 del mattino nei pressi della sua abitazione a Groznyj, in Cecenia, mentre lavorava a un caso "particolarmente sensibile" su presunte violazioni dei diritti umani avvenute in Cecenia. Due testimoni riferiscono di aver visto la Ėstemirova mentre veniva costretta a salire a bordo di un veicolo, e di averla sentita urlare che la stavano sequestrando. Il suo cadavere è stato rinvenuto in un'area boschiva a circa 100 metri dalla strada di collegamento federale "Kavkaz" vicino al villaggio di Gazi-Jurt, in Inguscezia. Il cadavere riportava i segni di ferite da arma da fuoco alla testa e al torace.
Shireen Abu Akleh
(Gerusalemme, 3 aprile1971 – Jenin, 11 maggio2022) è stata una giornalistapalestinesenaturalizzatastatunitense, che ha lavorato dal 1997 per il canale in lingua araba Al Jazeera. È una degli oltre 20 giornalisti uccisi dalle forze israeliane nei territori palestinesi occupati negli ultimi ventidue anni secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti. L'11 maggio 2022 è stata uccisa a colpi di arma da fuoco durante un raid militare israeliano nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania. Giornalista di primo piano nel mondo arabo, durante la sua carriera aveva effettuato numerosi reportage e inchieste sulle tensioni tra palestinesi e israeliani. Se in un primo momento le autorità israeliane avevano negato la possibilità di un loro coinvolgimento, in un secondo momento hanno aperto la possibilità che a sparare sia stato un militare israeliano, continuando però a sostenere che si tratti di un proiettile proveniente dalla parte araba. La richiesta delle Forze di difesa israeliane di analizzare il proiettile estratto dalla giornalista è sempre stata negata. Ultimamente anche l’FBI americana ha aperto un'indagine per via di una parente americana della giornalista. Un collega della giornalista ha affermato che non c’erano terroristi vicino a loro e che i soldati hanno sparato sia a lui che alla giornalista di proposito. Dall’altra parte, i rappresentanti dell’esercito hanno dichiarato che i giornalisti si muovevano all’interno di un gruppo che sparava verso di loro. Il 13 maggio, mentre si svolgeva il corteo funebre che trasportava a spalla il feretro della giornalista uccisa, la polizia israeliana, dotata di caschi integrali ed equipaggiamento tattico, aggrediva con calci e manganellate la folla attorno alla bara[.
Viktoriia Roščyna
Viktoriia Roščyna è una giornalista ucraina di 27 anni, nota per il suo lavoro come freelance per il giornale Ukrainska Pravda. È stata catturata una prima volta nel 2022 e riuscì a fuggire dopo essersi nascosta in un seminterrato. Nel 2023, Roščyna tornò nei territori occupati per investigare su un presunto centro di tortura per operai ucraini. La sua vita e la sua morte sono state documentate in un panel al Festival del Giornalismo di Perugia, dove le sue colleghe, investigatrici di Slidstvo.info e attiviste per la libertà di stampa, hanno raccontato il prezzo che pagano i giornalisti ucraini per informare da zone dove il giornalismo è diventato un crimine.
Gli assiri odierni si distinguono dal resto della popolazione semita della regione siro-mesopotamica, che ha acquisito la religione islamica e la lingua araba (nata ed elaborata in Giordania e bassa Mesopotamia), per l'aver mantenuto identità etnica e lingua assire, nonché il cristianesimo siriaco, praticato in tutta la regione prima che la maggior parte della popolazione si convertisse all'islam e adottasse la lingua araba. Prima ancora del cristianesimo, tutte le popolazioni della regione praticavano le religioni sumero-semitiche. I popoli di cultura assira sono considerati fra i primi ad aver abbracciato il cristianesimo. Fin dall'inizio della sua espansione, il cristianesimo si diffuse in Siria, in particolare ad Antiochia, che divenne uno dei centri maggiori della cristianità. L'autorità del Patriarcato di Antiochia arrivò nel V secolo ad estendersi dall'isola di Cipro fino alla Persia incluse. La Chiesa antiochena subì però due scissioni: la scissione del nestorianesimo (adottato dalla Chiesa d'Oriente); dopo il concilio di Calcedonia (451) che condannò il monofisismo, la scissione di quella che viene chiamata Chiesa ortodossa siriaca, organizzata dall'arcivescovo Giacomo Baradeo. I cristiani rimasti fedeli all'imperatore bizantino vennero da quel momento chiamati "melchiti". Oggi gli assiri sono divisi in quattro chiese principali:Chiesa ortodossa siriaca (i fedeli di questa chiesa sono chiamati anche Giacobiti, da Giacomo Baradeo); Chiesa cattolica siriaca, in comunione con Roma; Chiesa assira d'Oriente; Chiesa cattolica caldea, in comunione con Roma. Le prime due professano il rito siriaco occidentale, mentre le altre due professano il rito siriaco orientale.
Una grande letteratura di contenuto in grande prevalenza cristiano, che fiorì dal II al XIII secolo d.C., è stata scritta nella lingua siriaca classica. Nei dialetti moderni derivati dal siriaco classico, tale tradizione letteraria continua ai nostri giorni.
Agli albori della cristianità la musica veniva impiegata esclusivamente nelle celebrazioni liturgiche. Successivamente nacque un genere musicale i cui testi parlavano in special modo delle sofferenze e degli ideali della «gente siriaca». Studiosi e compositori presero spunto dalla musica sacra per creare poi un filone indipendente. Nel 1962 un assiro di nome Chabo Bahé scrisse una canzone chiamata Grishlah Idi (traducibile come Mi prese la mano), che fu una sorta di nuova base per la musica contemporanea. In tutti modi gli esempi più validi vennero composti nell'attuale Siria; al-Qamishli divenne famosa in tutto il mondo siriaco. La musica assira ha portato poi varie influenze in molti generi vicini. I cantanti assiri più famosi oggigiorno sono: Gabriel Asaad, Habib Mousa, Ishak Ya'qub, Josef Özer e Jean Karat.
Si inizia a parlare di un gruppo etnico assiro a partire circa dal XII secolo a.C., con l'immigrazione in Siria degli Aramei provenienti dal deserto siro-arabico. Il loro popolamento iniziò a dare un carattere semitico al Paese. Tale gruppo restò in seguito dominante in Siria, resistendo all'ellenizzazione dei Seleucidi (dal IV al I secolo a.C.) e mantenendo una propria fisionomia etnica e culturale anche di fronte alla conquista islamica della Siria (634-638).
Lingua
La lingua parlata dagli assiri è il siriaco, conosciuto nella propria lingua come suryāyā, una lingua semitica appartenente al gruppo dell'aramaico orientale, che si è mantenuta sino ai giorni nostri in alcune località dell'alta Mesopotamia e della Siria occidentale, oltre che nell'uso liturgico. Essa viene scritta con un proprio alfabeto, varietà degli alfabeti aramaici. Tuttavia un buon numero di assiri parla un dialetto della lingua neo-aramaica, detto turoyo. Dal punto di vista linguistico, la lingua degli aramei era l'aramaico, che in epoca preislamica si diffuse su un'area vastissima, diventando la lingua parlata nelle regioni chiamate Siria e/o Assiria e in alcune regioni confinanti.
Gli assiri o siri o siriaci costituiscono un gruppo etnoreligioso originario del Medio Oriente, in particolare di Iraq, Siria, Turchia e Iran. In tempi più recenti molti di essi sono emigrati in Europa, Stati Uniti d'America, Canada, Australia, Germania, Svezia, Paesi Bassi e Svizzera.
La definizione di questo gruppo etnico ha posto problemi sin dall'antichità. Già Erodoto scrive nelle sue Storie: «Costoro dai Greci son chiamati Siri, mentre dai barbari ebbero il nome di Assiri.» L'interpretazione che le due parole fossero equivalenti nell'antichità ha trovato sostenitori e contrari. Oggi il termine Siria è riferito a uno stato del Medio Oriente, i cui abitanti si chiamano "siriani". Il termine Assiria invece è usato per il territorio storicamente abitato dagli antichi Assiri. Nondimeno, per quanto riguarda i termini "assiri", "siri" e "siriaci", anche oggi si accetta generalmente l'equivalenza che veniva accettata nell'antichità. Si noti che non è facile definire l'appartenenza di singoli villaggi al gruppo etnico assiro sulla base del territorio (molto frammentato) ed è più facile definirla in base alla lingua. Da questo punto di vista, l'etnia assira coincide con la comunità che parla oggi i dialetti aramaici. La maggior parte dei siriaci definisce se stessi come Suryoye nella propria lingua.
Nonostante abbiano lasciato le loro case in Turchia, gli armeni turchi stabiliscono tradizionalmente le proprie unioni all'interno della diaspora armena. Solitamente chiamati "Bolsahay Miutyun" (Associazioni Istanbul-Armene), possono essere trovati nelle loro nuove città di adozione di importanti popolazioni turco-armene. Tra loro ci sono l'" Organizzazione degli armeni di Istanbul di Los Angeles", l'Associazione armena di Istanbul a Montréal", e così via. L'ambasciatore turco a Berlino, Hüseyin Avni Karslıoğlu, ha inaugurato nel dicembre 2012 al campo di concentramento di Bergen-Belsen una lapide commemorativa con lettere di bronzo (la terza del suo genere dopo le analoghe polacche e olandesi) alla memoria di otto cittadini turchi uccisi durante l'Olocausto, uno dei quali è un armeno turco con il nome Garabed Taşçıyan.
Istanbul è stata la patria di numerose e influenti pubblicazioni armene. I giornali quotidiani ormai defunti molto importanti includevano Arevelk (1884-1915), Puzantyon (1896-1908), Sourhantag (1899-1908), Manzoume Efkyar (1912-1917), Vertchin Lour (1914-1924). Fuori Istanbul, le principali pubblicazioni quotidiane includevano Arshalouys (1909-1914), Tashink (1909-1914) e Van (1908-1909). Attualmente, Istanbul ha due quotidiani in lingua armena. Questi due giornali, Jamanag (fondato nel 1908) e Marmara hanno anche una lunga tradizione nel mantenere viva la letteratura armena turca, che è parte integrante della lingua armena occidentale e della letteratura armena.Jamanag (Ժամանակ in armeno significa tempo) è un quotidiano in lingua armena di lunga data pubblicato a Istanbul, in Turchia. Il quotidiano è stato fondato nel 1908 da Misak Kochounian ed è stato un po' su base familiare, dato che è stato di proprietà della famiglia Kochounian sin dal suo inizio. Dopo Misak Kochounian, è stato tramandato a Sarkis Kochounian, e dal 1992 è curato da Ara Kochounian. Marmara, quotidiano in armeno (armeno: Մարմարա) (a volte "Nor Marmara" - Nuova Marmara) è un quotidiano in lingua armena pubblicato dal 1940 a Istanbul, in Turchia. È stato istituito dal giornalista armeno Souren Shamlian. Robert Haddeler ha rilevato il giornale nel 1967. Marmara viene pubblicato sei volte a settimana (tranne la domenica). L'edizione del venerdì contiene anche una sezione in turco. La circolazione è segnalata a 2000 per numero. Agos, (armeno: Ակօս, "Solco") è un settimanale armeno bilingue pubblicato a Istanbul in turco e armeno. È stata fondata il 5 aprile 1996. Oggi ha una tiratura di circa 5 000 copie. Oltre alle pagine in armeno e in turco, il giornale ha anche un'edizione in inglese on-line. Hrant Dink è stato il suo capo redattore dall'inizio del giornale fino al suo assassinio fuori dagli uffici del giornale a Istanbul nel gennaio 2007. Il figlio di Hrant Dink, Arat Dink, è stato direttore esecutivo del settimanale dopo il suo assassinio. Lraper, (Լրաբեր in armeno ) è una pubblicazione periodica trilingue in armeno, turco e inglese ed è l'organo ufficiale del Patriarcato armeno di Costantinopoli. Altri titoli di media armeni includono: Sourp Pergiç (San Salvatore), la rivista dell'ospedale armeno Sourp Pergiç (Pergitch), anche Kulis, Shoghagat, Norsan e l'umoristico Jbid (sorriso in armeno). Nel settembre 2011, il governo turco ha concesso alcuni finanziamenti a Jamanak, Marmara e Agos come parte di una più ampia campagna a sostegno dei giornali di minoranza esistenti in Turchia. L'agenzia pubblicitaria della stampa turca ha anche dichiarato l'intenzione di pubblicare annunci ufficiali del governo sui giornali di minoranza, compresi quelli armeni.
Il Golfo Persico è un golfo dell'Oceano Indiano che bagna le coste di Oman, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, Kuwait, Iraq e Iran. Il suo nome storico, millenario e internazionale è Golfo Persico, ma alcuni Paesi arabi non usano questo nome. Il corpo idrico è storicamente e internazionalmente conosciuto come "Golfo Persico". Dagli anni 1960, con l'emergere del panarabismo, alcuni governi arabi lo chiamano "Golfo Arabo" o "Il Golfo", ma nessuno dei due termini è riconosciuto a livello internazionale. Il nome "Golfo dell'Iran (Golfo Persico)" è utilizzato dall'Organizzazione idrografica internazionale.
Nell'ottobre 2018 l'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale come agenzia delle Nazioni Unite registra il Golfo Persico in un certificato ufficiale basato sull'accordo di Lisbona per la protezione delle denominazioni d'origine e la registrazione internazionale di esse. Il riconoscimento di questo nome nel certificato di registrazione per la Perla del Golfo Persico indicava il riconoscimento del nome del corpo idrico in quanto tale. Secondo questo accordo, basato sul diritto internazionale, nessun Paese, governo o organizzazione può usare un altro nome per riferirsi al Golfo Persico.
Il Golfo Persico, insieme ai Paesi che su di esso si affacciano, costituisce un'area di fondamentale importanza economica e strategica. Gli interessi principali riguardano il controllo delle ingenti riserve petrolifere e delle vie marittime per il loro trasporto. Anche in considerazione di ciò, oltre che per ragioni etnico-religiose come la presenza di musulmani sciiti e sunniti e di popolazioni arabe e non arabe, l'area del Golfo Persico è stata teatro di guerre rilevanti come la guerra Iraq-Iran (1980-1988) la prima guerra del Golfo e l'invasione dell'Iraq del 2003. In tutte queste guerre hanno avuto una parte gli Stati Uniti. Avendo ottenuto il permesso di installare basi nell'area dopo l'invasione del Kuwait e anche dopo l'11 settembre 2001, e gestendo l'occupazione dell'Iraq fino al 2011, gli Stati Uniti hanno controllato a lungo gran parte delle esportazioni da quest'area vitale per l'economia mondiale.
Nella recitazione cinematografica, una menzione speciale dovrebbe essere fatta a Vahi Öz che è apparso in innumerevoli film dagli anni '40 fino alla fine degli anni '60. Sami Hazinses (vero nome Samuel Agop Uluçyan) è apparso in decine di film turchi dagli anni '50 fino agli anni '90 e Nubar Terziyan è apparso in più di 400 film. L'attore e regista Kenan Pars (vero nome Kirkor Cezveciyan) e l'attrice di teatro e cinema Irma Felekyan (alias Toto Karaca), madre di Cem Karaca.
Fotografia
Nella fotografia Ara Güler è stato un famoso fotografo e fotoreporter di origine armena, soprannominato "l'occhio di Istanbul" o "il fotografo di Istanbul".
Letteratura
Romanzieri, poeti, saggisti e critici letterari turchi armeni continuano a svolgere un ruolo molto importante in particolare nella scena letteraria della diaspora armena, con opere di qualità in armeno occidentale. Robert Haddedjian capo redattore del quotidiano Marmara pubblicato a Istanbul è rimasta una figura fondamentale nella scena della critica letteraria. Zareh Yaldizciyan (1923-2007), meglio conosciuto con il suo pseudonimo Zahrad, era un famoso poeta armeno occidentale. Un certo numero di scrittori turchi - come Sait Faik, Kemal Tahir e Ahmed Hamdi Tanpinar - rappresentavano anche gli armeni nel loro lavoro e, nel caso di Tanpinar, in realtà avevano amici armeni e insegnavano nelle scuole armene.
Gli armeni cercano di mantenere una ricca vita culturale e partecipano alla scena artistica turca.
Musica
La formazione culturale e musicale pan-turca Kardeş Türküler, oltre a eseguire una ricca selezione di brani musicali turchi, curdi, georgiani, arabi e gitani, comprende anche una serie di interpretazioni della musica tradizionale armena nel suo repertorio. Ha dato concerti sold-out in Armenia come parte del Programma culturale turco-armeno, che è stato reso possibile con il supporto dell'USAID. Il coro "Sayat-Nova" è stato fondato nel 1971 con il patrocinio della Chiesa dei bambini di Istanbul, esegue canti e studi tradizionali armeni e interpreta la musica popolare armena. Nella musica lirica classica e nel teatro, Toto Karaca era una figura importante sul palcoscenico. Nella tradizione popolare, l'effetto di Udi Hrant Kenkulian come leggendario suonatore di oud è indiscutibile. Nella musica contemporanea, Arto Tunçboyacıyan e suo fratello il compianto Onno Tunç sono due veri musicisti jazz, compositori e arrangiatori. L'artista rock turco Yaşar Kurt ha dichiarato di essere di etnia armena. Un altro famoso musicista rock armeno è Hayko Cepkin. Hayko Tataryan è anche noto per cantare in turco, armeno e greco, così come suo figlio Alex Tataryan. Di recente la cantante turco-armena Sibil Pektorosoğlu (meglio conosciuta con il suo mononimo Sibil) è diventata popolare vincendo premi musicali pan-armeni per le sue registrazioni.