Uccise per chiudere le loro bocche. Molti di questi omicidi ancora senza mandanti.
(Roma, 24 maggio 1961 – Mogadiscio, 20 marzo 1994) è stata una giornalista e fotoreporter italiana, assassinata a Mogadiscio, dove lavorava come inviata per il TG3, insieme al suo cineoperatore Miran Hrovatin.
Fu uccisa a Mogadiscio, insieme all'operatore Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994, in circostanze mai chiarite. Il suo corpo è sepolto nel cimitero Flaminio di Roma. La madre intraprese, fin dal primo processo, una battaglia per cercare la verità e far cadere ogni sorta di depistaggio sull'omicidio della giornalista e del cameraman.
Si laureò con lode in filosofia all'Università degli Studi di Catania. Dopo un esordio come collaboratrice del quotidiano La Sicilia e dell'emittente televisiva Telecolor, per i quali si era occupata di spettacoli, si trasferì a Milano, dove lavorò prima al periodico Centocose, edito da Mondadori, e poi ad Epoca: diventò così una giornalista professionista, prima di iniziare una collaborazione con l'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati. Qui maturò un'esperienza nel campo della politica estera, la vera passione della giornalista catanese, che a metà degli anni novanta passò al Corriere della Sera, dal quale ottenne quattro contratti a termine a partire dal luglio 1997, fino ad essere assunta a tempo indeterminato il 2 luglio 1999.
La svolta per la sua carriera arrivò il 13 settembre 2001, quando dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 di New York venne inviata in Afghanistan. Via Gerusalemme, si spostò prima in Pakistan e poi in Afghanistan.
Il 19 novembre dello stesso anno, mentre si trovava nei pressi di Sarobi, sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, a circa 40 chilometri dalla capitale afghana, fu assassinata insieme all'inviato di El Mundo Julio Fuentes e a due corrispondenti dell'agenzia Reuters, l'australiano Harry Burton e l'afghano Azizullah Haidari. Lo stesso giorno, il Corriere della Sera pubblicò il suo ultimo articolo: il pezzo riguardava la scoperta di un deposito di gas nervino nella base di Osama bin Laden. La salma fu poi trasportata in Italia da un aereo del governo, mentre l'autopsia rivelò che ad uccidere la donna furono dei colpi d'arma da fuoco alla schiena. Il funerale si svolse a Catania il 24 novembre, con il corpo che venne poi sepolto nel cimitero di Santa Venerina.
A distanza di pochi giorni, la Rai annunciò di voler trasmettere un film sulla vita della donna, ma l'idea fu accolta da pareri contrastanti.
nata Anna Mazepa (New York, 30 agosto 1958 – Mosca, 7 ottobre 2006), è stata una giornalista russa con cittadinanza statunitense. Particolarmente attiva nel campo dei diritti umani, Anna Politkovskaja è nota principalmente per i suoi reportage sulla seconda guerra cecena e per le sue critiche nei confronti delle forze armate e dei governi russi durante la presidenza di Vladimir Putin, accusati di violazioni dei diritti civili e dello stato di diritto. Il 7 ottobre 2006 è stata assassinata a Mosca mentre rientrava nella propria abitazione. Il suo omicidio suscitò una vasta mobilitazione internazionale volta a chiarire le circostanze della vicenda. Nel giugno 2014 cinque uomini di etnia cecena sono stati condannati per l'omicidio, sebbene non siano mai stati individuati i mandanti.
(Oblast' di Sverdlovsk, 28 febbraio 1958 – Inguscezia, 15 luglio 2009) è stata una giornalista e attivista russa, membro del board dell'organizzazione per i diritti umani Memorial.
Natal'ja Ėstemirova è stata rapita da ignoti il 15 luglio 2009 verso le 8:30 del mattino nei pressi della sua abitazione a Groznyj, in Cecenia, mentre lavorava a un caso "particolarmente sensibile" su presunte violazioni dei diritti umani avvenute in Cecenia.
Due testimoni riferiscono di aver visto la Ėstemirova mentre veniva costretta a salire a bordo di un veicolo, e di averla sentita urlare che la stavano sequestrando. Il suo cadavere è stato rinvenuto in un'area boschiva a circa 100 metri dalla strada di collegamento federale "Kavkaz" vicino al villaggio di Gazi-Jurt, in Inguscezia. Il cadavere riportava i segni di ferite da arma da fuoco alla testa e al torace.
Shireen Abu Akleh
(Gerusalemme, 3 aprile 1971 – Jenin, 11 maggio 2022) è stata una giornalista palestinese naturalizzata statunitense, che ha lavorato dal 1997 per il canale in lingua araba Al Jazeera.
È una degli oltre 20 giornalisti uccisi dalle forze israeliane nei territori palestinesi occupati negli ultimi ventidue anni secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti.
L'11 maggio 2022 è stata uccisa a colpi di arma da fuoco durante un raid militare israeliano nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania. Giornalista di primo piano nel mondo arabo, durante la sua carriera aveva effettuato numerosi reportage e inchieste sulle tensioni tra palestinesi e israeliani. Se in un primo momento le autorità israeliane avevano negato la possibilità di un loro coinvolgimento, in un secondo momento hanno aperto la possibilità che a sparare sia stato un militare israeliano, continuando però a sostenere che si tratti di un proiettile proveniente dalla parte araba. La richiesta delle Forze di difesa israeliane di analizzare il proiettile estratto dalla giornalista è sempre stata negata. Ultimamente anche l’FBI americana ha aperto un'indagine per via di una parente americana della giornalista. Un collega della giornalista ha affermato che non c’erano terroristi vicino a loro e che i soldati hanno sparato sia a lui che alla giornalista di proposito. Dall’altra parte, i rappresentanti dell’esercito hanno dichiarato che i giornalisti si muovevano all’interno di un gruppo che sparava verso di loro.
Il 13 maggio, mentre si svolgeva il corteo funebre che trasportava a spalla il feretro della giornalista uccisa, la polizia israeliana, dotata di caschi integrali ed equipaggiamento tattico, aggrediva con calci e manganellate la folla attorno alla bara[.
Viktoriia Roščyna
Viktoriia Roščyna è una giornalista ucraina di 27 anni, nota per il suo lavoro come freelance per il giornale Ukrainska Pravda. È stata catturata una prima volta nel 2022 e riuscì a fuggire dopo essersi nascosta in un seminterrato. Nel 2023, Roščyna tornò nei territori occupati per investigare su un presunto centro di tortura per operai ucraini. La sua vita e la sua morte sono state documentate in un panel al Festival del Giornalismo di Perugia, dove le sue colleghe, investigatrici di Slidstvo.info e attiviste per la libertà di stampa, hanno raccontato il prezzo che pagano i giornalisti ucraini per informare da zone dove il giornalismo è diventato un crimine.