Don Andrea Gallo ha detto
“Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.”
OGGI COME IERI
Simone e la sua sorella maggiore realizzarono per primi la loro nuova condizione sociale: erano diventati poveri, anzi poverissimi!
I loro beni erano andati distrutti sotto i bombardamenti ed i loro privilegi terminati con l'esilio del Re, inoltre, si poneva loro un nuovo problema: la sopravvivenza.
Già perché, il conte, loro padre, aveva perso il suo lavoro di Segretario del Re, e con esso, anche la maggiore delle sue fonti di guadagno e non avendo più alcun bene da poter vendere, come avrebbero potuto sostenersi?
Infine, il loro nucleo familiare, durante la guerra, si era accresciuto di due nuovi membri.
Il conte decise di ritornare nella sua terra, in Piemonte, contro la volontà di sua moglie .
Eugenia era una donna singolare. Dotata di un'intelligenza pari, se non superiore a quella del marito, viveva nella sua ombra, in perenne adorazione di quell'uomo che amava profondamente. La sua condizione di moglie le imponeva sottomissione. Mai e poi mai avrebbe contrastato attivamente una decisione presa da suo marito. E sì, che avrebbe evitato al conte una lunga serie di umiliazioni!
Eugenia intuiva che trasferirsi in Piemonte sarebbe stato un errore; erano stati molto agiati e privilegiati, avevano una cultura ed un'apertura mentale troppo diversa da quella piemontese e del contesto nel quale avrebbero dovuto integrarsi. I loro amici e conoscenti più intimi erano in Campania...Inoltre Eugenia era meridionale ed i loro cinque figli erano nati laggiù...
...Ormai, Simone era un uomo quasi anziano. Ripercorrendo il suo passato avvertì un brivido freddo nella schiena, al ricordo del loro arrivo in Piemonte.
Il conte era come sempre sicuro di sé, e si profondeva in mille e più ragioni, per le quali, i suoi concittadini di un tempo lo avrebbero accolto, non solo a braccia aperte, ma una volta messi al corrente delle traversie che lui e la sua famiglia avevano passato, avrebbero fatto a gara per aiutarlo a trovare una sistemazione consona alla sua persona.
Quanto sbagliava, povero conte!
Al loro arrivo, trovarono un paesaggio lunare e desolante, la guerra aveva lasciato le sue cicatrici anche lì. E nessuno che lo riconoscesse! Ciò, probabilmente, fu un grosso colpo per il suo orgoglio.
Fu così che iniziò per loro un periodo triste e buio, fatto di miseria ed umiliazioni.
Il conte non era né un'incapace, né un inetto, ma faticò moltissimo ad adeguarsi al nuovo tenore di vita, fatto di rinunce e sacrifici, cose alle quali non era stato abituato nemmeno a pensare. In cuor suo non vi si adeguò mai.
Imperversava dicendo che i suoi figli avrebbero continuato a studiare ed a praticare quelle attività di esclusivo retaggio della gente del suo rango...
Il Natale del 1945 fu, per la famiglia di Simone, quasi tragico. Erano a malapena riusciti a trovare un tetto sotto cui rifugiarsi, nei due mesi dal trasferimento, ma non si erano visti né soldi, né gli aiuti tanto decantati dal conte.
Il convivio era mesto e desolante: quel giorno di Natale nei loro piatti non c'era nulla da mangiare!
Il convivio era mesto e desolante: quel giorno di Natale nei loro piatti non c'era nulla da mangiare!
Luca Carboni - Inno Nazionale
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