domenica 29 giugno 2014

28 GIUGNO 2014

Capita a volte di riflettere su ciò che succede intorno a noi. Oggi, ai tempi dei social media, social network leggiamo e conosciamo quasi in tempo reale ciò che avviene quasi dappertutto. E dico quasi non a caso perché in quei luoghi, quelli compresi nel quasi, non esce e non entra nulla. Anzi, spesso i giornalisti che cercano di far entrare od uscire delle notizie, spariscono, vengono rapiti, molto più spesso arrestati, condannati, ammazzati. Notizie queste che fanno scalpore, girano buona parte del pianeta informaticamente collegato ai principali server, se ne parla un giorno o due e poi tutto cade nel dimenticatoio.
La mia riflessione è questa, perché si da così poca importanza all'informazione libera e così poco valore a quelle notizie che sono la chiave per comprendere un disegno più ampio?
A chi realmente interessa sapere come stanno le cose?
La mia conclusione è questa, a pochi, perché i molti preferiscono non sapere, per evitare crisi di ansia o essere preda dell'angoscia. Inutili entrambe. Non si cambiano le cose facendo finta che i problemi non esistano e nemmeno restando a guardare in silenzio.
In questo percorso legato alle etnie, credo che manchi la conoscenza fra gli esseri umani, di qualunque continente essi siano. Con buona volontà e un po' di fatica si potrebbe abbattere questi muri invisibili che separano fazioni e contendenti, per avvicinarsi e comprendere l'altro senza bisogno di presentarsi armi in pugno e voglia di distruggere anzichè costruire.
I giornalisti sono armati di penna, di telecamere, di registratore e raccontano ciò che vedono, per dare modo a chi non può farlo in prima persona di conoscere una determinata realtà a 360°.
Perché cercare di eliminarli?



Fabrizio De André - La Guerra di Piero

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