La civiltà Parte 8
Le popolazioni trasferite (Mitmaq)
Gli Inca, per superare le ostilità che, talvolta, si frapponevano alla loro politica di integrazione nell'impero di tutte le popolazioni conquistate si servirono di una particolare istituzione, quella della deportazione di particolari gruppi sociali. Le categorie di individui trasferiti erano chiamate "mitmaq" in quechua, tradotto con "mitimae" dagli spagnoli.Le caratteristiche di questi trasferimenti forzati erano molteplici. Potevano riguardare alcune etnie che si dimostravano particolarmente ostili all'assimilazione nell'impero e, in questo caso, intere tribù erano obbligate a cambiare di sede, nella consapevolezza che sradicate dalle regioni originarie e tradotte in altri territori, in mezzo a comunità fedeli, avrebbero perso ogni velleità di ribellione.
In altri casi erano invece delle comunità di provata fedeltà che venivano trapiantate in mezzo a tribù ribelli per fornire col loro esempio e con la loro sorveglianza un aiuto allo Stato nella conseguente pacificazione. In ipotesi di difficoltà di assimilazione più pronunciate, si operava un interscambio e gruppi fedeli cambiavano la loro sede con tribù apparentemente ostili per raddoppiare i vantaggi di queste operazioni.
In ogni caso i trasferimenti avvenivano nel rispetto delle abitudini climatiche e le popolazioni della costa venivano inviate in altri territori rivieraschi, mentre quelle dei paesi montani rimanevano nell'ambito andino. Le popolazioni trasferite dovevano mantenere le loro caratteristiche, anche nei costumi e non potevano mutuare quelle delle popolazioni dei territori di destinazione. Potevano portare con sé i riferimenti sacri dei territori di origine, sotto forma di huaca, e potevano conservare la religione avita, ma, in nessun caso, sotto pena di morte, potevano far ritorno ai paesi di origine.
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