Al sorgere del XX secolo i vallahadi avevano perso molto della condizione sociale e della agiatezza di cui avevano goduto nel periodo ottomano, che si riassumeva nel titolo di bey per i capi dei loro villaggi, che ora venivano considerati semplici contadini. Ciò nonostante, i vallahadi erano ancora considerati contadini relativamente benestanti e industriosi e questa fu la ragione per cui il governatore di Kozani si oppose alla prospettata inclusione nello scambio di popolazioni con la Turchia. Oltre a continuare a parlare greco, i vallahadi rispettavano il loro patrimonio greco e ortodosso, incluse le chiese. Ciò si spiega in parte perché i vallahadi appartenevano per lo più all'ordine dei derviscibektashi, considerato eretico dai sunniti per la sua natura libertina ed eterogenea, in quanto combinava elementi dello sciismo estremista, della Turchia pre-islamica e della cultura cristiana greca e balcanica e che come tale era particolarmente apprezzato dai convertiti all'Islam di epoca ottomana, sia nell'Albania meridionale sia fra i greci di ascendenza ortodossa.
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