venerdì 16 ottobre 2026

16 OTTOBRE 2026

 EUROPA PARTE 2113- Stati dell' Europa Parte 2005

UCRAINA BE

Popolazione ar

Gruppi Etnici 

Italiani di Crimea 3

Collettivizzazione, persecuzione e deportazione b

Il convoglio attraversò i territori di Russia, Georgia, Azerbaigian, Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan: via mare da Kerč' a Novorossijsk, poi via terra fino a Baku, fu quindi attraversato il Mar Caspio fino a Krasnovodsk e infine, nuovamente sui binari, i deportati giunsero sino ad Atbasar, per essere poi dispersi nella steppa tra Akmolinsk e Karaganda, dove furono accolti da temperature fra i 30 e i 40 gradi sotto zero, che li decimarono. Lo stretto di Kerč' e il Mar Caspio furono attraversati con navi sulle quali gli italiani erano confinati nella stiva; una di esse fu affondata nel corso di un bombardamento tedesco e tutti i deportati a bordo perirono. A causa della lentezza con cui procedevano i convogli, il viaggio verso il Kazakistan durò quasi due mesi. Durante il viaggio morirono centinaia di deportati e fra loro tanti bambini.

Scrisse Giulia Giacchetti Boico:
«Tutta la strada da Kerč' al Kazakistan è irrigata di lacrime e di sangue dei deportati o costellata dai nostri morti, non hanno né tombe né croci»

Una volta giunti a destinazione, gli italiani furono sottoposti a processi sommari e condannati a pene detentive fino a 10 anni di prigionia da scontare nei campi di lavoro, dove quindi restarono rinchiusi per diversi anni dopo la fine della guerra. Nei Gulag la comunità italiana fu quasi annientata dalla fame, dal freddo, dalle malattie e dai lavori forzati. Dei circa 1.500 deportati censiti negli anni '90, dopo la dissoluzione dell'URSS, riuscirono a tornare in Crimea solo in 78 (dati ufficiali del ministero dell'Interno sovietico). Considerando che alcune decine di italiani - per lo più vedove con bambini piccoli - non ce la fecero ad affrontare il viaggio di ritorno e quindi si stabilirono nelle regioni sovietiche dell'Asia Centrale, si calcola che i sopravvissuti, in totale, non furono più dei 10 per cento dei deportati.
Una volta tornati a Kerč', molti degli italiani celarono la loro origine etnica e alcuni ottennero la russificazione del nome. Ma all'interno della comunità le famiglie hanno continuato a incontrarsi e hanno tramandato la lingua italiana ai figli e ai nipoti. I tragici eventi hanno instillato nei sopravvissuti alla deportazione il timore di essere riconosciuti come italiani tanto che anche dopo la fine dell'Unione Sovietica molti testimoni diretti della deportazione erano restii a raccontare la propria esperienza per paura di discriminazioni o ritorsioni.

UB 40 - Sins of the father

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