sabato 14 dicembre 2013

14 DICEMBRE 2013



Indira Priyadarshini Gandhi Allahabad,19 novembre 1917 – Nuova Delhi, 31 ottobre 1984.

Unica figlia di Kamla e Jawaharlal Nehru, il Primo Ministro dell'India. Prese il nome dal marito Feroze Gandhi, il quale non era in alcun modo imparentato con il Mahatma Gandhi, fu madre di Rajiv Gandhi suo successore.
Fu nominata Primo Ministro dell'India il 19 gennaio 1966. Nel 1967, per la prima volta, il Partito del Congresso subì un forte calo di consensi dovuto alla forte presenza di correnti di estrema sinistra in alcuni governi regionali. Il partito si divise in due tronconi, uno conservatore e l'altro progressista.
In questa situazione di incertezza Indira Gandhi agì in maniera apparentemente non coerente: dapprima usò la forza per abbattere i governi di sinistra dell'Uttar Pradesh e del Bengala Occidentale; successivamente, dopo la vittoria della destra nelle consultazioni elettorali del 1968-69, sembrò assumere posizioni più vicine alle sinistre poiché, nel giro di pochi giorni, procedette alla nazionalizzazione di una decina di banche d'affari al fine di assicurarsi il consenso di socialisti ecomunisti in vista delle elezioni presidenziali che si sarebbero tenute nel 1969.
Nel 1975, un tribunale la ritenne colpevole di brogli elettorali e la condannò all'interdizione dai pubblici uffici per sei anni. Nello stesso anno il paese fu attraversato da spinte secessioniste, che portarono la Gandhi a proclamare lo stato d'emergenza nazionale e a prendere misure severe contro le opposizioni.
Quando il paese tornò alle urne nel 1977, il suo partito venne sconfitto e Indira, un anno dopo, fu addirittura incarcerata per alcuni giorni.
Ma si riorganizzò e in pochi mesi fondò un nuovo partito, il Congresso nazionale indiano (Indian National Congress), che vinse le elezioni del gennaio 1980 e le consentì di ritornare alla guida del governo. Il suo secondo mandato iniziò il 14 gennaio di quell'anno.
All'inizio degli anni '80 si sviluppa in India un movimento estremista sikh che vuole l'indipendenza del Punjab indiano. Durante la sommossa, gli irriducibili del gruppo estremista si rifugiano nel Tempio d'oro d'Amritsar. Indira Gandhi decide di intervenire con l'esercito, ed espugna il Tempio sacro dei sikh con un bombardamento e una sanguinosa occupazione.
Indira Gandhi morì il 31 ottobre 1984, in un attentato perpetrato da parte di due guardie del corpo, entrambe di etnia sikh.

Mahatma Gandhi ha detto
"La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno"


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