"Una forma molto insidiosa di paura è quella che si maschera come buon senso o addirittura saggezza, condannando come sciocchi, inconsulti, insignificanti o velleitari i piccoli atti di coraggio quotidiani che contribuiscono a salvaguardare la stima per se stessi e la dignità umana".
Aung San Suu Kyi Yangon,19 giugno 1945 è attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani sulla scena nazionale del Myanmar, oppresso da una rigida dittatura militare, imponendosi come leader del movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991.
Figlia del generale Aung San (capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania, di cui fu segretario dal '39 al '41) e di Khin Kyi, la vita di Aung San Suu Kyi è stata travagliata fino dai primi anni. Suo padre, uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l'indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947, fu ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno.
Dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi, divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, e diventò ambasciatrice in India nel 1960. Aung San Suu Kyi fu sempre presente al fianco della madre, la seguì ovunque ed ebbe la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi. Nel 1967, presso il St Hugh's College di Oxford, conseguì la laurea in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia. Continuò poi i suoi studi a New York, dove lavorò per le Nazioni Unite e dove incontrò il suo futuro marito, Michael Aris, studioso di cultura tibetana, che sposò nel 1971 e col quale ebbe due figli, Alexander e Kim.
Ritornò in Birmania nel 1988, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung prese il potere e instaurò il regime militare che tuttora comanda in Myanmar. Fortemente influenzata dagli insegnamenti del Mahatma Gandi e dai concetti buddisti, Aung San Suu Kyi entrò in politica fondando la Lega Nazionale per la Democrazia, il 27 settembre 1988. Neanche un anno dopo le furono comminati gli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare; Aung San Suu Kyi rifiutò la proposta del regime.
Nel 1990 il regime militare decise di chiamare il popolo alle elezioni, e il risultato fu una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro, tuttavia i militari rigettarono il voto e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare. L'anno successivo Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la Pace e usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano.
Gli arresti domiciliari le furono revocati nel 1995, ma rimaneva comunque in uno stato di semi libertà, non poté mai lasciare il paese, perché in tal caso le sarebbe stato negato il ritorno in Myanmar, e anche ai suoi familiari non fu mai permesso di visitarla, malgrado i numerosi interventi, degli Stati Uniti, del segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan o di papa Giovanni Paolo II, neanche quando al marito Michael fu diagnosticato il cancro, che di lì a due anni, nel 1999, lo avrebbe ucciso lasciandola vedova.
Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta una maggiore libertà d'azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003, mentre era a bordo di un convoglio con numerosi sostenitori, un gruppo di militari aprì il fuoco e massacrò molte persone, e solo grazie alla prontezza di riflessi del suo autista, Ko Kyaw Soe Lin, riuscì a salvarsi, ma fu di nuovo messa agli arresti domiciliari. Da quel momento la sua salute andava peggiorando, tanto da richiedere interventi e ricoveri.
Il 9 novembre 2007, lasciò l'abitazione dove era confinata agli arresti domiciliari. Per il suo impegno per i diritti umani, il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la sua massima onorificenza: la Medaglia d'Onore.
L'11 giugno Aung San Suu Kyi è stata nuovamente condannata a tre anni di lavori forzati per violazione della normativa della sicurezza, che sono stati commutati poi dalla Giunta militare, in 18 mesi di arresti domiciliari.
L'11 giugno Aung San Suu Kyi è stata nuovamente condannata a tre anni di lavori forzati per violazione della normativa della sicurezza, che sono stati commutati poi dalla Giunta militare, in 18 mesi di arresti domiciliari.
Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi è stata liberata. Il 1º aprile 2012 ha ottenuto un seggio al parlamento birmano. Nonostante ciò la Birmania non è ancora libera e il passato dittatoriale grava ancora sulla nazione. Il 16 giugno 2012 ha ritirato il premio Nobel per la Pace. Ora sta iniziando a visitare vari stati, dato che le è stato finalmente concesso il permesso dal Governo birmano. Andrà in Inghilterra dal figlio e in seguito anche in Francia.
Kazi Shuvo & Naumi - Sharati Jonom
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