lunedì 13 gennaio 2014

13 GENNAIO 2014

I MANDE' 

Il gruppo Mandè si distingue in Mande del nord (Bozo, Soninke o Saracole, Diula); Mande del centro (Kagoro, Banmana o Bambara, Mandingo, Fulanke); Mande del sud (Dialluke, Samo, Samorlo, Sia o Bobo-Diula). Le principali etnie dei primi sono i Dan, i Tourà e i Gouro; quelle dei secondi sono i Malinkè e i Dioulà, questi ultimi occupano però il nord-est del paese.
Il loro centro originario doveva estendersi lungo il Niger, specialmente sulla riva sinistra, dal lago Débo fin verso le sorgenti del Tinkisso. Oggi sono diffusi in tutto il Sudan occidentale dal Sahel fino al limite della foresta e predominano anche in molti distretti dell'alto e medio Niger, nel Senegal, nella Guinea Francese, nella Costa d'Avorio, nella Liberia, nella Sierra Leone.
I Mandingo, circa 800.000 persone, stanziate fra il Niger e il Bakoy e nelle colonie costiere, avevano fondato nel sec. XIII il grande impero del Mali e hanno dominato per quasi 500 anni sulla maggior parte dei paesi fra l'alto Niger e l'Atlantico. I Mande del nord sono quasi tutti musulmani; sono intelligenti, attivi, pronti ad assimilare la civiltà e le lingue straniere, come pure le tecniche dei diversi mestieri, amano il commercio e i viaggi. I Mande del centro e del sud sono rimasti animisti, preferiscono al commercio l'agricoltura e i mestieri manuali; sono energici e laboriosi.
La lingua Mande (o Mandingue dei linguisti francesi) si suddivide in parecchi dialetti. Il Mande fa parte delle lingue centro-africane, impropriamente dette sudanesi.
......

Monsieur Dassé ci aspettava. Ci fece entrare in giardino e ci portò sotto una pergola, chiusa e coperta di vegetazione, che dall’esterno non lasciava immaginare di certo che fosse possibile entrarci.
Il luogo era fresco e bello, un po’ buio, perché la luce quasi non filtrava, solo qualche piccolo raggio qua e la, sufficiente a non rendere necessario l’utilizzo di una lampada.
Monsieur Dassé spiegò che quello era il suo angolo privato, che utilizzava solo in rare occasioni. E quella lo era!
Poco dopo, arrivò la moglie con le prime portate. Gli chiesi di sedersi con noi, ma rifiutò dicendo che doveva seguire gli altri clienti nella sala. Sarebbe tornato a fine pranzo e se avessimo avuto tempo, avremmo scambiato due chiacchiere. Voleva raccontarci qualcosa di sé.
Sua moglie si era sbizzarrita in cucina, preparando un pasto solo per noi. Con i piatti migliori della sua tradizione culinaria. Lei era di etnia Mandé. Mentre suo marito era di etnia Akan. E questo aveva un significato ben preciso come ci spiegò in seguito monsieur Dassé.
Ci portò del riz gras con l’agnello, gli involtini con paté di pesce, poi l’immancabile alloco, le banane, anzi i platani fritti come fossero patatine, quindi il pollo al forno aromatizzato con la cipolla. I dolci. Il tutto annaffiato con vino di palma. Infine, la frutta, tanta, colorata e buonissima, dai mandarini ai melograni, al frutto della passione, al mango e alle noci di cocco. Avevamo terminato il pranzo luculliano che la moglie di Dassé ci aveva preparato, quando lui arrivò con il caffè, nella tipica grolla di terracotta, una specie di teiera storta. La più antica specie di caffettiere di cui si abbia notizia.
Si sedette e ci domandò se avevamo gradito il pranzo.
“E’quello delle grandi occasioni. Nella nostra tradizione, in circostanze importanti prepariamo i piatti con grande accuratezza. Per le nascite, per i matrimoni e per i funerali. Noi non facciamo inviti personali. Tutti gli abitanti del villaggio sono invitati, possono partecipare e sono graditi.
Il pranzo del matrimonio viene organizzato quando la sposa porta il suo corredo nella nuova casa coniugale”,
“Oggi, cosa abbiamo celebrato?”, chiesi,
“Per fortuna non un funerale. Purtroppo nemmeno una nascita…”, disse sorridendo monsieur Dassé,
“Un matrimonio?”,
“Si…”, rispose con semplicità l’uomo.
“Ora vi racconterò qualcosa del mio Paese. Soprattutto della gente che ci abita. Sapete che ci sono più di sessanta gruppi etnici?”, chiese.
Si lo sapevamo, ma non volevamo togliergli il piacere di raccontarci la sua gente. Le abitudini. La cultura locale. Le tradizioni e le leggende.
“In tutto sono sessantadue, ma sono riconducibili a cinque grandi gruppi, che hanno in comune caratteristiche per la suddivisione sociale, tradizioni culturali e similitudini linguistiche. Gli Akan, di cui io faccio parte, sono il gruppo maggiore e vivono soprattutto nelle regioni orientali e centrali del Paese. I Mandé, di cui fa parte mia moglie, e i Gur stanno al nord. Dei primi oggi, molti vivono qui ad Abidjan. I Kru e i Mandé del Sud, si trovano soprattutto nelle regioni occidentali”, spiegò monsieur Dassé,
“Le tradizioni sono ancora sentite?”,
“La globalizzazione è arrivata anche qui. Però, le nostre tradizioni sopravvivono. Noi Akan, per esempio, siamo un gruppo formato da diverse popolazioni, come gli Astanti e gli Agni. L’oro, nella nostra cultura tradizionale, ha una grande importanza…”, si interruppe notando i nostri sorrisi che sottintendevano che quel prezioso metallo ha molta importanza anche per gli occidentali e non solo,
“Non nel senso che intendete voi è importante… Per noi è fondamentale per descrivere la propria identità. E’ un vero e proprio essere vivente dallo spirito forte e temibile. Merita riguardo e venerazione… Ci sono dei rituali di purificazione da fare per cercarlo e regole molto rigide da seguire per toccarlo e per forgiarlo. Ogni famiglia ha i suoi oggetti tradizionali in oro. Li custodisce per tramandarli di generazione in generazione. Vengono portati solo nelle grandi occasioni. Per noi è simbolo di felicità, di buona salute e di fortuna… Significa anche immortalità…”, concluse monsieur Dassé....



Cheb Khaled - Aicha





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