martedì 21 gennaio 2014

Eritrea, una Terra che ancora vuol bene agli Italiani

Questa terra che apprezza gli italiani e ciò che di loro è rimasto, vive una situazione ancora in bilico.
L'Eritrea, oggi si trova in uno stato di "non pace, non guerra".
Perché?
Per arrivare all'origine del problema dobbiamo fare un passo indietro.
Nel 1998, con l'invasione di parte del territorio eritreo, (il 13 maggio 1998 il parlamento etiope aveva proclamato lo stato di guerra) inizia la guerra fra Etiopia ed Eritrea, che terminerà nel 2000, dopo l'intervento del Consiglio di Sicurezza delle N.U. che impone il cessate il fuoco e convoca le parti ad Algeri per mediare una ricomposizione dei confini. Verrà dato mandato ad un'apposita commissione indipendente per la definizione degli stessi, con una decisione definitiva e vincolante. Garanti gli Stati Uniti, l'Unione Europea, con la presenza anche di ONU e UA (Unione Africana, la cui sede si trova ad Addis Abeba).
L'Etiopia non ha mai accettato la restituzione dei territori occupati, sostanzialmente la cittadina interna di Badme, definita dall'allora presidente etiope Meles "un villaggio dimenticato da Dio". Questoha portato ad un progressivo irrigidimento del regime eritreo che chiedeva il rispetto degli accordi, configuratosi in una graduale chiusura verso l'esterno, tra l'altro, nel 2007 sono state espulse le ONG, anche italiane, ed in una progressiva "militarizzazione" delle giovani leve causata anche dalla disparità numerica di forze in caso di nuovi eventi bellici, 5 mln la popolazione eritrea, 75 mln quella etiope.
E' drammatico il fenomeno dell'emigrazione clandestina, soprattutto per i giovani eritrei.

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