lunedì 1 gennaio 2024

1 GENNAIO 2024 - CAPODANNO

UN UOMO TROPPO SOLO

I suoi genitori non avevano riconquistato nulla, si erano adagiati, in preda allo sconforto ed alla depressione.

Simone lo comprese ora, suo padre fu schiacciato dal senso di colpa. Se la sua famiglia era caduta in disgrazia, la colpa era stata della sua ostinazione...Ma era troppo orgoglioso, o forse figlio di un tempo in cui la debolezza e gli errori erano colpe incancellabili, per poter dire: "Mi dispiace, ho sbagliato. Ora, dobbiamo ricominciare e se staremo uniti, ce la faremo, perché come suol dirsi l'unione fa la forza...".

Il suo pensiero era: io ho sbagliato, io devo pagare e porre rimedio. Donna Eugenia lo conosceva e lo amava, per questo lo aveva seguito fino in fondo, mettendo a repentaglio il futuro della famiglia. Conosceva tutti, molto bene, sapeva che tutti avrebbero saputo reagire, tutti, tranne il conte. Per questa ragione non lo aveva lasciato. Ora, Simone capì che tutti i rimproveri che suo padre gli aveva mosso, erano stati mossi contro sé stesso e non contro di lui. Ciò non gli impedì un motto di stizza. Aveva condizionato tutta la sua vita, convincendolo di essere un incapace, per punire sé stesso e per paura che suo figlio potesse commettere i suoi stessi errori. E' vero, Simone non aveva commesso gli stessi errori di suo padre, ne aveva commessi di molto più grandi...

Matteo Bocelli - Tempo

 
Per insicurezza!
Ridicolo. Tutto ciò era ridicolo. Lui aveva sciupato la sua vita malamente, per che cosa? Per le paure di suo padre.
Perché suo padre cercava in lui la sicurezza che, a sua volta suo padre non gli aveva dato, perché si aspettava che lui....
Ora, vedeva suo padre in un modo completamente diverso. Si rammaricò di non essere riuscito a comprendere quand'egli era ancora in vita, avrebbero potuto aiutarsi vicendevolmente. Se non altro, avrebbero potuto volersi bene ed imparare a stimarsi reciprocamente, anziché trovarsi sempre sui due lati opposti della barricata...

Erano stati sempre in conflitto. Come quel giorno di Natale del 1945. Simone aveva chiesto alla mensa dei poveri una pentola di pasta. Aveva chiesto, non rubato. Suo padre, dopo mangiato, aveva insistito per sapere da dove arrivasse quel cibo. Andò su tutte le furie, senza pensare...Sarebbe toccato a lui provvedere, ma non sapeva nemmeno da che parte cominciare...Sfogava la sua frustrazione sul figlio...Avrebbe dovuto ringraziarlo e prendere spunto per rimboccarsi le maniche. Invece no, lo aveva fatto Carlotta...

Simone lo aveva ulteriormente deluso, alla fine della terza avviamento: andò a lavorare come apprendista da un falegname, dicendogli chiaramente che non aveva intenzione di continuare a studiare. Mentiva, perché di nascosto studiava canto e recitazione scenica. Voleva fare il cantante lirico..

Suo padre desiderava che lui, unico figlio maschio, scegliesse un mestiere prestigioso, come avevano fatto i figli dei suoi amici di un tempo. Era una parola dirlo, ma farlo? Ci volevano le possibilità...Inoltre, lui non aveva nemmeno la predisposizione...Amava sperimentare...Che fosse una carriera artistica o che fosse una carriera da ricercatore...Il guadagno non gli interessava, se non per sopravvivere: comprarsi da mangiare, comprarsi un buon libro, un bel disco...Tutto qui...No. Anche aiutare chi amava, ma per sé stesso, gli bastava poco...
Dal falegname imparò cosa fosse la manualità. Quel lavoro gli piaceva, perché in un certo senso era creativo, da un pezzo di legno, attraverso le varie trasformazioni e lavorazioni, si potevano ricavare gli oggetti più svariati...

...Il loro trasferimento in Piemonte, tra le tante umiliazioni che aveva loro inflitto, li aveva anche collocati nella schiera dei senzatetto. Faticosamente, erano riusciti a trovare una baracca in pietra, ai margini del paese. Appena arrivati, per quindici giorni, erano stati accolti in canonica, poi grazie al parroco, erano riusciti ad avere in affitto, per pochi soldi al mese, quella specie di casa:
mezza diroccata, senza acqua corrente, senza stufa, con poche e sgangherate suppellettili: qualche sedia, un tavolo, un paio di grossi pagliericci e basta.

Era invivibile. Carlotta, decisa come sempre, parlò col proprietario e si accordò per fare dei piccoli lavoretti di manutenzione alla casa, anziché pagare la pigione. Così, quando Simone arrivava da scuola doveva aiutare suo padre, che non sapeva fare nulla di queste cose, a risistemare prima i muri, poi il tetto e così via...Visti i primi deludenti risultati dei loro tentativi, chiesero consiglio al parroco, su come avrebbero dovuto fare...Lui gli mandò un ragazzotto che di questi lavori s'intendeva...Già, ma loro non potevano pagarlo. Discussero e infine, il parroco decise che questi si sarebbe contentato di vitto e alloggio. Era un poveraccio, peggio di loro, che aveva perso tutta la famiglia sotto i bombardamenti, eccezion fatta per la nonna, che non poteva mantenerlo. Aveva dodici anni, uno in più di Simone, si chiamava Loris...Aveva smesso si andare a scuola dopo la quinta elementare, e lo rimpiangeva. Gli sarebbe piaciuto continuare a studiare, ed imparare a costruire case e ponti...

Ma ora, principalmente, doveva sopravvivere. Si stabilì con la famiglia di Simone e vi restò per tre anni. Fece molti lavori di ristrutturazione, diremmo oggi. Sapeva lavorare bene ed era veloce...Il conte lo prese a ben volere, in lui vedeva il suo Ottavio: biondo, occhi azzurri, alto, ben proporzionato. Inoltre, era un ragazzino davvero bello. In più, aveva un carattere forte, non si spaventava di fronte a nulla: mancava il cemento? Non importava, si poteva fare un altro lavoro, tanto lui ne era capace, e se non sapeva farlo, ci ragionava su, finché riusciva a trovare il modo corretto per farlo... Dopo un anno e mezzo, la baracca era diventata quasi una vera casa: tetto e muri esterni, praticamente nuovi, pareti interne rimesse a nuovo, tubazioni rifatte, acqua corrente in casa, pavimenti tutti risistemati, camini ripristinati. Ora, si distinguevano una cucina, molto grande, resa ancor più grande dalla mancanza di mobili...

D'altronde, i pochi soldi a disposizione erano serviti per comperare i materiali per rimettere in sesto l'immobile.

Vi era un'altra stanza al piano terreno, che avrebbe potuto essere un salotto, ma veniva usata da Simone e da Loris per dormire. La scala che portava di sopra e partiva dall'ingresso, era stata un'idea di Loris ed aveva sostituito la scala di legno precedente, infine di sopra due spaziose camere, in una dormivano il conte e donna Eugenia, nell'altra le quattro figlie...La canna fumaria era stata fatta passare nel punto in cui toccava le pareti delle quattro stanze, così erano riusciti a dotare di un camino ogni stanza, con grande utilità per scaldare nel periodo freddo e per risparmiare. Il prossimo obiettivo era portare la luce elettrica in casa.

Quello fu compito del conte che aveva sufficienti nozioni tecnico-scientifiche per riuscire a progettare un impianto elettrico. Ci impiegarono sei mesi, ma poi finalmente ogni stanza era fornita di luce elettrica e di una presa per la corrente. Finalmente, avevano una casa, che però aveva il gabinetto fuori. Questo era l'unico inconveniente che non riuscirono a sistemare, era troppo complicato sia per il lavoro, che per il costo dei materiali, ma in fin dei conti, quasi nessuno aveva il bagno in casa all'epoca...

Il proprietario, felicissimo della trasformazione che aveva avuto la baracca, gli rinnovò il contratto per altri due anni senza che dovessero pagare l'affitto. Ciò rappresentò per loro una manna dal cielo. Avevano pochissime disponibilità e moltissime necessità. Questa agevolazione permise, alla famiglia di Simone, di tenere Loris insieme a loro, ancora per un anno. E lui, certo, non era un mangiapane a tradimento! Si adoperò in mille modi, per guadagnarsi la minestra: costruì lo steccato intorno alla casa, trasformò il terreno circostante, nella parte antistante la casetta in giardino e la parte sul retro in orticello, così le verdure, almeno era lui a fornirle. Comprarono due conigli e due galline, e via, almeno parzialmente, la sussistenza era assicurata! L'ultimo regalo di Loris, fu la costruzione del forno, così avrebbero potuto anche farsi il pane.

Donna Eugenia imparò presto dalle contadine della zona a fare il pane, a fare i dolci, a fare le minestre ed i minestroni...All'insaputa di suo marito, prese anche dei lavoretti di ricamo e cucito. Era un'arte che aveva imparato in collegio, non certo per il fine in cui ora l'impiegava...Ma ciò, aveva oramai poca importanza. Con i suoi lavoretti riusciva a racimolare tutti i mesi qualcosa che metteva da parte, per quando fosse capitato loro qualche imprevisto. La sorte avversa non l'avrebbe mai più colta alla sprovvista.

Il conte era stato assunto in un mobilificio e guadagnava quel poco che bastava a sfamare la famiglia ed a comprare i materiali per rimettere in sesto la casa...I mobili potevano aspettare... Aspettarono Simone!

Quando lui iniziò a lavorare dal falegname, imparò a costruirli: dopo un anno di apprendistato, nel tempo libero, si cimentava nella costruzione di sedie, tavoli, credenze, armadi e letti. Fu così che la loro casa si riempì di mobili: bei mobili di qualità, fatti di buon legno, lavorati ed intarsiati con maestria. La prima stanza ad essere completata fu la cucina, era la stanza più importante, li si mangiava, li si chiacchierava, si intrattenevano i rarissimi ospiti. Poi, fu la volta della stanza dei genitori, poi quella delle sorelle.

Nella loro stanza che era molto grande fu ricavata una stanzetta più piccola, dove si erano trasferiti i due ragazzi a dormire: donna Eugenia aveva esternato il desiderio di avere un salotto! Simone chiese a sua madre come lo desiderasse, e cercò di realizzarlo: il sofà lasciava un po' a desiderare, ma le poltrone erano riuscite davvero bene, ed anche gli altri mobili....

Era il Natale del 1949, qualcosa era cambiato dal primo Natale che avevano festeggiato in quella casa. Le loro condizioni erano decisamente migliorate: avevano una casa; il conte, Carlotta e Simone avevano un lavoro; donna Eugenia si era saputa trasformare in una splendida massaia, pur senza scalfire la sua innata signorilità, Alice che non andava più a scuola ma ancora non aveva trovato lavoro, aiutava la mamma ed ogni tanto faceva la bambinaia, entrambe guadagnavano qualche soldino che tornava utile per le cose più disparate, ora le medicine, ora le scarpe, ora i quaderni...Carlotta che aveva imparato bene il suo mestiere, cuciva abiti per tutta la famiglia, però per Emilia ne cuciva qualcuno in più!...

...Era quasi ora di pranzo, ma attendevano un ospite, che, stranamente, tardava...

Loris era andato via da casa loro, all'inizio dell'anno, aveva trovato lavoro in un cantiere di Torino, come manovale. Avendo fatto una certa pratica nel rimettere in sesto la loro baracca, si distinse tra gli altri e divenne trabuccante nel giro di poco tempo, imparò a fare muri lisci e diritti, come nessuno sapeva fare, cosicché il capocantiere lo aveva portato con sé in un altro cantiere, e poi in un altro...

Fatto sta, che si erano visti pochissimo per tutto l'anno, ma aveva promesso che nulla gli avrebbe impedito di essere con loro, per festeggiare il Natale, anche perché dopo si sarebbe fermato un paio di giorni dalla nonna.

Arrivò all'una, carico di regali come un Babbo Natale, e felice come una Pasqua! Lui non aveva più una famiglia, e l'idea di ritrovare un focolare lo entusiasmava...
Fu un bel momento, pieno di racconti di ciò che avevano fatto, dei progressi, dei successi, e...di qualche sconfitta. Poi, si appartò con Simone, desiderava raccontargli delle ragazze che aveva conosciute...

- Tu non ci crederai, Simone, quante ragazze ci sono a Torino. E quanto sono belle, eleganti, e come si muovono...e come vestono...e le sentissi parlare...e...Ne ho conosciuta una, in particolare, fa la sarta...E...l'ho baciata...Non sono come le ragazze di qui...Non fanno tante storie...E tu...Dimmi hai conosciuto qualche ragazza? -

- No. Io ho lavorato tanto, nel tempo libero ho costruito tutti i mobili nuovi che vedi. E...non lo dirai, a mio padre, quello che sto per dirti? -
- No. Ma che sarà mai, di così inconfessabile? - Si preoccupò Loris.

- Sto frequentando dei corsi di canto, a Torino. Ci vado la domenica pomeriggio. Ma a mio padre dico che vado a Torino a fare pratica da un ebanista. Non glielo dirai, vero?
- No. Sta' tranquillo. Ma perché, sciupi così i soldi che guadagni? La tua famiglia ne avrebbe bisogno... - Lo so e per questo mi sento un po' in colpa. Ma per me è importante. Non voglio rinunciare a questo sogno... -
- D'accordo. Ma ora dimmi, hai una ragazza? -
- No. Qui, non ce n'è nessuna, che mi piaccia...E quelle che mi potrebbero piacere, non mi degnano di uno sguardo...In verità una c'è che mi piacerebbe...Si chiama Dorotea, frequenta gli stessi corsi alla domenica...Però, appartiene ad una famiglia molto su, sai è un po' altezzosa...E' molto bella e... -
- E tu muori per lei... Ma scusa, cercane un'altra. Perché ti fissi in quel modo?
- Se a me piace una ragazza, non riesco a concentrarmi su un'altra. Io non sono come te... -
- Sei proprio un ragazzino. Ti spiego, io trovo una che mi piace, la invito, se rifiuta, pazienza invito un'altra... -
- Se dovessi innamorarti di una ragazza, e prima o poi ti succederà, vedrai che non riuscirai a svolazzare subito da un'altra se lei ti rifiuta...-
- Non lo so. Per il momento ancora non è successo. Comunque, non credo che tu sia innamorato...L'amore è una cosa seria, che ti succede quando sei un uomo fatto, e allora è tutto diverso... -

- Io credo tu stia sbagliando. Ti innamori quando ti innamori e non c'entra l'età che hai, può succedere a sedici anni come a venti o a trenta... -
- Va be. Te lo farò sapere... -

- Dai torniamo di là. C'è il dolce da tagliare, e per mia madre è quasi un rito, lo sai quanto ci tiene... -
Verso le sei, Loris si accomiatò per andare dalla nonna.
Si sarebbero rivisti di li a due mesi, avrebbe lavorato fuori Torino in quel tempo e poi sarebbe venuto ad Alba, dove stavano per aprire un cantiere...

Il conte era stato molto felice di rivederlo e di sentire dei suoi progressi...Anche perché aveva avuto modo di raccontargli i suoi: avevano messo qualcosina da parte, da quando si erano trasferiti, ed erano riusciti a non toccare nulla, in più qualcosina avevano ricavato vendendo gli ultimi ricordi del loro illustre passato, era quanto bastava per aprire un piccolo negozio di mobili. Lui li sapeva vendere e Simone li sapeva costruire. Una piccola impresa di famiglia che secondo le, poco lungimiranti, previsioni del conte avrebbe dovuto diventare nel giro di poco tempo una miniera d'oro... Aprì il suo negozio di lì a qualche mese.

All'inizio sembrò che questa società dovesse funzionare, ognuno seguiva il suo settore e non interferiva con l'altro, visto che caratterialmente padre e figlio erano continuamente in contrasto. Ma durò poco, il conte, dimentico dei suoi doveri di padre di famiglia, si scoprì, all'improvviso, troppo sensibile al fascino femminile...Ogni fiera, mostra o altro erano diventate scuse sempre migliori per giustificare assenze da casa e dal lavoro sempre più frequenti...

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