domenica 31 dicembre 2023

31 DICEMBRE 2023 - SAN SILVESTRO

 UN UOMO TROPPO SOLO

Uscì dal ristorante e riprese a passeggiare, senza meta, assaporando il tepore di quella sera primaverile.

Camminò fino al belvedere, e lì si sedette. Gli piaceva osservare il calare della sera avvolgere ogni cosa nel buio. E considerava come ogni cosa, vista nel buio, è profondamente diversa se vista in piena luce. Contrariamente a quanto si pensa, il buio permette di vedere le cose, ogni cosa, con maggior chiarezza...Ripensò a sua madre, a...suo padre, non li aveva mai capiti, trincerati nella loro indifferenza, nelle loro ansie, nelle loro paure, il loro modo di vivere così incomprensibile...Ora, tutto gli sembrava diverso...Loro non avevano mai capito lui, e lui non aveva mai capito loro...Perché? Perché avevano avuto paura? La paura di vivere li aveva portati a rifugiarsi nei sogni...Nel sogno di qualcosa che non sarebbe più stato...Perché? Perché sua madre aveva accettato di vivere nell'ombra del conte?...Per amore? Soltanto per amore? Oppure, per paura di vivere? Aveva sempre optato per la prima ipotesi, ora, si rendeva conto che la risposta giusta, forse doveva essere la seconda...

Sua madre non era mai intervenuta per difendere i figli, non aveva mai insegnato loro l'armonia nei rapporti, non aveva mai dato un po' di sé, per amore di qualcuno. Ma se non dai nulla di te a nessuno mai, come puoi dire di amare? Ed io?

Io a chi ho dato qualcosa di me? Si dice che chi dà, riceve... Certo, non ho "dato" ai miei genitori. Ma è un figlio a dover fare il primo passo verso i genitori, o sono forse questi a dover insegnare al figlio la generosità del sapersi donare? O, ancora, è forse un istinto? ....

Simone sentiva su di sé, il peso enorme del vuoto che lo circondava, per tutta la vita aveva vissuto assetato d'amore, assetato di felicità e di serenità...Ma la colpa che lui aveva sempre attribuito alla sua famiglia, di chi era, se non sua? Lui, aveva rinunciato, e nessun'altro...

Si rese conto che i suoi pensieri mulinavano nel suo cervello come in un turbinio, non riusciva ad interrompere quel flusso di ricordi, misti a nostalgia e rimpianto...Si sentiva attanagliato dalla tristezza e...ad un certo punto si scoprì in ansia...Si sentiva braccato dal tempo...Ora, aveva paura!

Paura di non aver più tempo, per fare tutto ciò che non aveva fatto prima, paura che...la "livella" si stesse avvicinando troppo a lui...Paura...Paura...Di morire...

"Nelle ultime ore della sua esistenza lottò per vivere, ma in tutta la sua vita non lottò mai per esistere...Sopravvisse...!", aveva sentito questa frase in un film, l'avevano trasmesso in televisione qualche sera prima, non gli aveva dato particolare importanza, come mai ora questa frase gli tornava in mente? Trovava, forse, qualche connessione con la sua vita? No. Per carità! Va bene, la sua vita avrebbe potuto essere diversa, forse migliore, ma non era stato ignavo fino a questo punto! Per la miseria, proprio no. E' vero, aveva deciso di non sposarsi mai, poiché non aveva potuto sposare l'unico, vero, grande amore della sua vita, ma diamine, non si era mica chiuso in convento!

E con i suoi genitori, si, le cose non erano andate proprio bene, ma aveva condotto anche lui le sue battaglie. Certo non era stato facile, non aveva cavato un ragno dal buco, ma almeno ci aveva provato...I suoi genitori...Ora, ripensò a loro con nostalgia, erano morti da qualche anno, di vecchiaia...

La notte era calata, decise di avviarsi verso casa. Non era tardi, ma voleva andare a dormire, per essere ben fresco e riposato l'indomani. Non voleva apparire un vecchio citrullo, solo, abbandonato e malato. Dio, che squallore dare di sé, un'immagine simile! No. Proprio non ci teneva!...


ARISTOCRAZIA E ANARCHIA OVVERO IL TORMENTO DI UN RIVOLUZIONARIO

Simone rideva fra sé e sé...Un vecchio citrullo...Beh, fortunatamente, non ne aveva l'aspetto e tutto sommato...nemmeno lo spirito. Avesse avuto qualche anno in meno, sicuramente, non sarebbe andato a dormire da solo...Ma dato che aveva qualche anno in più, era opportuno...Lo spirito è una cosa, il fisico un'altra!

Ripensò alle tante donne che avevano fatto un pezzo di strada con lui...Ne rimpianse qualcuna. Ma in fin dei conti, non avendole amate, non ne aveva mai sentito la mancanza.

L'unica, la sola era sempre stata Virginia, il suo ricordo, il sogno di ciò che avrebbe potuto essere e non era stato. Un pensiero, un po' surreale lo consolava, il giorno seguente, l'avrebbe rivista, dopo quasi quarant'anni...Benché‚ si fossero sentiti per telefono, per concordare i dettagli del suo ricovero, e non avesse provato particolari emozioni, al risentire la sua voce, Simone si domandava che effetto gli avrebbe fatto rivederla...E lui a lei? Era cambiata? Sicuramente, invecchiata anche lei.

Ripensò ad un motto che sua madre, donna Eugenia, amava ripetere: "Non sono gli uomini a dominare la sorte, ma è la sorte che domina gli uomini (e questa era la citazione di un illustre), quando anche tu invecchierai, capirai che la bellezza ed il fascino di una persona è racchiuso nel mondo interiore che essa sa costruire, se è pieno di valori e di ideali avrai di fronte una grande persona, se è pieno di illusioni e di rimpianti, scoprirai l'essenza di una persona che non ha saputo vivere...". Si chiese se egli avesse saputo vivere...

Altri ricordi sommersero la sua mente: rivide sua madre, in un giorno lontano, nell'aprile del 1942, nella sua serra nell'immenso parco secolare, dove un intenso profumo di tuberose inebriava tutta l'aria...Sua madre era molto felice, quel giorno, curava i suoi fiori con passione e cantava, con la sua voce da usignolo...Ciò capitava raramente, solo durante le assenze del conte. Simone la osservava quasi senza respirare, perché lei non si accorgesse della sua presenza e continuasse a cantare...Lui l'adorava...Quando lei lo chiamò, ebbe il timore di aver interrotto qualcosa di magico, ma sua madre lo tranquillizzò, donandogli un bacio, furtivamente, ed aggiunse "Resterà un piccolo segreto fra noi due...Non ne parleremo al conte...Lui s'infurierebbe...No. Non è vero. Ma non approverebbe!"

"Te lo giuro, mamma. Ma, per favore, continua a cantare...Hai una voce stupenda ed armoniosa...Per favore, sii buona...".

Lei continuò ad intonare alcune arie.

Beniamino Gigli - Mamma

 
Il rapporto con sua madre, valutava dall'alto dei suoi sessantadue anni, era stato bellissimo, misterioso, segreto, come il rapporto che si instaura con un'amante di cui nessuno deve conoscere il nome. Forse era stato troppo esclusivo, troppo viscerale. Forse, ciò non gli aveva permesso di imparare veramente ad amare. Forse, lui aveva amato così tanto Virginia, perché gli ricordava sua madre e perché l'amore ideale non viene svilito dalla banalità quotidiana.

Si domandò che cosa significasse amare una donna reale...

Si chiese se sua madre e suo padre si amassero veramente, e non fossero state invece le circostanze a tenerli uniti per tutta la vita...Come cambiano i pensieri, man mano che li approfondisci...Soprattutto, quanto cambia il punto di vista di un uomo con l'andar del tempo...

Aveva sempre visto sua madre come una vittima, del conte in primo luogo, delle figlie, delle circostanze, non era mai riuscito a pensare a lei senza che, istintivamente, sentisse di doverla proteggere, ma era stato proprio così?

A pensarci bene, no. Sua madre aveva scelto di vivere in quel modo, aveva sposato il conte perché lo amava, e lo amava perché lui poteva offrirle la vita cui era abituata, perché era un uomo raffinato, colto, potente...Poi, le cose erano cambiate, ma questo nessuno avrebbe potuto prevederlo...Però era rimasta con lui, perché? Quali alternative avrebbe avuto, una donna con cinque figli, se non rimanere dov'era, e cercare di starci al meglio possibile, senza complicarsi la vita...?

Ripensò ad altri momenti della loro vita familiare, rivide suo padre e suo madre, nel parco, sotto il gazebo, in un pomeriggio d'estate, parlavano e ridevano, sorseggiando una tisana. Da qualche mese, l'Italia era entrata in guerra, suo padre domandava a sua madre cosa ne pensasse:
- Mio caro - diceva - La guerra è barbarie, sempre e comunque, non serve a definire i confini di uno stato ma solo ad esaltare la megalomania umana, di Mussolini non ho un'idea precisa ancora, ma Hitler è un pazzo, senza ombra di dubbio, inoltre questo sua persecuzione nei confronti degli Ebrei...

Come tu hai sempre sostenuto, ritengo che sia l'espressione massima della bestialità, insita dell'uomo, non credo nella guerra, così come non credo nell'esasperazione di un ideale o nel cieco fanatismo delle masse, che credono di aver scoperto la verità assoluta...L'assoluto è soltanto spirituale, ma in una guerra sono in gioco solo grette rivendicazioni, molto materiali...La cultura, la tolleranza sono l'unica strada per la pace tra i popoli...-

- Tesoro, - replicava il conte - Come riesci a fare un'analisi così profonda della guerra, senza esserti mai interessata di politica? -
- Ho letto molto in proposito, molti filosofi ne parlano, concordemente. Non penserai che sia necessario imbracciare il fucile, per capire la guerra? -

- No. Ritengo che siano discorsi di esclusivo retaggio maschile. E' triste sentire una donna parlare in modo tanto razionale e lucido, è come parlare con un uomo. Una donna deve essere controllata nei modi, pacata nella voce, ma saper intrattenere un uomo con discorsi meno freddi e senza ragionamenti troppo complicati, che rischierebbero di compromettere l'equilibrio del suo cervellino. Ti prego, amor mio, spostiamo i nostri discorsi su qualche argomento meno eclatante...Non siamo in pubblico, non dobbiamo mostrare la nostra conoscenza sull'argomento...

La prossima settimana, ci sarà il ballo dai marchesi San... non ne abbiamo ancora parlato...Hai già provveduto all'abito che indosserai? -
- Si, certo. Non ricordi che avevo ordinato seta e pizzo neri e che sono arrivati un mese fa? I sarti han già provveduto a trasformarli in uno splendido abito... -

Ora, la sua voce flautava, così come le aveva chiesto il conte, ma senza eccessive sdolcinature...

La cameriera portò loro dei dolci alle mandorle, li assaggiarono e all'improvviso, senza un'apparente ragione, sua madre scoppiò in una risata argentina. Il punto da cui Simone li osserva, era vicino, ma non abbastanza da permettergli di udire quando bisbigliavano, e di più non poteva avvicinarsi, perché se si fossero accorti della sua presenza, avrebbe passato dei guai...Origliare?...E' cosa disdicevole! Si sorprese ancor più quando vide il conte, accennare un sorriso...Era per lui una scoperta.

E parlarono così, per molto tempo, intercalando la conversazione con sorrisi e risate. Era il piacere di stare insieme, lontano dal mondo? Il potersi permettere di essere sé stessi senza dover stare sulla difensiva? Le regole della mondanità, per quanto futili, erano molto rigide...

...I suoi ricordi si spostarono ad un giorno dell'autunno 1943, erano cambiate molte cose. Prima di tutto, c'era stato l'otto settembre, che, se a molti aveva dato la speranza, a molti altri aveva tolto il sorriso...
Tutti erano spaventati e preoccupati, sia per come sarebbero evolute le cose, sia per i bombardamenti che avevano iniziato a distruggere le città...
La sua famiglia era aumentata di numero, ora Simone aveva quattro sorelle. L'ultima nata aveva quasi un mese...

Era il giorno prima del Battesimo. I suoi genitori discutevano di alcuni dettagli che ancora non erano stati definiti. Chissà perché, ogni qualvolta i suoi genitori desideravano conversare senza essere disturbati si sedevano sotto il gazebo? Non sarebbe stato più pratico andare in biblioteca? Già, chissà che rappresentava per loro il gazebo?

- Tesoro - diceva donna Eugenia - Non credi sarebbe opportuno invitare la contessa ... a trattenersi anche per il giorno successivo? -

- Si, cara. Sarà un ottimo pretesto la festa del Santo Patrono...Ma, tu credi veramente di riuscire a sapere come ha fatto suo marito a trasferire sé, la sua famiglia ed i suoi averi all'estero? -

- No. Ma le chiederò consiglio, sull'opportunità di tentare oppure no. Non possiamo nasconderci la verità, Alfonso, la situazione sta evolvendo velocemente, fra qualche anno noi potremmo trovarci totalmente annientati dagli eventi...-

Il conte, dopo una lunga pausa di riflessione, le rispose:

- Sarebbe vigliaccheria, da parte nostra, fuggire nel momento in cui il re ha più bisogno di noi. E' vero sta sbagliando, ma se chi gli è vicino non lo aiuta a comprendere, significherà la disfatta per lui, e noi diverremo dei traditori. Non credi? -

- Non guardo le cose da questo punto di vista. Le guardo, come moglie e come madre. Noi abbiamo cinque figli a cui dobbiamo poter garantire il futuro. Anche i nostri amici, che sono nella nostra stessa posizione, si stanno muovendo per salvaguardare le loro esistenze. Perché noi dovremmo diventare le vittime sacrificali? -

- Non so, cara. Ti prometto soltanto che ci penserò. Tu informati pure con la tua amica, ma sappi che io non ho ancora maturato nessuna decisione... -
Perché suo padre si era ostinato, nel suo ruolo di eroe?

Per la sua inflessibilità? Per i suoi valori? Per paura? Purtroppo, questo non era mai riuscito a capirlo. Così, come non era riuscito a capire, perché sua madre non si fosse imposta, con maggior decisione, e lo avesse seguito sino in fondo, nella disfatta. Perché non lo aveva lasciato? Lui non le avrebbe negato il benessere, avrebbero potuto vivere all'estero per un po', come avevano fatto molti loro amici, poi sarebbero tornati ed avrebbero ricominciato a vivere la loro vita di sempre, senza troppi traumi, cercando solo di dimenticare l'orrore, che la guerra aveva generato.

Perlomeno, non avrebbero patito umiliazioni e miseria...Non avrebbero dovuto lottare con le unghie e con i denti per riconquistare ciò che avevano perduto.

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