Simone, ora, come al Battesimo di Emilia, ebbe un ruolo di primo piano, era stato chiamato a far da padrino ad entrambe i gemelli...Voleva essere una sorta di riconoscenza da parte di Emilia, che non aveva mai dimenticato, che tutto ciò che aveva lo doveva, in gran parte, a suo fratello...Era un uomo molto attraente, e si muoveva con grande disinvoltura in quell'ambiente, che né frequentava, né gli apparteneva più, ed in cui non desiderava trattenersi più dell'indispensabile... Simone sentì da subito un profondo affetto per quei due nipoti, non erano i primi, ma furono da subito i "preferiti"... E li seguì, nel corso della loro vita, con affetto. Da distante, gioiva per i loro successi e soffriva per i loro fallimenti.. Crescevano bene, si distinguevano per abilità e diligenza, dalla scuola materna alle medie inferiori, non dettero, ad Emilia e Filippo, che soddisfazioni...Bravi e belli, fin troppo perfetti, così come li volevano i loro iperrazionali genitori ...Ma si sa che la perfezione non è cosa di questa terra... Il disco era di nuovo terminato...Simone guardò l'ora e si accorse che era ora di cena...Decise di cenare fuori, era l'ultima sera prima del ricovero, chissà se ne sarebbe uscito?...Andò a cambiarsi....Lo specchio rifletteva l'immagine di un uomo maturo, brizzolato e...si, ancora affascinante...Decisamente, aveva ancora un bel portamento... Questo pensiero lo rattristò...Perché, soltanto quella sera riusciva ad accorgersene? Aveva forse sprecato tutta la sua esistenza?
Finì di prepararsi ed uscì...Iniziò a camminare, senza una meta precisa, ma cercando di decidersi a scegliere uno dei tanti ristoranti, che in quella zona non mancano di certo...E poi uno vale l'altro, sono tutti di ottima qualità...Mentre passeggiava, si rese conto che, stranamente, aveva pensato tutto il giorno alla sua famiglia, che, un particolare o l'altro, gli avevano fatto tornare alla mente ricordi di questo o quell'altro componente della sua famiglia, ma non vi era stato nulla che avesse ricondotto i suoi pensieri verso Erminia...Come mai?...Cercò di trovare qualcosa...Invano...Intanto era arrivato davanti ad un ristorante, realizzò che era uno dei più rinomati, solitamente frequentato da personaggi importanti...Entrò.
Sedette ad un tavolo di fronte alla grande vetrata, da cui poteva vedere tutta la vallata: i paesi abbarbicati sui fianchi della collina erano stupendi nella luce del tramonto, i riflessi dorati donavano al paesaggio un aspetto quasi fiabesco...Già, cos'era stata la sua vita? Non certo una fiaba a lieto fine, bensì una banale storia di tutti i giorni...Ben diversa da quella delle sue sorelle...
I campi ed i prati inondati da quella soffusa luce dorata che diminuiva d'intensità, via via che avanzava la sera, fece riemergere alla sua mente il ricordo di Erminia...Nell'ultima ora si era interrogato parecchio sul perché nulla le avesse parlato di lei...Ora lo intuì...
Erminia, l'ultimogenita del conte Alfonso, era di nove anni più giovane di lui, ed era nata nell'ultimissimo periodo di benessere della sua famiglia... Lei aveva soltanto due anni, quando la loro condizione economico-sociale cambiò, non se ne accorse proprio!
Fu l'unica a crescere scevra da condizionamenti sociali e desideri di rivincita. Era buona d'animo, ma molto insicura.
Avvertiva la superiorità snobistica della sua famiglia e la viveva con fastidio. Non era invidiosa, ma era influenzabile.
Nella sua infanzia e nella sua adolescenza fu, in un certo senso, succube delle elucubrazioni di Alice, ma maturando riuscì a distaccarsi dalle concezioni grette e meschine di sua sorella, che aveva udite e vissute come parole sacre. Il conte Alfonso, dal canto suo, non nutriva particolare attaccamento per quella figliola, fisicamente poco dotata, molto impulsiva e passionale. Non avvertiva la necessità di fornirle gli strumenti per farsi largo nella vita e trovare una sua collocazione nel mondo!
Donna Eugenia soffriva molto per questo, ma non osava contraddire il marito. Taceva. E tacque anche, quando Erminia comunicò loro di voler studiare al Liceo Scientifico...Il conte Alfonso si oppose, veementemente. Per la prima ed unica volta, lo sentirono dire che le loro condizioni economiche non permettevano loro di affrontare una spesa simile, che Carlotta aveva deciso di studiare lavorando, che Simone già lavorava, che Alice era andata a vivere per conto suo e non potevano contare sul suo aiuto, che Emilia era mantenuta agli studi dai due fratelli maggiori, ma non era possibile mantenere anche lei...E quant'altre giustificazioni le vennero in mente, il conte le addusse...Ma...Niente da fare...Erminia aveva deciso...E quanto al suo mantenimento che non se ne curassero, per favore, ci aveva già pensato da sé!...Aveva trovato ed ottenuto un lavoro, come dama di compagnia. Una nobildonna, non più giovane ma non ancora anziana, aveva un'infermità grave, che la costringeva ad aver bisogno di assistenza, soprattutto nel tardo pomeriggio ed alla sera quando l'infermiera andava via...Avevano già pattuito il compenso, le condizioni di lavoro, e...restava l'ultimo punto da comunicare al conte che, per quanto poco la considerasse, Erminia questo lo sapeva, era sempre pronto a tirar fuori la sua autorità paterna, anche solo per il gusto di frustrare i sogni e le ambizioni dei figli...Infine, preso il coraggio a due mani, Erminia disse: "Papà, io dovrò risiedere a casa della signora, e per questo mi occorre il tuo consenso...Per me è una grossa opportunità...Ti prego, non farmela perdere...Lei mi ha garantito questo lavoro fino al termine degli studi, e...", il conte la interruppe, e brutalmente le domandò: "Ma se questa donna è così malata, come tu dici, come fai ad esser certa che non muoia, prima che tu abbia terminato gli studi?"
"Quando dico che mi ha dato questa garanzia, intendo dire che lei ne ha tenuto conto, che resterei comunque a lavorare a casa sua fino al termine dell'Università, con mansioni diverse!"
"Università? Come corri figliola, non sai nemmeno se ce la farai a terminare il liceo!"
"Ce la farò papà. Io voglio diventare un medico!"
"Tu, un medico? Figliola, tu vaneggi...Hai la testa piena di grilli e di stupide illusioni...Bisogna conoscere bene i propri limiti, prima di sbilanciarsi in dichiarazioni simili. Tu hai una concezione di te stessa troppo alta! Mi dispiace, ma dovrai fare i conti con la realtà e ridimensionare i tuoi sogni con qualcosa di meno idealistico e romantico. E sia, certamente non diventerai un medico, ma forse riuscirai a diventare una buona infermiera. Perché no? Permesso accordato".
Il conte Alfonso espresse così, ad Erminia, tutta la poca stima che provava per lei. Per Erminia, quel discorso divenne una pietra miliare. Lo giurò a sé stessa, comunque fossero andate le cose, a casa del conte non sarebbe mai più tornata...E così fu. Trascorse molti anni, nella casa della sua benefattrice. Con il passar del tempo, strinsero un rapporto di affetto e stima reciproca, così sincero e profondo che entrambe dimenticarono di essere datrice di lavoro e dipendente. La signora cercava di interessarsi a ciò che Erminia studiava e condivideva con lei molti discorsi, su argomenti che la giovane doveva poi discutere a scuola. Dal canto suo, Erminia cercava di portare a casa ogni novità che apprendeva ed ogni particolare che potesse dare alla signora la sensazione della società che stava cambiando. Il giorno della sua laurea, la signora organizzò per lei una festa memorabile. Ce l'aveva fatta: era un medico. Quando la festa terminò, la sua grande amica le parlò con grande tristezza, dimostrandole una generosità, che lei, povera Erminia, non aveva mai conosciuto:
"Erminia, oggi, mi sono congratulata con te. Stasera mi tocca il doloroso compito di incitarti a seguire la tua strada..."
"Cosa intende dire, Anna?"
"Ora sei un medico, devi esercitare la professione, non puoi più occuparti di me. Ti sarei grata se tu volessi aiutarmi a scegliere qualcuno che possa occuparsi di me, quando tu andrai via..."
"Ma io non ho intenzione di andar via. Eserciterò la professione, ma poi tornerò a casa e..."
"Non sarebbe giusto. E poi, cominci ad avere un'età in cui è tempo che tu abbia un fidanzato. Non vorrai mica rimaner zitella?"
"Non so. Non ho mai incontrato nessuno che mi abbia fatto desiderare una vita diversa da quella che ho"
"Perché eri totalmente assorbita dai tuoi studi. Ma ora sarà diverso, incontrerai molta gente, in ospedale, e chissà..."
"Io non voglio perdere la sua amicizia, Anna, per me è quanto di più importante e prezioso io abbia...Senza di lei, non sarei mai riuscita a diventare un medico...Lei mi ha spronata ogni volta che avevo paura, ed aiutata a ripartire ogni volta che entravo in crisi...Lei mi ha fatto sentire utile ed importante... Perché lei...Sapevo che al rientro mi avrebbe accolta con il suo sorriso...Ed ora lasciarla...No. Lei ha ancora bisogno di me..."
"Se tu te ne andrai, non sarà per questo che non saremo più amiche. Nessuno ti impedirà di venirmi a trovare, ogni volta che lo desideri...Ma poi, non desideri tornare a vivere con la tua famiglia?"
"No. In nessun caso tornerò a vivere in famiglia..."
"D'accordo. Ne riparleremo. Ma ricorda, quando capirai che, per te, è venuto il momento di seguire la tua strada, ne dovremo riparlare..."....
Il cameriere stava servendo a Simone l'antipasto, un tipico antipasto piemontese, di quelli con cinque o sei portate, che lui amava moltissimo, il vino che gli aveva versato nel bicchiere era un Roero bianco, che Simone iniziò a centellinare...Aveva sempre avuto un palato molto raffinato e si trovò a considerare che aveva fatto un ottima scelta...L'intensità dei sapori e dei profumi lo aveva sempre colpito...
...Erminia, l'ultima delle sue sorelle, non aveva mai avuto hobby o passioni che in qualche modo fossero un'opportunità di crescita sociale, aveva avuto un'unica passione: cucinare e...anche mangiare. A lei piaceva, quando ancora viveva in famiglia, stare ai fornelli, ed ogni volta riusciva a preparare manicaretti prelibati con a disposizione poco e niente, un'abilità innata la sua.
Simone ricordò l'ultimo pranzo che la sorella aveva cucinato, era quello per il fidanzamento di Carlotta. Aveva dato il meglio di sé! Grazie anche alla magnanimità del conte, che in quell'occasione, le aveva permesso di fare la spesa, senza dover far attenzione ai prezzi...Lei, era riuscita ad imbastire un pranzo succulento e raffinato, contenendo notevolmente i costi. Ciò, le valse i complimenti di tutta la famiglia. Fu l'unica volta!
...Simone stava ora gustando i ravioli al pljin. Ottimi! I ravioli al pljin gli fecero tornare in mente, il pranzo di addio che Erminia tenne a casa della signora Anna...
Già, a sei mesi dalla laurea, Erminia decise di trasferirsi negli Stati Uniti, era stata chiamata presso un gruppo di ricerca che operava a Washington, era un'offerta allettante e prestigiosa...Ma non erano queste le ragioni che l'avevano spinta ad accettare, bensì il desiderio di poter lavorare nel campo della ricerca medico-scientifica...
Visse in America per una decina d'anni, contrasse matrimonio con un ricercatore scientifico, di belle speranze, ma di modeste possibilità. A lei non erano mai interessate le gratificazioni esteriori. Per lei, i valori che contavano, erano altri...Nessuno dei suoi familiari intervenne al suo matrimonio: i suoi genitori e suo fratello non avevano le possibilità...Alle sorelle non interessava sprecare del tempo per accorrere ad un avvenimento, che non aveva nessuna risonanza nel jet-set internazionale...Non fu presente nessuno, neppure alla nascita del suo unico figlio...In compenso, i suoceri americani l'adoravano, e piansero quando salutarono Erminia, William e John, il giorno in cui partirono per la Repubblica Sudafricana... Avevano ottenuto i fondi per lavorare ad un progetto di ricerca sperimentale sulla pneumoconiosi. ...Era il 1980...
Da allora, la corrispondenza con quest'ultima sorella si era notevolmente diradata...Aveva ricevuto per un po' di tempo qualche sporadica notizia, in cui lei gli raccontava dei progressi che stavano facendo nella loro ricerca, poi soltanto più gli auguri a Natale e per il suo compleanno, poi più nulla...Finché, un giorno ricevettero un telegramma che li informava che sua sorella e la sua famiglia erano stati sterminati, durante una rivolta...Simone rimase stordito da quella notizia e fu colto da molti dubbi...Temeva non fosse la verità...Si rivolse alle altre sorelle, chiese loro di intervenire per sapere qualcosa di più, ma tutte nicchiarono, chiuse nella loro egoistica indifferenza...
Simone si sentiva ancora in colpa, verso quella sorella che, una volta partita era stata quasi dimenticata, come non fosse mai realmente esistita. Ora, sapeva perché il suo pensiero aveva tardato così tanto a richiamarla alla sua memoria...
Molte volte si era chiesto quale fosse la verità, sulla scomparsa di sua sorella e della sua famiglia, che non aveva mai conosciuto. Erano veramente morti? Se si, perché dalla loro accademia non avevano mai ricevuto nulla, né dalle autorità? Che so effetti personali, od altro? Forse, erano stati inviati ai suoceri? Perché, né lui, né gli altri si erano mai messi in contatto con la famiglia di lui? E viceversa? Quante domande stavano affiorando ora alla sua mente? Come mai se le era poste solo adesso?... Forse, perché anch'io sono come gli altri miei congiunti: egoista ed indifferente...E perché il senso di colpa, ora, lo opprimeva così tanto? Perché porsi tutte quelle domande ora, quando in tutta la sua vita non aveva fatto altro che crogiolarsi nella sua disperazione? Perché? "Erminia dove sei? Ciò vuol forse dire che presto ti rivedrò? Perdonaci!". Rifletteva così intensamente da non udire il cameriere che gli stava proponendo l'elenco dei dolci... Scelse un bunet, adorava quel dolce al cioccolato... Concluse la sua cena con un caffè, rifiutando il pousa-café...
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