venerdì 29 dicembre 2023

29 DICEMBRE 2023 - UN UOMO TROPPO SOLO

"Vedi, Simone, per fare la concertista ho bisogno di una formazione culturale piuttosto solida ed impegnativa...Non basta saper scrivere e far di conto...Dovrei studiare al Conservatorio e dovrei imparare bene un paio di lingue straniere...Me lo ha spiegato il maestro di musica...Per questo so che dovrò interrompere...Anche se voi unirete tutte le vostre forze, non potremo mai permetterci delle spese simili. Tutto ciò ha dei costi elevatissimi."

"Ti ho già detto che tu di questo, non ti devi preoccupare. Da ora in poi la tua unica preoccupazione dovrà essere quella di riuscire ad ottenere i migliori risultati, al resto provvederemo noi, la maniera la troveremo..."

"Simone, tu ora parli così, ma un giorno, e abbastanza vicino anche, tu troverai una fidanzata, ti sposerai e dovrai provvedere alla tua famiglia..."

"Beh, fino a quel giorno non preoccupiamoci!"

La sua sorellina si addormentò felice, quella sera, aveva ricevuto da Simone il regalo più bello! E lui gongolava: per qualcuno, nella sua insensibile famiglia, contava, era importante. Ma, la sua famiglia era, poi, così insensibile?
Per qualcuno, ma non per tutti...

The Platters - Only You and You alone



Emilia si diplomò al Conservatorio col massimo dei voti.
Subito ricevette proposte di lavoro che la portarono in giro per l'Europa: Svezia, Danimarca, Svizzera, Belgio...

Il conte, se da un lato si sentiva inorgoglire al pensiero che la sua dolce e bellissima figliola avesse intrapreso una professione cotanto prestigiosa, dall'altro si sentiva sminuito nella sua funzione di padre. Il conte, le cui idee non avevano subito la benché minima scalfittura, dal sovvertimento della loro posizione sociale, continuava a pensare ciò che si conveniva e non, alle ragazze di buona famiglia ed a ciò che il bon ton prevedeva in ciascun caso.
Il non poter disporre come meglio gli aggradava, lo frustrava enormemente...

Emilia, dal canto suo, era ben felice di viaggiare senza suo padre e le sue anacronistiche idee, sebbene avesse chi le imponeva regole, orari ed anche comportamenti...Ma, ciò non la infastidiva, era nel suo stile vivere seguendo degli schemi precisi...Aveva sempre amato gli ambienti importanti e le frequentazioni molto "speciali"... Fu dopo un concerto che tenne in Francia, durante il ricevimento dato in suo onore, che conobbe il marchese Filippo ...Un vero aristocratico, che viveva in un vero castello...A lei sembrò il princip...ops...il marchese azzurro...Egli rappresentava tutto ciò che il conte Alfonso riteneva dovesse essere un nobile...Ed il conte, almeno in questo caso, sapeva bene ciò di cui parlava...Filippo era un uomo affascinante, colto e raffinato...Nonostante il primo incontro lasciasse supporre mirabilie...Non successe nulla, non scoppiò il classico colpo di fulmine...Lei era affascinata da ciò che lui rappresentava, ma non avvertiva nessuna emozione che facesse palpitare il suo cuore...Lui, invece, la considerava un grazioso animaletto da salotto: bella e raffinata, con una professione prestigiosa, ma appartenente ad una classe sociale non sufficientemente importante, perché lei non cullasse ambiziosi sogni matrimoniali... Certo la sua famiglia era stata, ma non era più!...La "ragazza" poteva andar bene per qualche goliardica serata, nulla di più!

..."Ci sono barriere sottili ed invisibili, tenaci ed indistruttibili, a prova di qualunque cultura... Chi guarda troppo in alto, spesso si sente come un gabbiano senza ali...

E' questo, che io mi sono sentito per tutta la mia vita!", si disse Simone.

Si incontrarono a qualche altro ricevimento, si salutarono educatamente, ma con distacco...Lei era una ragazza molto intuitiva...Non gli piaceva essere considerata un effimero sollazzo per aristocratici...A lui non piaceva essere giudicato...E sentiva che lei aveva di lui una scarsissima considerazione...Scambiarono poche parole, prive di entusiasmo, ma venate di sarcasmo: "Come sta la nostra "eccellente" pianista?" domandò lui, con una punta di ironia nel tono della voce. "Oh, molto bene. Sono ampiamente gratificata da ciò che sto ottenendo, in così poco tempo. E devo anche aggiungere che tutto ciò non mi pesa in alcun modo, eccezion fatta, per quelle rare occasioni in cui capita d'incontrare persone noiose o poco interessanti...".

Il marchese afferrò l'allusione e insistette, "Vi trovo cambiata, forse vi è nella vostra vita qualcosa che noi ancora non conosciamo?", si divertiva a stuzzicarla e, poiché la considerava inferiore, riteneva che, prima o poi, lei dovesse avere qualche reazione plateale, con una caduta di stile, che l'avrebbe messa in ridicolo davanti a quella ristretta cerchia di personaggi alteri e vanagloriosi...

"Vi sbagliate, marchese, se ci fosse sarebbe mia cura informare quanta più gente possibile, invitando la stampa...Certa pubblicità è molto utile nella mia professione ...Sfortunatamente, non è così...Io vi devo lasciare, devo ancora salutare molte persone...". Se ne andò lasciandolo di sasso: non era andata in escandescenze e...si era anche permessa di piantarlo in asso, nel bel mezzo di una conversazione!...Lei, una povera cenerentola si permetteva di fare un affronto simile a lui, il marchese Filippo, lo scapolo più ambito nel dorato mondo dell'aristocrazia internazionale...Ma chi credeva di essere, quella sciaquetta, per trattarlo così! Lui, l'uomo cui tutte le donne, aristocratiche e non, cadevano ai piedi.. Lui viziato e coccolato dalle aristocratiche madri, desiderose di accasare le figliole...Lui, l'intellettuale mutevole, lontano dalle piccole cose di tutti i giorni, esser trattato così, da una ragazzina, di ben otto anni più giovane...Era intollerabile...Abbandonò il ricevimento quasi subito, accampando la prima scusa che gli venne in mente...Gli bruciava troppo, lei lo aveva ferito, mortalmente, nel suo smisurato orgoglio...L'esito così avvilente di quell'incontro aveva stimolato nel marchese il desiderio di rivederla, per riequilibrare la sfida che fra loro si era aperta...Ogni incontro era occasione di raffinate scaramucce, sempre più sottili e taglienti...Così, Filippo non perse occasione per incontrarla, nella vana speranza di renderle pan per focaccia...Ogni volta lei gli assestava dei poderosi "ganci" verbali, molto chic, e glieli propinava con la classe di una regina! ...Lui, sempre più mortificato se ne andava con la coda fra le gambe...Il marchese decise di cambiare tattica, divenne gentile e premuroso, iniziò a trattarla come una gran dama, e lei capace di grande diplomazia si adeguò al nuovo stile di confronto, che le proponeva questo strano personaggio, che talvolta la divertiva, talvolta l'annoiava e talvolta la faceva imbufalire...Benché, non gli avesse mai dato modo di accorgersi, che lui riusciva a suscitare in Emilia quest'ultima sensazione...Era dotata di un grandissimo autocontrollo...Lui no! Almeno, non aveva sui suoi nervi la stessa padronanza che vantava la sua antagonista...

Si rincontrarono a Madrid, durante un ricevimento. Non appena la vide, lui fece per andarle incontro e dar l'avvio ai loro duelli verbali, che erano ormai diventati un rito, quasi irrinunciabile...Ma dovette trattenersi, lei dava il braccio ad un illustre blasonato...La "sua" ragazzina al braccio di quell'uomo? Si rese conto che, dai primi incontri, qualche anno era passato...Lei era una splendida donna...E quell'uomo, così orgoglioso di averla al suo fianco, era il di lei fidanzato...Sentì bisbigliare da qualcuno. La notizia lo fece avvampare...Si sentì come se qualcuno gli avesse trapassato il cuore...Come mai? Che gliene importava di "quella"? La conosceva da ormai tre anni, e gli unici stimoli che aveva avuto nei suoi confronti erano stati dettati dal gusto di volerla umiliare intellettualmente...Dunque, perché soffriva così tanto al saperla fidanzata con quell'uomo? E perché si incupiva ancor più al pensiero che lui la sfiorasse...la baciasse...? Perché sentiva un dolore lancinante ed indefinibile? Il dolore che provava gli chiudeva lo stomaco, come avesse fatto un'indigestione di ostriche...Non sentiva più nemmeno i commenti degli altri intervenuti...Lui, un pettegolo eclettico e fantasioso, che aveva sempre sfavillato in queste occasioni, non si era nemmeno accorto che...la marchesa, sua madre, gli stava parlando da almeno...un quarto d'ora...Quando se ne rese conto, si scusò, chiedendole di ripetere ciò che aveva detto.

"Figliolo, ti dicevo, sono contenta che la nostra piccola Emilia si sia fidanzata. Lui è davvero un uomo stupendo... Tutti non fanno altro che dire quanto lui l'adori...E' magnifica quella creatura: bella, dolce, intelligente...Lui è un uomo molto fortunato...Sai per qualche tempo ho pensato che tra voi, tu ed Emilia, vi fosse qualcosa...Purtroppo, mi sono sbagliata...Peccato, però, sarebbe stata la donna giusta per te...Mi sarebbe piaciuto averla in nuora...Perché non dici nulla, Filippo, ti sto annoiando con questi discorsi?"

"No. Non so cosa dirti", rispose cercando di nascondere il dolore che provava. Si trattenne al ricevimento, facendo violenza su sé stesso...Non voleva dargliela vinta quell'ultima partita...Sarebbe rimasto sino alla fine... Avrebbe scelto la donna che più gli fosse piaciuta...E solo allora, se ne sarebbe andato, dimostrandole tutta la sua indifferenza...Purtroppo per lui, era ben lontano dal provare tutta l'indifferenza che voleva dimostrare...Era talmente distratto dai suoi pensieri, così intento a progettare la sua vendetta, che perse il conto dei bicchieri...Perse il conto dei presenti...Chissà perché aveva deciso di uscire dal salone? Ora si trovava in un ambiente così buio, non vedeva nulla, continuava ad aggirarsi per trovare una porta, ma non la trovava...Sentì qualcuno battere dei leggeri colpetti sulla sua spalla e chiamarlo..."Signore, signore, si svegli. La festa è finita; gli altri ospiti sono già andati via tutti. Inoltre, lei sta dormendo sdraiato su una panchina del parco e data la stagione è piuttosto controindicato...". Era il maggiordomo che tentava di svegliarlo. "Signore, se lei volesse entrare le preparerei un buon caffè caldo...Con tutto il rispetto, credo lei ne abbia proprio bisogno...".

Lentamente, faticosamente, riemerse. Aveva un cerchio terribile alla testa...Ma che cosa gli era successo? Lo domandò al maggiordomo, che imbarazzato gli disse "Credo che il signor marchese abbia ecceduto nel bere, con tutto il rispetto...". Filippo si alzò e seguì il maggiordomo. Non ricordava nulla...Era ancora troppo sbronzo... Quando i fumi dell'alcol svanirono, il giorno seguente, i suoi pensieri tornarono, si sentiva molto triste e profondamente infelice...Decise che non voleva rivederla mai più...Ma i suoi pensieri si accavallavano...Un momento la odiava e la disprezzava, l'attimo dopo si sentiva pervadere da un desiderio struggente...Emozioni simili, così contrastanti tra loro non le aveva mai provate per nessun'altra...Che significava ciò? Niente. Si rispondeva, è soltanto l'orgoglio ferito per non essere riuscito a...Accampava con sé stesso le scuse e le giustificazioni più inverosimili, pur di non ammettere di essersi innamorato di lei...Già, lui l'amava...Che fare? Cercarla? No. Non si sarebbe mai abbassato a tanto. Mai e poi mai! Eppure, qualcosa doveva pur fare...

Le inviò un fascio di rose bianche e su un biglietto di accompagnamento scrisse: "Cara Emilia, congratulazioni! Non sapevo nulla, ed ero convinto avrei prima o poi appreso questa notizia dalla stampa che tu, come avevi detto, avresti avuto cura d'informare...Non mi sono congratulato con te, ieri sera perché...la notizia mi ha folgorato...Non ho trovato le parole più adatte per dirti...quanto io disapprovi ciò che hai fatto...Sei stata sleale e scorretta...No. Non è vero. Io ti amo, sfortunatamente l'ho capito in ritardo.

Con infinito Amore. Filippo ".

Né le rose, né il biglietto sortirono alcun effetto... Perché tutto questo silenzio? Ce l'aveva, forse, con lui? Che cosa le aveva fatto? In fin dei conti, a voler essere proprio pignoli, la fedifraga era lei, non lui...E allora? Quella sera Filippo andò in teatro, voleva incontrarla a qualunque costo, parlarle...L'aspettò in camerino, emozionato all'idea di vederla, ora che lei conosceva i suoi sentimenti e, furibondo nel timore di vederla con lui...Quando lei entrò nel camerino, dopo il concerto, era sola...Filippo, che aveva preparato un gran bel discorso romantico, si lasciò trasportare dall'impulso e la baciò. Di rimando ricevette un sonoro ceffone...Quell'arrogante presuntuoso, con chi credeva di aver a che fare?...Ad Emilia si riempirono gli occhi di lacrime, si sentiva umiliata da quel trattamento, che credeva una canzonatura ben congegnata...Gli chiese di andarsene. Filippo non voleva certo un esito simile...Le chiese di perdonarlo...Ma quando lesse nei suoi occhi la delusione, si sentì così abbattuto, da non riuscire a proferir parola...Non voleva andarsene senza aver chiarito le sue intenzioni, soprattutto, senza aver chiarito l'equivoco...Non si stava prendendo gioco di lei...Non più...Il gioco era finito prima che lui stesso ne fosse consapevole...Tutto ciò che contava, ora, era che lui l'amava profondamente e sinceramente...L'amava e voleva che fosse felice con o senza di lui...Se lei amava veramente il suo fidanzato, non avrebbe mai più sentito parlare del marchese...Ma se così non era dovevano parlarne, accantonando il reciproco, smodato orgoglio...Parlarono per la prima volta come due esseri normali...Non era più la schermaglia velenosa di due semidei fanatici ed esibizionisti...Erano discorsi profondi, permeati di dolcezza e tenerezza, caratteristiche che entrambe si erano accuratamente nascosti...Si scoprirono...Furono più vulnerabili...Ma finalmente lasciavano parlare i loro cuori, molto più equilibrati dei loro eccessivamente raziocinanti cervelli...Si sposarono la primavera dell'anno seguente...

Simone si accorse che il disco aveva finito di suonare da un pezzo, decise di ascoltare ancora un po' di musica, cambiò genere, mise un disco dei Platters...E nuovamente si perse nei ricordi...Gli tornò alla mente il giorno di un altro Battesimo, quello dei figli di Emilia e Filippo. Dalla loro unione nacquero due gemelli, monozigoti, bellissimi: Morena e Alberto...Quella giornata, straordinariamente luminosa e soleggiata, dava il benvenuto ai due bimbi: fu un ricevimento sontuoso, com'era nello stile dei loro genitori. Ah, come gongolava il conte Alfonso in tutto quello sfarzo!...


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