- Papà, noi dobbiamo parlare... -
- Di che cosa? -
- Del tuo stile di vita, sei sempre in ritardo, e spessissimo sei assente, il lavoro ne risente, i clienti vengono e cercano te, ripassano e non ti trovano...Si stanno allontanando. Noi abbiamo investito in quest'impresa tutti i nostri risparmi. Non puoi gettare tutto alle ortiche per rincorrere qualche gonnella... -
Il tonfo sordo di un ceffone scosse Simone e scatenò in lui, un odio profondo, per quell'uomo così insensibile ed egoista. Non si preoccupava di nessuno, solo di sé stesso...
- E non ho ancora finito, papà - incalzò Simone, con maggior veemenza - Non sono più disposto a mentire alla mamma per coprire le tue scappatelle. Lei ha accettato tutto per amor tuo, anche la miseria più nera, e poteva scegliere... Se ricordi, a suo tempo ti aveva suggerito di andare all'estero...Bene, ti è rimasta sempre vicina e fedele, tu non puoi ricompensarla in questo modo, e, certamente, non con il mio aiuto. O tu cambi, o io me ne vado. Sta a te l'ultima parola... -
- Come fai a sapere che lei mi aveva consigliato di fuggire all'estero? -
- Avevo ascoltato, non visto, i vostri discorsi sotto il gazebo, più d'una volta... -
- Ah, bene...Io posso continuare anche senza di te, qui. Vattene. Solo una cosa, non dir nulla alla mamma, la faresti soffrire inutilmente...-
- Lo so. Ho taciuto solo per questo. Ma tu, non cercare di metterla contro di me. Non ti converrebbe, perché potrei sempre darle l'indirizzo di qualche tua...Tanto non mi vedrai più... -
Simone rifletté, che caparbiamente aveva mantenuto la sua parola. Per dieci anni, lui e suo padre non si erano visti né parlati.
Andava a trovare sua madre e le sue sorelle tutte le settimane, anche un paio di volte, ma sempre, quando il padre era fuori per "lavoro"...
Quella situazione l'aveva voluta, e provava un gran sollievo al pensiero di aver finalmente preso posizione, apertamente, contro il conte. Inoltre, viveva una magnifica storia d'amore in quel periodo: aveva rincontrato Virginia e si erano innamorati...Ridevano spesso, al ricordo della promessa che si erano fatta in Grecia...Era l'amore, totale e assoluto...Quello che il Natale di quattro anni prima, aveva tentato di spiegare al suo amico Loris...
Avrebbe dovuto durare per sempre, invece, il loro sogno durò soltanto un paio d'anni...
Dopo la fine del loro amore, Simone cadde in uno stato depressivo molto acuto. Non c'era più nulla che gl'importasse! Soffriva come un cane e basta!
Ad un certo punto, decise di andarsene...
I Nomadi - Io Vagabondo
- Perché me ne sono andato? - Si domandò ad alta voce, prima di accorgersi dei due passanti, che lo osservavano preoccupati. Rise tra sé e sé. Penseranno che io sia pazzo!
Certo che un vecchio che parla da solo...Non se ne curò più di tanto e si rituffò nei suoi ricordi...
Si era trasferito a Genova, e da lì si, era imbarcato: come intrattenitore, come cantante, come marinaio, come...capitava.
In dieci anni aveva girato tutto il mondo, ma soprattutto aveva navigato per quasi tutti i mari...Aveva sempre amato il mare, ed in un certo senso ciò lo riavvicinava al suo amico di un tempo, Ludovico, e...a Virginia, alle loro promesse, ai loro sogni. Navigare lo faceva sentire bene, lo aiutava ad allontanarsi dalla disperazione ed a riavvicinarsi ad un tempo che non sarebbe mai più tornato...
Quel sogno fatto da bambino, ora, gli suonava come un incubo, il paese fatato, argenteo e immobile, era la sua vita...Aveva conosciuto molte donne, e con molte di loro avrebbe potuto continuare una relazione...Ma non se la sentiva, non voleva dimenticare Virginia, non voleva staccarsi dal ricordo di lei, non poteva...
Ogni tanto scriveva a casa di sua madre, ed ogni tanto la andava a trovare: non voleva mancare ai suoi impegni con Emilia, e soprattutto, aveva bisogno di vedere sua madre, per capire se tutto andava bene o no: la loro intesa andava al di là di ciò che le parole possono comunicare...Gioiva nel venire a conoscenza dei successi, piccoli o grandi che fossero, delle sorelle, gioì quando seppe che sua madre, con l'aiuto di Carlotta, aveva aperto un piccolo laboratorio per il ricamo della biancheria, ma gli era del tutto indifferente avere notizie del conte...Per la verità, ci fu un'occasione in cui si incontrarono, fu per caso. Lui, al rientro da un lungo viaggio, era andato a far visita alla famiglia. Era una domenica di dicembre, e vi era una fiera del mobile, da qualche parte, il conte non avrebbe dovuto esserci...Invece c'era...Ma quella era un'occasione particolare...Era il giorno del fidanzamento di Carlotta e Valerio...
Si incontrarono, ma non si salutarono, né si degnarono d'uno sguardo: erano indifferenti l'uno all'altro, almeno così sembrava...Già! Per dieci, lunghi ed incredibili anni, non si erano più parlati...
Furono gli anni in cui Simone lavorò sulle navi. Dopo quasi dieci anni di quella vita senza sosta, ne aveva abbastanza e decise di fermarsi, aveva messo qualcosa da parte, poco in verità, ma abbastanza da poter pensare a comperarsi una casetta per vivere...Si stabilì a Bossolasco...Perché era un bellissimo paesino delle Langhe, e perché là aveva vissuti momenti d'amore indimenticabili, con Virginia...Perché...Lì soltanto sentiva di essere a casa e perché poteva vivere tranquillo, con i suoi ricordi...Era una casetta semplice ma confortevole...Ricordò...Aveva acquistato una casa su due piani, piuttosto malandata, ed era riuscito a sistemare un paio di stanze al piano terra...Erano i primi anni sessanta, l'Italia stava vivendo gli anni d'oro del boom economico, gli anni in cui era facile trovare lavoro, gli anni della grossa immigrazione dal Sud verso il Nord. Simone e la sua famiglia non erano più mosche bianche...
Entrò come operaio in una grossa fabbrica torinese. Fu assunto col contratto dei Metalmeccanici...
Il 1963, fu un anno molto intenso, in cui, aveva, nuovamente, dato una svolta radicale alla sua esistenza: aveva comperato casa, aveva trovato un lavoro stabile, aveva ripreso a studiare canto, aveva ricominciato a coltivare qualcuna delle sue passioni: leggeva molto e delle cose più disparate, da Tex Willer a Kant, andava a teatro, vedeva volentieri opere liriche e di prosa, andava in piscina, incominciò ad andare a cavallo, faceva le cose più disparate e incoerenti fra di loro, tentava di colmare il vuoto immenso che sentiva di avere nella sua vita?
Quell'anno, fu anche l'anno della riconciliazione con suo padre. Fu durante le vacanze. Trascorsero un paio di settimane insieme, ciò servì loro per rompere il ghiaccio, ma non bastò per riuscire a comunicare...
Intanto gli anni passavano, e la sua vita scorreva...Il suo lavoro non lo soddisfava più di tanto, ma gli permetteva di avere molto tempo libero, per dedicarsi a ciò che gli interessava. Inoltre da qualche tempo aveva iniziato ad interessarsi di politica: da quando aveva letto "Il Capitale" aveva una visione completamente diversa della vita e delle cose...Non sapeva nemmeno lui, qual' era stata la molla che lo aveva spinto ad addentrarsi in politica...Fatto sta, che incominciò ad interessarsene sempre più attivamente...Ad un certo punto, si rese conto che per parlare in pubblico era necessario, saper parlare, correttamente e chiaramente, aveva delle carenze, che derivavano dalla sua cultura limitata, decise di prendere un diploma...Ci riuscì, non ci credeva nemmeno lui, per la prima volta era riuscito ad iniziare e concludere una cosa...Non voleva fare carriera, solo far bene ciò che gli interessava, onestamente e correttamente...
UN RIVOLUZIONARIO IN RIVOLUZIONE : LAVORO & CO
Simone, era giunto davanti alla porta di casa, stava infilando le chiavi nella toppa, quando si accorse di aver dimenticato il soprabito. "E' stato certamente al ristorante, devo tornare a prenderlo. Speriamo sia ancora aperto...", si disse mentalmente, aggiungendo "Vecchio citrullo!"...
Mentre, percorreva la strada a ritroso, ripensò allo scantinato, dove si tenevano le prime riunioni dei lavoratori della sua squadra. Si parlava dei problemi, della necessità di cambiamento, di prevedere quelle che sarebbero state le necessità future. Si discuteva delle teorie marxiste, della possibilità di una società diversa. Tutti dovevano avere un lavoro proporzionato alle capacità di ciascuno, tutti dovevano avere la stessa retribuzione, perché tutti dovevano avere le stesse opportunità. Chi aveva la predisposizione, doveva studiare. Chi aveva talento artistico doveva poterlo sviluppare...E parlavano, per ore ed ore, di sogni utopistici...Lui ci credeva totalmente, e sempre, si era comportato lealmente nei confronti dei compagni. Ma non tutti erano dei sognatori pieni di ideali, fra loro c'erano anche molti opportunisti... Qualcuno smaniava e diceva cose senza senso, prendere le armi e fare una rivoluzione armata, dicevano:
- Questa società deve veramente diventare uguale per tutti! - diceva un giovane operaio coi capelli lunghi.
- Noi sgobbiamo, ed i padroni "mangiano" - ribatteva un altro.
- Sono stufo di vedere mia moglie piangere, perché i soldi non bastano mai, mentre la moglie del padrone, per comprarsi un vestito, spende in un giorno, quello che noi spendiamo per mangiare in un anno - diceva un uomo sui quarantacinque anni.
- Basta! - ad un certo punto diceva il capogruppo - di questo passo non cambierà mai niente. State pensando tutti al vostro tornaconto personale. Sbagliate! Dovete pensare al bene comune, la vostra mente si deve aprire al concetto di comunanza ed uguaglianza. Non c'è più tuo o mio, solo nostro. La nostra è una lotta di classe, non la guerra del pane. -
Era il più opportunista di tutti. Lui pensava solo al raggiungimento di un suo obiettivo personale: il potere. Era un uomo carismatico, riuscì a convincerli...a convincerci tutti. Pensò, Simone. Erano tutti soggiogati dalle sue idee, che consideravano le migliori...
C'era bisogno di gente come lui: gente che sapesse seguire il corso degli eventi, senza lasciarsi fuorviare da sentimentalismi borghesi e da sogni dorotei. Gente che fosse ambiziosa, ma che sapesse convincere gli altri che, tutto ciò che faceva, lo faceva per il loro bene...
...Nel 1968, arrivavano dall'America notizie sui primi moti di ribellione: i cortei, le barricate, gli scontri con la polizia...
L'attività sindacale iniziò con grande fervore a sostenere la ripresa della lotta di classe...
Simone, incorruttibile nel suo idealismo di una società migliore, lottò e si distinse per la forza con cui sosteneva quelle idee.
Le sue idee erano così diverse da quelle di suo padre...
Ciò li portò a dei nuovi contrasti, ancora più accesi che in passato. Parlavano poco di solito, si erano riconciliati da qualche anno, ma preferivano evitare di parlare, perché entrambe sapevano che potevano cadere in qualche discussione che, nemmeno loro, sapevano dove li avrebbe portati. Erano entrambe appassionati di politica, e sapevano di avere idee decisamente contrapposte, ragione per la quale, quel discorso fra loro era tabù...
In quei giorni vi erano stati dei gravi attentati, ed il conte non poté trattenersi dal dire che ai tempi del littorio cose così vergognose non sarebbero mai successe: il re e l'uomo che allora governava avevano le idee chiare, sapevano cosa fare per mantenere l'ordine...
Simone, non gli lasciò finire la frase:
- Certo, col manganello era piuttosto facile, mantenere l'ordine. Non te lo ricordi, papà? -
- Cosa stai dicendo? -
- Sto dicendo, che noi e quelli come noi vivevano bene. Ma gli altri, la povera gente se non era d'accordo con loro, beveva olio di ricino... -
- Tu menti. Nessuno compiva violenze ingiustificate...Tu stai parlando di quando c'era la guerra. Ti confondi. Prima stavamo tutti bene... -
- No. Stava bene chi aveva dei privilegi, e se quella minestra non gli piaceva, poteva permettersi di mangiarne un'altra... -
- Tu disprezzi il piatto in cui hai mangiato...Sei un vigliacco...
- No. Sono coerente, non vivo di sogni e illusioni, io!
E non sono più un ragazzino a cui puoi permetterti di dire le tue stupidaggini, papà, o preferisci che ti chiami Signor Conte?!... -
- Sei un illuso, vedrai dove ti porteranno le tue idee bolsceviche, i tuoi amici sono soltanto degli opportunisti, invidiosi di chi ha il potere ed il benessere. Vogliono soltanto ribaltare la situazione, per mangiarsela loro la torta. Della massa proletaria, come dite voi, ai vostri capi, non gliene importa nulla... -
- Sei tu che sbagli. E' vero, vogliono cambiare le cose, ma per stare bene tutti, non per perpetrare arcaiche tirannie e ataviche grettezze...Con la nostra società rinnovata, ognuno potrà vivere come più gli piace, perseguire gli interessi e le passioni che ha, senza la preoccupazione di dover saltare i pasti...E sarà così per tutti, non per qualcuno soltanto...
Sarà una società senza pregiudizi e senza preconcetti, non ci saranno razze superiori, non ci sarà il predominio di una religione sull'altra, ognuno potrà scegliere il Dio in cui
credere, ed ognuno potrà amare come e chi gli pare... -
- Certo, e questo aspetto della questione ti interessa più d' ogni altro, vero? -
- Cosa intendi dire? -
- Tu sei un uomo senza fede e senza Dio...Ma soprattutto, tu sei un uomo? -
- Io credo che gli uomini come te dovrebbero scomparire dalla faccia della terra...Tu credi che essere un uomo significhi calpestare i sentimenti degli altri? Ti sbagli! Credi che essere un uomo significhi cambiare donna come cambieresti camicia? Ti sbagli! Credi che essere un uomo significhi relegare una donna, che hai il coraggio di chiamare moglie, in casa a farti da serva, mentirle per andartela a spassare con la prima che capita? Ti sbagli! Credi che per essere un uomo basti riempirsi la bocca di parole melense, insulse, fatue, per trasmettere dei valori, nei quali solo più tu credi? Ti sbagli! ....E' vero, io sono un mangiapreti, ma almeno sono sincero...Io non sono l'ipocrita che ha giurato a qualcuno di essergli fedele nel bene e nel male...I preti non dovrebbero esistere...O perlomeno, non dovrebbero predicare cose sconcertanti come quelle che sciorinano a quegli ottusi che se le bevono!...
- Basta! Fuori da casa mia! Tu parli e accusi...Ma la verità è che tu sei un rinnegato, un pervertito ed io non voglio che tu porti mai più i piedi in questa casa, né in mia presenza, né in mia assenza. Vattene!
Donna Eugenia aveva assistito impotente a quella terribile discussione. Non era rimasta sconvolta dalle rivelazioni che suo figlio aveva fatte, aveva intuito la verità già da un pezzo, ma dalla furia, con cui padre e figlio avevano litigato, dalla fermezza con cui il conte aveva chiesto al loro figlio di lasciare la loro casa e di non tornarvi mai più.
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