Il conte e Simone si persero di vista. A donna Eugenia non restò che andare a far visita al figlio, naturalmente, quando il conte era fuori per "lavoro" e sempre a sua insaputa...
Che tristezza! Vedere il proprio figlio di nascosto: come se fossero due ladri, o due adulteri...
Barbra Streisand - Memory
Lei tentò, nel suo modo delicato, di farli riconciliare, ma non ci fu niente da fare...
Sentiva che suo figlio aveva bisogno di lei, e voleva stargli vicina, ma era impossibile...Il suo Simone era inquieto e tormentato, soffriva moltissimo...Sapeva che nella sua vita c'era stato un unico grande amore, ed era stata Virginia.
Sapeva, che il padre di lei lo aveva umiliato terribilmente, e che lui aveva stentato a riprendersi, ma non aveva dimenticato, né si era rassegnato...Lei sapeva che suo figlio era un uomo fragile e che quella storia lo aveva annientato..
Lei era fermamente convinta, che le scelte di suo figlio, soprattutto quelle politiche fossero una ribellione: contro suo padre, il conte; contro il padre di Virginia, che dall'alto del suo potere lo aveva cacciato dalla vita di sua figlia, tacciandolo di opportunismo, sebbene si fosse espresso in modo molto più diretto e brutale; contro una società che gli stava stretta, perché troppo condizionata da bassezze e pregiudizi dettati dalla grettezza, o forse dall'arroganza degli egoisti, che vogliono tutto per sé e che nulla venga diviso...
Simone, dal canto suo, continuò a militare nelle file del sindacato fino agli inizi degli anni ottanta...
...Era arrivato davanti al ristorante, "Che fortuna trovarlo ancora aperto!" pensò. Entrò e chiese il suo soprabito.
Mentre aspettava, vide che in sala da pranzo c'era ancora movimento, scorse un tavolo a cui sedevano una decina di persone. Erano persone molto importanti! Ecco perché il ristorante era ancora aperto!
" Simone!" sentì chiamare. Si voltò e vide un uomo, approssimativamente della sua età, forse un po' più vecchio, che lo chiamava.
- Simone! Come stai? -
- Buonasera! - rispose interdetto.
- Possibile! Non mi riconosci? -
- Domando scusa. Ma in questo momento non ho presente... -
- Sono Ludovico..., il fratello di Virginia. -
- Ah! Ludovico. Come stai? -
- Io bene. E tu? -
Simone fece intercorrere un lungo silenzio, prima di rispondere. Non si vedevano da quarant'anni. Significava qualcosa questo incontro?
- Non sto molto bene. Domani entro in ospedale. -
- Nulla di grave, spero. -
- Si. Lo spero anch'io. Come mai sei qui? -
- Da diversi anni, ormai, vivo qui. Ho delle proprietà fra Barolo e Dogliani. Mi occupo dei miei vigneti, della produzione di vino e della vendita. Sai le cantine ... sono le mie! - Davvero! Sapevo che tuo padre aveva acquistato dei terreni, anni fa... -
- E' morto dieci anni fa! -
- L'ho saputo. Ti faccio le condoglianze ora, visto che non ho avuto il modo di fartele prima... -
- Grazie. Simone sono tanti anni che... Desideravo parlarti, desideravo farlo anche allora... Ma non ne ho avuto il coraggio...Ti ricordi, quando eravamo bambini ti avevo detto, anzi ti avevo chiesto di essere amici per sempre...E poi, sono stato io a tradire la nostra amicizia...Quando tu e mia sorella...Io avrei potuto aiutarvi, ma ho preferito starne fuori...Sto dicendo un mare di cose senza senso, devo sembrarti un vecchio, imbecille e patetico, scusami, forse ho bevuto troppo, forse non pensavo d'incontrarti mai più...E' che questa cosa, mi è sempre pesata sulla coscienza, ma non ho mai avuto il coraggio di ammetterlo e venirti a cercare, almeno per chiederti scusa, per non aver fatto niente, per come si era comportato mio padre con te...Facciamo due passi insieme, avrei molte cose da dirti... -
- Grazie, no. Come ti ho detto, domani devo ricoverarmi e vorrei andare a dormire presto... -
- Non ti tratterrò troppo a lungo. Ti prego. C'è qualcosa che vorrei dirti... -
Simone non disse nulla. In verità, quelle ferite non si erano mai chiuse e riparlarne gli avrebbe fatto male. Non voleva riacutizzare un dolore mai sopito, non quella sera! Disse ancora di no. Ludovico non si arrese e insistette ancora. Uscirono a fare due passi. Su di loro era calato un silenzio pesantissimo. Fu Ludovico a romperlo:
- Quella storia non ha portato bene a nessuno. Virginia non accettò mai la decisione di mio padre. Nel 1956 si fece suora. Ora è madre superiora nell'ospedale ... Lo sapevi?
- Si. E' lì che mi ricovererò! -
- Glielo farò sapere. Sarà felice di poterti assistere... -
- Lo sa già! -
- Ah! Bene. Nemmeno io non mi sono sposato...La donna che amavo ha sposato un altro...Ma non è di questo che volevo parlarti...Mio padre, prima di morire, mi disse che aveva dei rimorsi, che si era pentito di averti trattato in quel modo, che forse avrebbe dovuto capire e darti un'opportunità... Non ti importa più di tutto questo, vero?... -
- No. Sono passati quarant'anni da allora. E' inutile piangere sul latte versato. Ho amato moltissimo tua sorella...Non ho amato che lei in tutta la mia vita...Ma se le cose sono andate a finire così, forse era destino o forse ...Mah! Chissà chi lo sa!...Lasciamo andare. Siamo due vecchi Ludovico...Non ti serbo rancore, non ne serbo nemmeno a tuo padre...L'ho creduto fino a prima d'incontrarti, ma ora so che, da molto tempo, non è più così. Abbiamo sbagliato tutti! Torniamo adesso...Devo proprio andare... -
- Potrò venirti a trovare? -
- Certo. Mi faresti molto piacere...Siamo arrivati...Allora, buonanotte, e a presto... -
- Buonanotte, Simone...Amico mio... -
Simone era entrato in casa, "Finalmente!" pensò, "Ora, andrò subito a letto". Sdraiato nel suo letto, al buio, stentava a prendere sonno, troppi ricordi affollavano la sua mente...
...Rivedeva le battaglie sindacali, i suoi compagni, risentì i discorsi, in particolare uno gli risuonava nel cervello.
Era la sera del trenta Aprile 1978, erano tutti riuniti nella sede, che era stata trasferita in centro, in un ampio salone e stavano terminando di preparare il corteo che ci sarebbe stato il giorno seguente:
- Io non sono d'accordo - diceva un giovanotto - di adottare un linguaggio leninista. E' assurdo parlare di aristocrazia operaia... -
- Ha ragione. Questa condizione non appartiene storicamente all'Italia...Noi rivoluzionari dobbiamo tenerne conto... - diceva un altro.
- Lo stato borghese è uscito da appena trent'anni da un esperimento fascista, che ha tentato di esercitare la dittatura capitalista senza l'inganno democratico, e si è risolto in una crisi, arginata grazie all'inserimento dei partiti opportunisti nella democrazia borghese... -, aggiungeva un terzo.
- Molti filosofi hanno parlato delle contrapposizioni dei valori forti e dei valori deboli. Dovremmo spiegarlo ai compagni. Perché il nostro potenziale sta nella coscienza di massa e non dobbiamo in alcun modo sostenere una tradizione democratico-borghese e parlamentare. Diffondere un'ideologia ed un costume riformista e costituzionalista nelle masse operaie è un'opera di corruzione della coscienza di classe e di svilimento del suo stesso potenziale... -, incalzava Pietro, uno dei fondatori storici del gruppo.
Simone ripensava alle sue convinzioni, alle sue illusioni, a quanto aveva creduto nel suo gruppo, tanto da finanziarlo ed investire in esso, quasi tutte le sue energie. Vi aveva preso parte attiva per quasi vent'anni, ottenendo cariche importanti all'interno del gruppo, le accettò perché era fondamentalmente convinto dell'ideologia marxista, non gli interessava il prestigio, come non gli interessava il potere, semplicemente credeva nella possibilità di un mondo migliore.
La delusione fu cocente.
Due anni dopo mentre preparavano il corteo del 1 Maggio 1980 nacquero dei contrasti all'interno del gruppo, qualcuno accampava pretese, desiderava crescere, soprattutto di rientrare negli schemi e farne parte:
- Perché per cambiare le regole del gioco, è indispensabile conoscere le regole, vivere secondo esse, ed opporsi quando è necessario. Non puoi opporti se non hai voce in capitolo! - Ribadiva uno dei capi.
- Io non sono d'accordo - dissentì Simone - Abbiamo sempre detto che la voce che dovevamo far sentire doveva parlare all'unisono, perché doveva essere la voce della massa proletaria. E se non fossero state le nostre voci, sarebbe stato il silenzio...Ora, tu mi parli del singolo; il singolo è un leader. Noi dovevamo essere un'unità democratica e corale. Che cos'hai in mente? -
- Non possiamo restare tagliati fuori dai giochi di potere e contrapporci. Dobbiamo essere parte integrante di un meccanismo, se vogliamo fermarlo e cambiarlo... -
- Io credo che tu abbia sete di potere, e t'importi ben poco di cambiare le cose. Stai pensando al tuo tornaconto personale. -
- No. Non è vero. Tu sei invidioso. Hai paura di restare in ombra, perché sai che io ho più possibilità di te di arrivare e riuscire a raggiungere il nostro obiettivo. Per tutti, è chiaro! -
- Tu sei un ipocrita. Tu non vuoi cambiare un bel niente. Tu vuoi soltanto appoggiare il tuo fondoschiena sul famoso "cadreghino", per godere di tutti i vantaggi che esso rappresenta... -
- Se anche fosse, cosa ci vedi di terribile in tutto questo?
- Vedo un abile calcolatore che si è infiltrato tra di noi sotto mentite spoglie, per raggiungere ciò che gli interessava. Sei un lupo travestito da agnello!...E ancora una cosa, io non sono mai stato in competizione, né con te, né con nessun altro. Ho soltanto creduto in un ideale. Ma gli ideali sono una cosa e gli uomini che li concretizzano, un'altra. Forse hai ragione tu, forse no. Resta il fatto che io non condivido questa scelta, pertanto me ne vado. Lascio il gruppo... - Finito di parlare, Simone prese la sua giacca e se ne andò, non gli dette nemmeno il tempo di replicare...
Si staccò dal gruppo e non ne volle più sapere...
Riprese a coltivare le sue passioni, che per la politica aveva accantonate...Fece nuove amicizie, meglio dire conoscenze, perché di amici, veri amici, ne aveva avuti soltanto due, Ludovico e Loris, ma di entrambe aveva perso le tracce strada facendo.
Continuava il suo lavoro in fabbrica, ma durante i fine settimana aveva iniziato ad andare in montagna: a quarantasei anni aveva deciso di imparare a sciare.
Ci andava sovente con sua nipote, Morena.
Aveva intrapreso nuovi hobby e ritrovato la voglia di viaggiare. Nei ponti lunghi faceva qualche puntatina nei luoghi che desiderava visitare: luoghi d'arte e di cultura.
Con l'età, divenne un frequentatore delle terme...
D'estate, le vacanze erano vissute in viaggi all'estero, possibilmente a lungo raggio... Ma a parte, le sciate con Morena, si muoveva rigorosamente da solo. Non voleva fra i piedi scocciatori che gli imponessero il loro programma, voleva fare semplicemente ciò che gli pareva, senza dover tener in conto i gusti altrui...Era stato troppo generoso, ed era sempre stato brutalmente disilluso, ora voleva essere egoista e soddisfare esclusivamente sé stesso!
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