mercoledì 3 gennaio 2024

5 GENNAIO 2024 - UN UOMO TROPPO SOLO

QUANTA STRADA... TUTTA A PIEDI!

Al mattino, quando si svegliò, si sentiva pieno di energia. Erano le nove e mezzo. Da quanto tempo non si alzava così tardi? Infilò la vestaglia e scese in cucina a prepararsi la colazione. Te e biscotti, yogurt e miele, adorava quella colazione...

Poi, con calma, andò a preparare la vasca, per farsi il bagno, di solito faceva la doccia, era più sbrigativa. Ma quel giorno no, voleva assaporare ogni cosa con piacere...Si vestì, ed uscì a comperare il giornale. Respirava a pieni polmoni, l'aria tiepida della primavera inoltrata, si sentiva rinvigorito, sentiva di aver ritrovato l'entusiasmo, l'amore per le cose e soprattutto per la vita. Ritrovò i suoi sogni ed i suoi progetti, intatti, come se li avesse chiusi in un cassetto per quarant'anni e riaprendolo li avesse visti ancora lì, ancora buoni per essere realizzati...

Si fece una promessa. Solennemente, fra sé e sé dichiarò:

" Quando uscirò dall'ospedale, lascerò questa casa ed andrò a vivere al mare, non potrò più fare l'oceanografo, ma potrò godere del suo eterno spettacolo. Il passato è morto e sepolto, devo imparare a dimenticare. Forse, non è troppo tardi...Potrò cercare di dividere la mia vita con qualcuno...

Non un fantasma del passato, bensì una creatura del presente...Avere, magari, una moglie!" .

Per la prima volta, capì che era stato troppo solo, e ammise, amaramente che la colpa, forse, era stata soltanto sua... Nessuno gli aveva imposto nulla. La sua era stata una scelta, non una condizione. Una scelta o una condizione? Perché?...

Aveva raggiunto l'edicola. Si sbizzarrì nell'acquisto di quotidiani e rotocalchi. Di lì a qualche ora, sarebbe entrato in ospedale e voleva avere qualcosa che lo aiutasse a passare il tempo...Rimuginò tra sé e sé, che l'ultima giornata era trascorsa in un battibaleno, tra pensieri e ricordi...
Ritornando verso casa, sentì un profumo intensissimo, era di tuberose...Da quanto tempo non sentiva quel profumo!...

Se ne ricordò. Era il giorno del funerale di suo padre. Sua madre ne aveva fatto ricoprire il feretro...Perché ad un ricordo felice, corrisponde sempre un ricordo doloroso?

Suo padre era morto da tredici anni, di un male incurabile. Tre mesi di ospedale e via...Tutto finito. Lui era corso al suo capezzale, non appena lo aveva saputo. Era arrivato in tempo per rappacificarsi con lui:

- Ciao, papà. Come stai? -

- Come sto? Almeno tu, non fare l'ipocrita...Non lo sei mai stato...Ne ho per poco, Simone. Ed il fatto, che tu sia qui, è una conferma...Non. Non fare quella faccia. Non sono mai stato uno stupido, un ingenuo, a volte, un egoista, cert'altre, ma uno stupido mai... Ho un tumore...Ho sentito i medici che ne parlavano con una delle tue sorelle...Mi credono un vecchio rimbambito...Sto morendo, ma il mio cervello funziona ancora benone...Mi dicono che fra un mese uscirò, acciacchi dell'età, controlli, è tutto normale...Non è normale un bel niente, qui... -

- Papà, io ancora non mi sono informato, ma se è vero quello che dici, cerca di non stancarti troppo a parlare... _

- Ho troppe cose da dire, che ho tenuto strette nella gola per troppi anni...Ho poco tempo devo riuscire a sfruttarlo al meglio e fare e dire tutto ciò che devo... -

- Vuoi forse compiere tutto oggi? -

- Non scherzare, Simone, ti prego. Soprattutto con te, ho bisogno di parlare. Tra noi ci sono stati lunghissimi anni di silenzio, dieci anni una prima volta e tredici la seconda...

Ora devo parlarti, prima che sia troppo tardi... -

- Papà, io sarò qui, anche domani e dopodomani, se lo riterrai necessario... -

- E poi, te ne andrai di nuovo? -

- No. Poi tornerò a trovarti... -

- Simone, tu non vuoi capire, non ho tutto questo tempo... Potresti anche tornare e non trovarmi più. Capisci? -

- Papà. Stento a crederlo, perché...quando mi hanno telefonato, mi hanno soltanto detto che tu eri stato ricoverato per un controllo approfondito, in relazione ad un disturbo...Nessuno mi ha parlato di tumore... -

Il Bagatto - Ogni volta che rido

- Allora, hanno mentito anche a te...Forse, sapendo dei nostri rapporti, non volevano essere brutali...Con te nessuno è mai stato troppo tenero...Io, poi, sono sempre stato molto più duro degli altri...Non ho saputo dimostrarti niente, ho fatto molte differenze, ma ciò era dettato da un utopico codice cavalleresco...Non perché ti volessi meno bene...Tu sei uomo, e un uomo deve essere forte, virile, soprattutto, non può permettersi di piangere...Questo credevo...E sbagliavo...La forza di un uomo non sta tutta nei suoi muscoli e nel suo cervello...Un uomo ha anche un cuore ed un'anima... -

- Papà, non stancarti. Io ho capito. Per la verità, è da tempo che ho capito...Anch'io sono orgoglioso...Mi seccava ammetterlo...tu hai sbagliato con me ed io ho sbagliato con te...Se come dici tu, il tempo che ci resta è poco, sarà bene usarlo al meglio possibile, tentare di capirci e costruire un bel rapporto...Non importa se sarà per poco tempo...Ciò che conta è aver costruito qualcosa di bello insieme, o almeno averci provato... -

- Si. Hai ragione...Raccontami di te, di questi anni... -

Una smorfia di dolore aveva interrotto la loro conversazione, l'infermiera era prontamente intervenuta per somministrargli un sedativo molto potente...

Questo ricordo gli riportò alla mente il suo ricovero, che fosse arrivata la sua ora? Scacciò questo pensiero dalla sua mente...

Ritornò a tredici anni prima, al capezzale di suo padre.

Riuscirono a parlare, a raccontarsi tutto degli anni in cui erano stati lontani, riuscirono a costruire quel rapporto, che era mancato ad entrambi, ma Simone, non riuscì a dire a suo padre "Ti voglio, bene, papà!". Restò vicino a lui, fino alla fine, fu lui a chiudergli gli occhi...
Si sentiva pieno di tristezza, si allontanò da quel ricordo...

Decise di passeggiare. Si sentiva prigioniero e aveva voglia di evadere. Che assurdità! Era libero come l'aria e lo era sempre stato...Perché si sentiva prigioniero? Perché sentiva la sua vita scivolare via? Non aveva, forse, più tempo?

Entrò in pasticceria, e compro degli chantilly al cioccolato...Dicono che il cioccolato sia un antidepressivo..

Tornò a casa all'ora di pranzo e si dette dello stupido:
"Vengo a casa per pranzo, ed a casa non ho nulla, ieri ho svuotato il frigorifero...Che testa! Sto proprio diventando vecchio...Ecco di cosa dovrei avere paura, di diventare un vecchio barbagianni che non sa più quello che si fa, e non avendo nessuno che si occupa di me, è una cosa veramente terribile...".

Uscì nuovamente per andare a pranzo. Andò in trattoria...Cucina casalinga, roba genuina, piatti semplici ma squisiti, servizio normale!

Ripensò alle cene che aveva preparato nella sua vita, poche in verità. Qualche volta era successo che degli amici venissero a trovarlo per una partitina a poker, così si organizzava e li invitava a cena. Non era un gran cuoco, ed i suoi amici mangiavano ciò che lui aveva preparato, più per gentilezza che per fame. Sorrise tra sé, pensando che fosse stato per la fame, probabilmente avrebbero digiunato volentieri...

Dopo pranzo, scoprì di non aver nessuna voglia di tornare a casa. Stava tergiversando, la verità era che voleva rimandare il più possibile il rientro, perché stabiliva l'avvicinarsi dell'ora del ricovero, e con esso sanciva il passaggio da sano a malato...Si, ma poi sarebbe guarito, e avrebbe avuto tutto il tempo di recuperare la sua vita o ciò che di essa rimaneva. Allora, non era forse meglio togliersi questa preoccupazione? Con passo deciso si avviò verso casa. Aveva anche i pasticcini da mangiare...Si, verso le cinque li avrebbe mangiati con il te.

Salì al primo piano della sua casa che, da diversi anni ormai, aveva rimesso a posto, e andò a sedersi sul balcone, quello dal lato interno della casa da cui si poteva ammirare tutta la vallata. Si perse a guardare quello spettacolo...

Le colline ondulate delle Langhe erano così simili alle onde del mare aperto. Guardando quel paesaggio, vedeva in sovrapposizione il mare...Ecco perché aveva sempre amato quei luoghi, gli ricordavano il mare, che lui aveva sempre amato..

...Il mare lo aveva amato da quando aveva memoria, le Langhe le aveva conosciute molti anni dopo... "Che strane considerazioni si fanno, a volte!", pensò...

Si assopì sulla sdraio...Rimase così, a lungo, quando si svegliò sentiva il campanile battere le cinque..."Meglio di una sveglia", pensò.

Andò a prepararsi il te, scartò i pasticcini e iniziò a mangiarli con gran gusto...

Ritornò al suo "punto d'osservazione". Un'espressione che non aveva mai più usato, vuoi perché non si era più lasciato prendere dai sogni, vuoi perché si era aggirato come un cieco nella sua ossessione. Dio, quanto tempo sprecato!

Sì. Sprecato!

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