giovedì 4 gennaio 2024

6 GENNAIO 2024 - UN UOMO TROPPO SOLO

 L’OSPEDALE

A sessantadue anni, egli aveva compreso suo padre: non lo sapeva nemmeno lui di sbagliare, agiva in buonafede. Sì...Era...troppo orgoglioso per ammettere i suoi errori, troppo onesto per mentire, ma anche troppo debole per tentare di cambiare... Al di là di tutto, ciò che rimproverava a Simone, il conte lo rimproverava a sé stesso.

Simone stava ripercorrendo tutta la sua esistenza, come dicono accada quando si sta per morire. Qualche giorno prima gli avevano diagnosticato una mielopatia progressiva, che in poco tempo gli avrebbe distrutto completamente il midollo spinale, se non si fosse sottoposto, immediatamente, ad un intervento piuttosto complicato e rischioso. In quell'occasione Simone aveva deciso in fretta, contrariamente al suo solito, ed aveva concordato col medico il giorno dell'operazione: il giorno dopo il suo compleanno. Voleva compiere sessantadue anni, non importava che fosse in ospedale, ma voleva festeggiarli in compagnia di sua nipote: Morena.

Morena, la figlia di Emilia, era una bella ragazza, bionda con gli occhi azzurri, colta e raffinata; gli voleva molto bene e lo aveva sempre trattato con grande rispetto. Morena era anche l'unica persona che potesse permettersi di rimproverarlo per alcuni suoi eccessi, sapeva come prenderlo! Si erano sempre capiti, a volte anche senza bisogno di parole, e lui sapeva quanto per Morena fosse importante festeggiarlo.

Simone era rimasto scapolo, non aveva mai avuto figli, ed era stato sempre molto solo, sempre in disparte.

La sua era stata una condizione, più che una libera scelta. Le sue sorelle, che avevano contratto tutte matrimoni vantaggiosi, chi per opportunità e chi per amore, avevano preso le distanze dal fratello, che non avendo fatto fortuna consideravano un parente di serie B. O meglio, preferivano evitare di introdurlo presso i loro amici di rango. Lui lo sapeva, ne soffriva, ma non fece mai nulla per imporre loro la sua presenza. Le conosceva e le compativa. Erano state allevate secondo i principi del conte Alfonso, e come lui, erano superficiali, ma non cattive. In loro era rimasta la paura dei giorni bui e tristi del dopoguerra, ed il terrore che quei giorni potessero tornare. Lui era il simbolo di quei giorni infelici, e la sua presenza disperata e malinconica glieli ricordava con troppo furore. No. Lui non le avrebbe mai messe a disagio...

Ecco, Morena era la figlia che avrebbe voluto, l'unica frangia di famiglia che sentisse di avere...
Ed a Morena voleva affidare il suo testamento spirituale; quello legale lo aveva già affidato ad un notaio...

Si sorprese da solo, e tra sé e sé convenne che stava diventando ridicolo e patetico, e via, quante storie, in fin dei conti era soltanto un intervento, perché farla tanto lunga?

Decise di lasciare da parte l'idea del testamento spirituale, avrebbe scritto una lettera da aprire in caso di sua morte, e basta così.

Julio Iglesias - La carretera


Non voleva rattristare Morena, non voleva fare discorsi funesti, tanto più che, sapeva bene, il giorno dell'operazione, fuori dalla sala operatoria, Morena sarebbe stata sola, preda dell'angoscia, a sperare nell'esito positivo dell'intervento.

Dunque, bisognava organizzarsi per il compleanno. Il pigiama nuovo lo avrebbe indossato prima dell'orario di visita il giorno seguente, la colonia non doveva assolutamente dimenticarla, sua nipote ci teneva moltissimo che si presentasse al meglio di sé per quanto è possibile ad un paziente in ospedale!

Simone rientrò e terminò i bagagli. Sentì il campanello, scese le scale, uscì e chiuse casa. Morena lo attendeva davanti al portone, per accompagnarlo in ospedale.

Entrò in ospedale alle otto di sera.

Dopo le formalità burocratiche, gli venne assegnata la sua stanza, e sua nipote lo aiutò a sistemarsi, quindi se ne andò dicendogli arrivederci all'indomani.

Allorché furono spente le luci, Simone chiuse gli occhi e rivide gli anni della sua adolescenza.

Era un ragazzo triste e solitario, i rapporti con suo padre erano via via peggiorati fino a degenerare in un'incomunicabilità di ghiaccio: un giorno, dopo un litigio terribile, decisero di non rivolgersi più la parola. Erano in contrapposizione l'uno all'altro, su tutto. Il conte Alfonso, un monarchico convinto che la destra rappresentasse l'unica via di salvezza per l'umanità, deprecava il figlio che negli anni era diventato un sindacalista comunista.

Non si parlarono per molti e molti anni. Poi, quando suo padre si ammalò fu il primo ad accorrere al suo capezzale. Rimase vicino al conte Alfonso, fino alla fine, ma non riuscì mai a dirgli "Ti voglio bene, papà". Si era portato dietro il grosso rammarico di non averlo fatto.

Sempre quella notte, Simone ripensò alle donne che avevano popolato il suo cuore, nessuna era mai stata tenera con lui. Era stato sempre bello, e questo nessuna donna glielo aveva mai perdonato. La sua era una bellezza molto sensuale, con un fascino misterioso ed enigmatico, reso ancor più desiderabile da quel suo sguardo venato di tormentata disperazione. Nelle sue donne suscitava morbose gelosie e furibonde passioni. Loro intuivano sempre che il suo cuore e la sua anima appartenevano a qualcun'altra, ma chi fosse non lo sapevano e non lo avrebbero mai saputo.
Così, per punirlo, lo facevano soffrire, umiliandolo per quanto più fosse loro possibile.

Aveva molti problemi e complessi con radici profonde; aveva un animo nobile e generoso, ma era troppo mutevole e, a volte, diventava intrattabile.

Aveva avuto molte avventure, ma un solo, unico, grande amore: Virginia.

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