venerdì 5 gennaio 2024

7 GENNAIO 2024 - EPIFANIA

 UN UOMO TROPPO SOLO

VIRGINIA


Virginia era la sorella di Ludovico, il miglior amico di Simone. Era una bambina bellissima, che con il passare degli anni, si trasformò in un'affascinante nobildonna.

Virginia e Simone si rincontrarono, molti anni dopo la fine della guerra. Erano ormai due diciottenni, il cui destino si evolveva percorrendo strade completamente diverse. Virginia si apprestava a terminare i suoi studi superiori per entrare all'Università, mentre Simone era appena riuscito a terminare la terza avviamento; aveva dovuto iniziare a lavorare come operaio, per aiutare la sorella maggiore a mantenere la famiglia.

I due giovani non si riconobbero all'istante, anzi non si riconobbero per niente. Si notarono. E rimasero affascinati l'uno dall'altra. Fu un colpo di fulmine, per entrambi.

Lei era di una bellezza quasi angelica, così eterea e raffinata; lui era alto ed atletico, bruno con gli occhi fiammeggianti di passione. Non c'era bisogno di dirlo, quanto i loro mondi fossero distanti: l'elegante completo Chanel di lei faceva da contraltare agli abiti lisi di lui... Ma, i loro modi no, quelli erano simili, anzi eguali! L'educazione raffinata, impartita a tutti i costi dal conte Alfonso, a qualcosa, infine, era pur servita!

Manuel Franjo - Solo por tu Amor

 Si presentarono, ma nemmeno all'udire pronunciare i loro nomi, la loro memoria si risvegliò. Iniziarono così a parlare, una conversazione che diventò via via più profonda, più intima, col passare dei giorni. Era l'estate del 1952. Virginia era nelle Langhe, perché suo padre stava acquistando dei vigneti: si sarebbero trattenuti almeno per un paio di mesi.

Lei e Simone si innamorarono quasi subito. E si amarono con tutta la passione di cui erano capaci. Ma si sa, che quando la passione brucia e l'amore controlla i nostri pensieri, si perdono di vista buon senso, convenienza e cognizione. Fu quanto accadde anche a loro.

Si amavano e come tutti gli innamorati volevano sposarsi e vivere insieme e formare una famiglia e... si erano illusi! Mai e poi mai la famiglia di lei, avrebbe accettato uno spiantato simile come genero!

Sì, certo, era Simone, il figlio dei loro amici di un tempo. E allora? Era stato tanto tempo fa! C'era stata la guerra, era cambiato tutto il mondo, i tempi erano diversi, e insomma, non c'era nessuna buona ragione per cui un patrimonio come il loro non dovesse essere accresciuto con un matrimonio vantaggioso! Per la miseria, erano gli anni cinquanta, e tutti erano febbricitanti nella forsennata "corsa all'oro". La famiglia di lei, questo lo tenne ben presente, si convinse che la cosa migliore da farsi, nell'interesse di Virginia, era di non lasciarsi fuorviare da sciocchi sentimentalismi adolescenziali! O no?!

Virginia non accettò mai la decisione della sua famiglia, ma non era stata educata a ribellarvisi. Per carattere amava la vita e per questo non l'avrebbe disprezzata. Si fece monaca.

Simone cercò in ogni donna che incontrò qualcosa di Virginia, in nessuna trovò mai nulla che gliela ricordasse. Nemmeno un po'!

In tutte quelle che aveva incontrato, aveva cercato la bellezza interiore di Virginia più che la sua apparenza fisica.

Ogni volta, aveva sentito più forte, lo struggente desiderio di lei, ed ogni volta la sua assenza era diventata ossessione e tormento, e ciò gli aveva procurato una disperazione sempre più cieca e sorda a qualunque richiamo.

Gli capitò anche di conoscere qualche bella ragazza, di uscire con lei e riportarla a casa, senza aver nemmeno tentato di sfiorarla.

Ci fu chi dubitò della sua virilità…!

Lui non se ne curò, sapeva che l'invidia, l'ignoranza ed il rancore spesso rendono meschini i nostri simili.

La sua disperazione apparteneva a lui soltanto. Non l'avrebbe condivisa con persone che non stimava, benché‚ non disprezzasse. Per loro provava compassione!

La verità era che le riaccompagnava subito a casa perché qualcosa di loro aveva riacceso in lui la speranza, che il suo sogno potesse riaccendersi, e subito qualcosa in loro lo aveva deluso, esaltando il desiderio della donna che amava, ma che non aveva, e sentiva come un fuoco divampare e divorarlo....

Certo, oggi, a sessantadue anni, tutto ciò sembrava così senza importanza, o meglio distante. Lui era un vecchio e Virginia un'anziana suora. Che cos'è, poi, la passione struggente, se non un sogno irrealizzabile alimentato dalla fantasia?

E' terribile rendersi conto di quanto il trascorrere degli anni renda gli ideali, i sogni e le passioni, materia inerte, buona solo per qualche spunto di riflessione o qualche film. Inoltre, non sapeva nemmeno quanto gli sarebbe rimasto da vivere!

E peggio è, rendersi conto che l'istinto di sopravvivenza sta al primo posto, attitudine destinata a crescere proporzionalmente al passare degli anni. Molti giovani furono vittime di ardenti passioni, ma il gelo della vecchiaia ne fu il testimone!


IL COMPLEANNO

Simone fu svegliato dal carrello, colmo di medicinali che tintinnavano, spinto da suor Giacinta.

La giovane suora faceva il giro delle camere per portare il termometro agli ammalati, per avvisare quelli che avrebbero dovuto prepararsi per le analisi o per la colazione che

sarebbe stata servita alle sei e mezzo.

Entrò nella stanza di Simone col suo sorriso radioso e lo sguardo dolce di chi vede nella vita spirituale il completamento della sua esistenza terrena. Gli diede il benvenuto, lo informò sulle regole dell'ospedale, gli disse che, per qualunque evenienza, vi era sempre una delle sorelle a completa disposizione di ciascun malato. Infine, prima di uscire gli fece gli auguri per il suo compleanno, aveva letto la sua data di nascita sulla cartella clinica.

Dopo colazione, Simone si apprestò ad affrontare il suo primo giorno di vita ospedaliera. Fece una incredibile quantità di esami ed analisi, tutto doveva essere pronto in serata, l'intervento era per l'indomani.

Finalmente, arrivò l'orario di visita.

Morena spiccava fra tutti col suo abito azzurro cielo, era così... bella ed eterea e gli ricordava una bambina che sedeva a tavola alla cena del Gran Ballo, nell'estate del 1939.

Lui l'aveva ammirata di nascosto dalle cucine, dove suo padre lo aveva relegato per punizione. Sua nipote, gli ricordò anche la Virginia che lui rivide nel 1952. Ora si rendeva conto del perché avesse sempre avuto un debole per quella nipote. Era la figlia che lui e Virginia avrebbero potuto avere...Era talmente assorto in queste sue elucubrazioni che non si accorse che Morena lo stava salutando. Ebbe un sussulto, e mentalmente si dette del cretino per quei suoi farneticanti pensieri.

Sua nipote si era presentata con due pacchetti, uno conteneva le bignole, quelle piccole, di cui erano entrambi molto golosi. L'altro, una scatolina di legno lavorato: riproduceva un piccolo forziere, era foderato di velluto, e su di un minuscolo cuscinetto era appoggiato uno stemma in miniatura. Simone si commosse, era quello della sua casata.

Nonostante, egli avesse avversato gli ideali di suo padre in maniera radicale, il giorno in cui il conte morì, Simone capì che la sua lotta contro di lui, non lo aveva liberato dai suoi retaggi. Le sue radici affondavano in quella cultura.

Con piacere, aveva scoperto che ciò non gli dispiaceva affatto... Semmai, rimpiangeva di non aver avuto la capacità di capire suo padre... Forse per curiosità, o forse per un inconscio desiderio di certezza, ad un certo punto, iniziò una ricerca genealogica, che lo portò a scoprire molte cose sul passato della sua famiglia... "Un sacco di stupidaggini" lo canzonava Morena...

- Come mai? - Chiese a Morena - Tu hai sempre detto che i titoli nobiliari, gli stemmi, il protocollo e tutto il resto sono solo grandi stupidaggini, utili alle persone inutili...

- Vedi, zio, mi ci è voluto un po' di tempo, ma... avevi ragione tu, ero io ad avere torto. Queste cose non contano per me, perché io sono cresciuta in un'epoca ed un contesto diversi dai tuoi... Ho ripensato a quello che mi hai raccontato... sai quando ti sei innamorato di Virginia... e... mi sento in imbarazzo... non vorrei tu pensassi che io sia invadente... Ti voglio bene, zio. Tanti auguri!

- Grazie. Mi piace molto. Tu hai sempre saputo scegliere la cosa giusta per farmi piacere. C'è una cosa che... Mi piacerebbe che tu ti laureassi quest'anno... E' da un po' che volevo parlartene... Hai finito gli esami da tempo, hai raccolto tutto il materiale... Perché non concludi?

- Perché... non saprei. Sto lavorando molto, e mia figlia cresce e ha bisogno di tempo e di attenzioni e...

La verità è che cerco di concentrarmi sulla mia tesi, ci passo molto tempo, ma quello che realizzo non è abbastanza... Sto cercando... - Una voce alle spalle di Morena li fece sussultare. Suor Clarissa salutò calorosamente Simone e gli fece gli auguri per il suo compleanno.

Suor Clarissa era una donna sulla sessantina, sul cui volto austero spiccavano due occhi azzurri luminosi e pieni di gioia, rimanevano tracce di una bellezza mistica ormai sfiorita, aveva un tono di voce dolce e pacato e trattava tutti con distaccata affabilità, e ciò lasciava trapelare le sue origini aristocratiche.

Suor Clarissa, al secolo Virginia, aveva preso i voti nel 1956 e da allora aveva sempre prestato servizio in ospedale, dedicando la sua intera vita agli afflitti. Il suo sacrificio era consistito nel rinunciare ai piaceri materiali ed offrire la sua infinita capacità d'amore a chi soffriva, a chi era solo, a chi moriva senza il conforto di un sorriso...

Morena si chiese come mai questa suora trattasse suo zio con tanta familiarità. Non aveva capito. Simone glielo spiegò. Non era stato un caso che Simone avesse scelto quell'ospedale.

Morena osservava i due vecchi amici: parlavano e ricordavano come fanno le persone di una certa et…. Ascoltava incuriosita i loro racconti di un tempo che fu, e soprattutto, notò quella vena di rimpianto e malinconia, per qualcosa che entrambi avrebbero voluto, ma che non fu mai!

Fu suor Clarissa ad interrompere il fiume dei ricordi e l'onda di nostalgia che aveva invaso la saletta deserta.

- Simone hai spiegato a tua nipote l’entità dell'intervento?

Non c'è molto tempo. E' bene che tu la metta al corrente di tutto, soprattutto dei rischi che ci sono...

- Sì, certo. Morena è perfettamente a conoscenza della situazione. Ne abbiamo già parlato molto... Ma... oggi è il mio compleanno, e per noi è un rito... Da molti anni lo festeggiamo insieme... Anche oggi... Sappiamo entrambe che potrebbe essere il mio ultimo compleanno... Ma siamo tutti e due fatalisti... Siamo convinti che ce ne saranno molti altri da festeggiare... - Rispose Simone a suor Clarissa, con una dolcezza che Morena non gli conosceva.

L'orario di visita era terminato ed i parenti dovevano uscire, zio e nipote si salutarono dandosi appuntamento al giorno dopo.

- Mi raccomando, sii puntuale Morena! - Disse Simone scherzando.

- Non ti preoccupare e stai bravo. Arriverò in tempo per dirti "In bocca al lupo".

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