MORENA
Il pomeriggio era lento e noioso a passare. Simone guardava fuori dalla finestra e si sentiva un leone in gabbia. Era una giornata fantastica e piena di sole. Desiderava sentirsi accarezzare dalla brezza primaverile. Uscì nel parco che avvolgeva la clinica ed andò a sedersi su una panchina, sotto un cedro libanese.Nuovamente, come aveva fatto negli ultimi giorni, prima di entrare in ospedale, si perse nei suoi ricordi...
Gli tornò alla mente Morena adolescente. Era la fine di giugno. Esattamente, era il giorno in cui lei ed Alberto presero la licenza media. Come in ogni occasione da ritualizzare, i loro genitori avevano organizzato un rinfresco per solennizzare l'avvenimento...
Filippo, che aveva allora quarantacinque anni e ne dimostrava dieci di meno, gongolava fra i suoi due rampolli, era orgogliosissimo di loro: belli, bravi, intelligenti, raffinati... e chi più ne ha più ne metta!
Fu così, che non riuscì a trattenersi dal fare un discorso di buon auspicio, riguardo al roseo futuro, che augurava ai suoi ragazzi... Simone sorrise, fra sé‚ e sé... Quanto gli aveva ricordato il conte Alfonso, in quell'occasione. Filippo, come il conte, aveva l'abitudine di pontificare, più che di parlare, di organizzare secondo le sue idee, più che capire, le esigenze dei figli...
Così disse e così fu, i ragazzi avrebbero continuato gli studi, in un collegio svizzero di fama internazionale! Questo, il cognato, almeno diceva e faceva, non viveva certo di sogni lui!
Ma era ciò che realmente i ragazzi desideravano? No! Lui lo sapeva bene. I ragazzi, come sempre quando avevano qualche problema, ricorrevano a lui:
- Zio - Aveva introdotto il discorso Morena - Tu ci devi aiutare... Noi non vogliamo andare in collegio in Svizzera. Vogliamo stare a casa nostra. Non ce ne importa un bel niente di avere un'educazione sopraffina. Conosciamo il galateo a menadito, nostro padre non ha fatto passare un giorno da che siamo al mondo, senza propinarci regole e doveri... Abbiamo sempre studiato e ottenuto il massimo dei voti, perché volevamo dimostrare che siamo responsabili di noi stessi. Non ce nessun bisogno di mandarci in un collegio, non potremmo imparare meglio o di più che in un altra scuola... A noi piace studiare, ma vogliamo scegliere noi che cosa. Lui ci vuole mandare in quel collegio, solo per tradizione di famiglia e perché è prestigioso, come dirti... E' una questione d'immagine, non di cultura... E noi non vogliamo. Aiutaci... -
Simone chiese ad Alberto cosa ne pensasse, dato che aveva taciuto fino ad allora, con gli occhi bassi...
- Io sono d'accordo con Morena... -
- Ma?... - chiese Simone.
- Ma... Lei è più estroversa, e riesce a dire meglio le cose... Io non voglio andare in collegio, perché non mi interessa studiare materie né economiche, né scientifiche, né umanistiche... Io... Io voglio studiare... No. Mi dispiace, non ce la faccio... -
- Non ce la fai a dire cosa? - Incalzò Simone, cominciando a preoccuparsi non poco, per l'atteggiamento di suo nipote, che era sempre stato mite, dolce e soprattutto sereno... Lo vedeva tormentato, contratto, spaventato. Perché? Qual era la cosa così inconfessabile?...
- Zio... Io voglio recitare, ballare, cantare. Non sarò mai un finanziere, non mi interessa diventare un uomo ricco e potente come mio padre... Io non sono come lui... Io... -
- Alberto, perché non ne parli francamente con tuo padre, spiegandogli le tue ragioni... In un primo momento andrà su tutte le furie, ma poi capirà. Tuo padre non è uno stupido... Se non vuoi parlarne con lui, parlane almeno con tua madre... Non puoi scappare, devi affrontare le tue responsabilità. Se vuoi che gli altri accettino la tua scelta, la devi accettare tu per primo... -
...Simone ricordò di aver pensato, mentre formulava quel ragionamento a suo nipote, "Ma senti da quale pulpito arriva la predica. Parlo proprio io, che ho osato sfidare mio padre a trent'anni! E' solo un ragazzino, cercherò di aiutarlo!"
- Zio. - Intervenne Morena - Non incalzarlo così. E' già abbastanza scosso e demoralizzato. Non infierire anche tu...
La preoccupazione sincera di Morena per suo fratello commosse Simone... A lui non era mai capitato... E dire che di sorelle ne aveva ben quattro!
- Va bene. - Concluse Simone - Vedrò cosa posso fare... -
Ash - Mosaique
Aveva cercato di aiutarli con tutte le sue forze, ma non c'era stato nulla da fare... Alla fine dell'estate erano partiti entrambe per il collegio...
Morena, negli anni trascorsi in collegio, si distinse sia per la passione che metteva negli studi, sia per i trionfi che otteneva negli sport che praticava, che per la simpatia che suscitava tra le sue compagne. Si diplomò col massimo dei voti. La sua permanenza al collegio non passò certo inosservata... L’estrosità del suo carattere l'aveva posta in più di un'occasione al centro dell'attenzione, e non sempre per ricevere le lodi... Ma la sua superiorità intellettiva faceva si che, con lei, alla fine, tutto venisse minimizzato... Ciò che di lei ammiravano le compagne era soprattutto la lealtà di cui era capace. Non si era mai fatta forte di essere figlia di... Era una ragazza spontanea e sincera, ed anche molto onesta...
I pieni voti e la sua determinazione la portarono a proseguire gli studi universitari ad Harvard.
Filippo ed Emilia avrebbero preferito la Sorbonne, ma lei fu irremovibile...
Alla fine dell'estate del 1983 partì per gli Stati Uniti, destinazione Cambridge, Massachussetts. Terminò il suo ciclo di studi con un'ottima votazione. La sua preparazione era a prova di qualunque esame dovesse sostenere... Ma a lei non interessava più... Qualche anno prima aveva iniziato a lavorare come fotomodella... Si era avvicinata ad un mondo quanto più distante poteva essere dal suo... Ciò l'aveva affascinata ed incuriosita... Aveva cominciato per scherzo... Stava studiando e voleva portare a termine l'impegno preso... con i suoi... con sé stessa... La cultura ripeteva non è mai abbastanza, bisogna sempre saperne di più.
Non smetterò mai di studiare - Diceva - Perché ogni giorno scopro che c’è‚ ancora qualcosa di nuovo da imparare... - Cresceva e maturava. Le sue idee cambiavano...
L'estate del 1985, la trascorse in Italia, tutto il tempo con la sua famiglia, a Portofino...
Era arrivata all'inizio di giugno, elettrizzata e raggiante. Aveva un mucchio di cose da raccontare alla sua famiglia, ma soprattutto a suo fratello...
La loro casa, alla sera, era una cornice ideale per le confidenze:
- Alberto, sapessi quante novità ho da raccontarti. Non sto più nella pelle per la gioia -
- Di che si tratta? - Le aveva chiesto Alberto, con un tono di voce incolore. Ciò l'aveva stupita non poco. Suo fratello aveva sempre avuto una nota di dolcezza, nel tono della sua voce. Ma era troppo euforica in quell'occasione, per dare troppa importanza a delle sfumature...
- Promettimi che non dirai nulla a papà e mamma. Tanto fra pochi mesi lo sapranno tutti... -
- Ti sei innamorata? - Chiese lui, con lo stesso tono di prima.
- No. Molto meglio. Ti ho scritto che l'autunno passato avevo conosciuto della gente di New York a casa di... -
- Si, mi ricordo di aver letto qualcosa del genere sulla tua lettera. Ma se non sbaglio parlavi di un ragazzo che ti piaceva molto... -
- Ecco. Appunto di lui si tratta... -
Alberto era diventato di un pallore spettrale.
- Lui, che cosa? - Chiese con un tremito nella voce.
- Lui è un fotomodello. Ci siamo frequentati parecchio. Un giorno, verso Pasqua... Ti ricordi che sarei dovuta venire qualche giorno a casa, ma poi ho rimandato... -
Si. Vai avanti... Ma quanto la fai lunga! Dimmi di cosa si tratta... - Alberto aveva quasi urlato. Morena si stupì enormemente di ciò. Mai, prima d'allora, suo fratello si era comportato così, con lei. Perché? Gli era, forse, successo qualcosa? Decise che ne avrebbero parlato poi, lui non accennava a nulla, ciò significava che non voleva parlarne. Lo conosceva molto bene, in fin dei conti erano gemelli...
- Bene. Mi ha presentata a certi amici suoi. Così, per ridere mi hanno proposto di fare qualche foto... Tu non ci crederai, ma le mie foto hanno avuto successo... Le pubblicheranno su una rivista americana ad ottobre... -
- Questo significa che lascerai l’università? -
- No. Certo che no. Terminerò gli studi. Voglio avere una certa cultura, per muovermi nel mondo. -
- Ah. - Concluse Alberto con un tono nuovamente incolore.
- Tutto qui, quello che hai da dirmi? - chiese sorpresa, Morena.
- Si. Cosa ti aspettavi? -
- Non mi aspettavo che tu facessi dei salti di gioia, ma nemmeno tutta questa indifferenza. Alberto ti trovo strano. Sei cambiato... Non so come dire... Non sembri più tu... -
- Forse, non sono mai stato me stesso, come in questo momento... Ma ora non ho voglia di parlarne... Forse un altro giorno... Vado a cambiarmi per la cena...
- Alberto... -
- Non adesso. Non è il momento. Vado a cambiarmi per la cena! Morena concluse che si, effettivamente, suo fratello qualcosa di strano aveva. Era cambiato, nervoso, irascibile, costante, e poi si era chiuso anche nei suoi confronti... Alberto era sempre stato un ragazzo introverso e poco espansivo, ma non con lei... Perché era così cambiato? Che cosa gli era successo, durante la sua assenza?
"Nuovi litigi con papà? O con mamma? O... Forse... Ma si, che stupida non averci pensato prima... Aveva trovato una fidanzata? O l'aveva persa? Mah! Quando ne avrà voglia, me ne parlerà... Mi stavo incominciando a preoccupare per niente... Sono apprensiva? Sto diventando vecchia? O forse nostalgica? Si. E' probabile che la lontananza da casa cominci a farsi sentire... Mi sento in colpa verso di loro, e temo che durante la mia assenza possa succedere chissà che...", Morena formulava ipotesi a tutto spiano, cercando di scacciare la spiacevole sensazione che si era impadronita di lei.
Le vacanze estive finirono molto in fretta quell'anno, non perché fossero durate meno del solito, ma perché furono ...diverse... Tutti i periodi più belli o più sconcertanti della nostra vita sembra durino pochissimo, in realtà, il tempo scorre sempre uguale, siamo noi che lo viviamo diversamente. Alla stessa velocità, per Morena, terminarono gli anni della università...
Iniziò un periodo elettrizzante per lei, ma segnato dalla tristezza...
Aveva iniziato un professione, quasi per gioco, ora terminata l’università, essa era diventata il suo lavoro. Viaggiava molto, in tutto il mondo, ma conduceva una vita spartana: alimentazione sana e naturale, molto sport, poca vita mondana... Ogni tanto, impegni professionali permettendo, tornava a casa: si era stabilita a Parigi... Viveva da sola, era una donna libera ed indipendente. Nei momenti liberi si dedicava alle due grandi passioni della sua vita la musica ed il teatro... Fu questa la molla che la spinse ad iscriversi nuovamente all’università, in Italia questa volta...
Amava le discipline artistiche, ed inoltre con la precedente laurea, alcuni esami le sarebbero stati abbonati, non aveva fretta, desiderava solo conoscere i meccanismi, che permettevano di tradurre in palcoscenico la scrittura teatrale...
Fu questa passione che le fece incontrare il grande amore della sua vita...
Morena, dovunque si trovasse, se aveva un momento libero cercava di andare a teatro: per vedere recitare, o anche per assistere alle prove... Conobbe così Lucas. Un regista teatrale esordiente, già noto per altre attività che svolgeva in campo artistico... Era un avanguardista ed un sognatore, ma non uno sprovveduto, né un inconcludente. Credeva tenacemente in ciò che faceva, ed ogni volta che in vita sua aveva intrapreso una strada nuova, l'aveva sempre percorsa con successo... Era un grosso professionista in campo artistico, e nella regia teatrale, lo sarebbe ben presto diventato.
A Morena sembrò di toccare il cielo con un dito, quando lui le concesse il permesso di assistere alle prove dello spettacolo, che di lì a qualche mese avrebbe messo in scena...
Le mancavano pochi esami, così aveva già iniziato a lavorare alla sua tesi, era la cosa di cui le importava di più, non tanto per conseguire la seconda laurea, quanto per costruire un lavoro suo, sperimentale, lo definivano in università... Il primo pomeriggio che si presentò in teatro era elettrizzata: stava per conoscere questo personaggio, mitico, e nel contempo, poteva approfondire le sue ricerche... - Buongiorno - disse Morena, nel presentarsi.
- Si sieda lì, e cerchi di non disturbare. - Si sentì rispondere bruscamente, da un uomo in penombra.
Si sentì enormemente a disagio. Si sedette, trattenendo quasi il respiro per non infastidire...
Cominciò a prendere appunti.
Ad un tratto, l'uomo di prima chiese che fossero abbassate le luci, lei dovette smettere di scrivere...
- Signorina - l’apostrofò la voce dell'uomo - Lei aveva chiesto di assistere, e questo le è stato permesso. Non può prendere appunti. Se desidera qualche delucidazione, può chiederla. Ma dovrà confidare sulla sua memoria, per trascrivere gli appunti. Lei, qui, non può né prendere appunti, né, ovviamente, - sottolineò la voce, con ironia - registrare. Spero di essermi spiegato. -
- Sì. Certo. Signor...? - assentì Morena.
- Lucas. Il mio nome è Lucas, può usare quello. - Rispose lui molto infastidito.
Quando uscì dal teatro, per Morena era crollato un mito... Era stato il suo idolo, per molto tempo, lo aveva immaginato una specie di paladino, invece era un uomo arrogante, presuntuoso, pieno di sé, e che antipatico, per giunta!
Non aveva fatto altro che strapazzarla e metterla a disagio. Inoltre aveva urlato con tutti, per tutto il tempo.
Perché poi?
Aveva il permesso di tornare per tutta la settimana, ma aveva perso l'entusiasmo, benché‚ le interessasse molto assistere a quelle prove. Decise che sarebbe tornata, a lei serviva e se lui l'avesse ancora trattata male, gli avrebbe risposto per le rime, a costo di farsi sbattere fuori. Nessuno può comportarsi così, nei confronti di un altro essere umano. Si può essere considerati dei miti, dagli altri, ma non si deve essere affascinati dal mito di sé stessi!
Ritornò il giorno dopo, si mise al suo posto. Non lo salutò.- Buongiorno - La salutò Lucas con voce imperiosa. - Ero sicuro che non l'avrei rivista. Peccato non essere riuscito a scoraggiarla. Lei deve essere una donna molto testarda... - A quanto può vedere - rispose lei gelida.-
- Ehi! - Fece lui - Adesso, non ribaltiamo i ruoli. Quello antipatico sono io, lei è quella gentile... -
- Quando e con chi lo decido io, di solito! -
- Oggi, cos'ha deciso? -
- Di prendere appunti. Scriverli, intendo. -
- Ah! E con il permesso di chi? -
- Il suo, naturalmente! - Rispose lei con ironia.
- D'accordo - Concluse lui, allontanandosi.
Non le rivolse la parola per tutto il giorno.
Finalmente, Morena si trovò a considerare, era arrivato l'ultimo giorno. Decise che per quell'occasione sarebbe stata gentile, se non altro gli era riconoscente per averle permesso di assistere a quelle prove, dove aveva, comunque, imparato molto sul teatro, da un punto di vista pratico: il significato delle luci, quello dei suoni, quello delle scenografie, ma soprattutto cosa fossero gestualità, mimica, movimento...
- Buongiorno - Gli disse arrivando.
- Buongiorno. Di buon umore oggi? Trascorso una bella serata?
Passato una bella giornata? - Disse lui molto sarcastico.
- No. Riconoscente. Non so se dire nonostante lei o grazie a lei, comunque, questa esperienza è stata utilissima, per la mia tesi. Quindi vorrei soltanto ringraziarla. - Lui era sorpreso.
- La mia tesi? Di che diavolo parla? Ma lei non è la giornalista di...? - Chiese con irruenza.
- No. Non sono una giornalista. Sono una fotomodella e sono venuta qui per raccogliere materiale per la mia tesi... - Lucas scoppiò in una fragorosa risata...
- Mi dispiace, ma sono stato informato male sul suo conto. Non amo la stampa. Accetto sempre di malavoglia la loro presenza. La prego di volermi perdonare per l'equivoco. -
- D'accordo. Non ne parliamo più. Perché lei è così prevenuto nei confronti della stampa? -
- Ho le mie buone ragioni. Le è mai capitato di leggere ciò che scrivono di me? -
- A volte. Parlano di lei come di un grosso professionista...-
- Sì, ma dicono cose terribili di me come persona... -
- Se lei si comporta con loro come si è comportato con me, credo sia inevitabile... -
- Ho incominciato a comportarmi così dopo che... Beh, lasciamo perdere, non vale la pena parlarne. Resterà ancora a lungo nella nostra città? -
- No. Parto domani... -
- Peccato... - Rifletté‚ qualche secondo, poi, disse - Verrebbe a cena con me? Vorrei farmi perdonare, per la scortesia con cui l'ho trattata e che ci salutassimo amichevolmente. Allora, pensa di poter accettare? -
- Non so cosa pensare... Lei è così... incostante, mutevole...- Morena, benché non volesse ammetterlo nemmeno con sé stessa, subiva moltissimo il fascino del suo idolo di sempre... Ora, che lo aveva conosciuto, ne era letteralmente, stregata. Dopo qualche minuto, rispose con simulato distacco,-
Accetto, però non vorrei che lei mi fraintendesse, possiamo cenare insieme, parlare e fare un sacco di cose, ma... da buoni amici... -
- Non si preoccupi. So che non può credermi, ma so anche essere un gentiluomo...-
La cena non fu galeotta, ma si scambiarono i numeri di telefono. Iniziò tra loro un'amicizia che di lì ad un paio d'anni, li portò all'altare ed in seguito, donò loro una figlia stupenda... Morena aveva smesso di lavorare come fotomodella. Ora, lavorava in teatro con suo marito, cercando di seguirlo quanto più le fosse possibile; soprattutto, da quando si erano trasferiti a Torino ed avevano formato una compagnia molto buona. Stavano lavorando ad un pezzo che li avrebbe portati in giro per mezza Italia, quando Morena disse a Lucas che non avrebbe potuto seguirlo per qualche tempo: suo zio sarebbe entrato in ospedale per un intervento piuttosto serio, e lei non se la sentiva di abbandonarlo, sapendo che nessun'altro della famiglia se ne sarebbe occupato...
Ciò provocò fra loro una forte crisi... Il difetto più grande di Lucas era la possessività che aveva nei confronti di chiamava... Morena non si smosse... Sarebbe stata vicino a suo zio, costasse quel che costasse... Lui, e lui soltanto l'aveva aiutata a superare la tragedia di Alberto, non poteva e non voleva dimenticarsene proprio ora. Aveva sempre provato un affetto speciale per suo zio... Quell'uomo troppo solo...
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