martedì 9 gennaio 2024

10 GENNAIO 2024 - UN UOMO TROPPO SOLO

 ALBERTO


Simone, seduto sotto il cedro libanese, si accorse di avere gli occhi lucidi, ogni volta che ripensava ad Alberto gli capitava...
Ripensò al giorno in cui gli chiedeva di aiutarlo a non andare in collegio in Svizzera.
Simone aveva provato ad intercedere con Filippo, ma il cognato era stato lapidario ed irremovibile:
- No. Non se ne parla neanche, Simone. Lo so quanto tu sia affezionato ai ragazzi... Ma sono i miei figli... E' per il loro bene... Un giorno me ne saranno grati... Ora, ti prego di scusarmi, ma mi attendono... - Lo aveva liquidato senza troppe cerimonie.

Simone si accusò di essere stato troppo arrendevole, avrebbe dovuto insistere... Certo del senno di poi, sono piene le fosse...

Frequentare quel collegio, per Alberto, era stata una vera tortura... Non aveva brillato in nessuna materia, aveva solo dimostrato una grande predisposizione allo sport, che praticava senza entusiasmo... Desiderava solo terminare gli anni del liceo, non gli importava come. Una volta diplomato, avrebbe finalmente seguito la sua strada... Ma non fu così. Dopo un paio d'anni, durante le vacanze estive maturò la decisione di scappare di casa. Ma come fare? Suo padre era un uomo molto potente e conosciuto, lui un minorenne. Lo avrebbero trovato e riportato a casa in un baleno...Come fare? Decise di interpretare il suo primo ruolo: avrebbe finto di essersi convinto a frequentare quel collegio, si sarebbe impegnato e avrebbe chiesto per le vacanze di Natale, il permesso di andare a Londra. Di l…, avrebbe fatto perdere le sue tracce. Sarebbe stato più facile! Organizzò tutto alla perfezione, nei minimi dettagli, mancavano due settimane al grande giorno, quando si ammalò di epatite. Fu ricoverato d'urgenza, i medici convocarono la famiglia per informarli sulla salute del ragazzo:

- Marchese - Disse il medico, con voce pacata - Abbiamo ragionevoli dubbi per supporre che questa epatite non sia di tipo alimentare... - Il medico sospese il discorso, mentre osservava i visi preoccupati dei genitori di Alberto. Il dottore che lo seguiva era un uomo alto e robusto, con un viso che ispirava fiducia e simpatia. Aveva modi pacati e, oltre alla sua scienza, praticava la comprensione e la amorevolezza verso malati e parenti.

Teho Teardo - In Limine

 
- Dottore, che cosa sta cercando di dirci? - Chiese Filippo che intuiva, dal tono greve usato dal medico, che qualcosa di spiacevole stava per abbattersi su di loro.
- E' possibile che suo figlio faccia uso di sostanze stupefacenti... E' certo che la cosa sia agli inizi. Ma non dobbiamo sottovalutare l’entità del problema. Con l'andar del tempo potrebbe trasformarsi in un tunnel, con vie d'uscita, generalmente, difficoltose.
Ho bisogno che lei mi parli di suo figlio, dei vostri rapporti, dei suoi amici... Dobbiamo conoscerlo meglio per capire... - Filippo interruppe bruscamente il medico
- Voglio un consulto. Lei è molto probabilmente, in errore. Qualora venisse accertato quanto lei afferma, le porgerò le mie scuse e le affiderò la vita di mio figlio. Ma fino ad allora, voglio che sia un altro medico ad occuparsi di Alberto -
- Mi spiace, che lei la prenda su questo tono. Vorrei insistere e pregarla di riflettere. Ogni momento è importante. -
- No. Io ho già deciso. Chiederò un consulto - Concluse Filippo.
- Va bene. Come vuole -

Il consulto dette ragione al medico.

Il mondo crollò in testa a Filippo ed Emilia. Questa rivelazione, li aveva costretti a scendere dall'Olimpo in cui vivevano, per scontrarsi con una cruda realtà quotidiana: il loro figlio, bello ed intelligente aveva iniziato a fare uso di stupefacenti...
Se la notizia fosse trapelata, sarebbe stato lo scandalo. Dovevano mettere tutto a tacere, portare Alberto via dall'Europa per curarlo...

L'unica a chiedersi perché, fu Morena. Adorava suo fratello. Perché non si era accorta di nulla? Perché non aveva capito? Perché non sapeva? Perché? Perché?
Il marchese, se non altro, era un uomo che sapeva prendere in mano le situazioni quando occorreva e gestirle nel modo migliore. Alberto "guarì", apparentemente. Tornò ai suoi studi, alla sua vita di sempre, apparentemente. Ma il male profondo che c'era in lui, il marchese non aveva permesso, all'unico medico che lo aveva capito, di curarlo. Fu questo il suo errore! Il suo tragico, seppur umano errore... Alberto desistette da ulteriori progetti di fuga, arrivò al diploma!

Quel giorno Filippo acquisì la presuntuosa convinzione di aver agito nel modo migliore, per il bene dei suoi figli. Era raggiante, la sua figliola gli aveva comunicato che intendeva proseguire gli studi ad Harvard, Alberto non aveva ancora deciso, ma era sicuro che lo avrebbe convinto a frequentare la Sorbonne. Alberto, come suo padre aveva previsto, aveva accettato.

All'inizio dell'autunno, i suoi figli partirono per le destinazioni scelte. Morena partì per Cambridge, Alberto per Parigi.

Suo padre gli aveva regalato uno studiò magnifico. Ottimo per studiare, ma anche in grado di soddisfare le esigenze di un giovanotto...
Alberto era felice. Viveva a Parigi ed era libero, si certo doveva studiare, ma tutto ha un prezzo, anche la libertà...
Iniziò a frequentare i corsi in università. Parallelamente, si iscrisse a quei corsi che tanto aveva sognato in tutti quegli anni... Danza, recitazione e mimo. Poteva tranquillamente pagarli con l'assegno mensile che suo padre gli passava. - Per le piccole spese - diceva Filippo, alludendo alle ragazze.

Lui preferiva utilizzarli diversamente, voleva perseguire i suoi obiettivi.

Dopo un anno di fatica e sacrifici, giungevano le vacanze e la famiglia si riuniva in quel di Portofino. Anche l'anno in cui avvenne qualcosa di significativo. La questione iniziò durante l'estate del 1984...

Arrivò alle sei del pomeriggio, fu sua madre a riceverlo:

- Tesoro, lascia che ti abbracci. Mi sei mancato Alberto. Ma lasciati guardare... Sei dimagrito... Ti stanchi troppo. Non dovresti studiare così tanto. Comunque, voglio che tu sappia che io e tuo padre siamo fieri di te... -
- Ciao, mamma. Come stai? -
- Io sto bene, tesoro. Vieni, vorrei domandarti mille cose, ma immagino, sarai stanco. Quando ti sarai riposato, mi racconterai tutto. -

- E Morena? -

- Morena ci raggiungerà fra un mese. E' in Canada, con un gruppo di amici, e arriveranno fino in Alaska. Ci ha chiesto il permesso di andare e noi glielo abbiamo concesso... -

- E... Lui, dov'è? -

- Tuo padre? Perché lo chiami "lui"? -

- Lo sai il perché mamma. Dov'è ? -

- Rientrerà fra tre o quattro giorni. E' via per lavoro. -

- Meglio... -

- Perché dici così, tesoro? -

- Così avremo più tempo per parlare e scambiarci qualche confidenza... - Emilia cercò di non darlo a vedere, ma la sua preoccupazione stava aumentando vertiginosamente... La triste vicissitudine, che nel passato aveva coinvolto suo figlio, era uno spettro mai del tutto svanito. Alberto capì e la rassicurò. Immaginò che sua madre attribuisse la sua magrezza a qualcosa legato al passato. Poverina, certo non poteva immaginare che suo figlio conducesse degli studi in parallelo a quelli della Sorbonne, ed altrettanto estenuanti!

- No. Mamma non devi preoccuparti per la mia salute, non ci sono strascichi dal passato... Studio molto... Te ne accorgerai durante la mia permanenza qui, che la mia è solo stanchezza.

- Mi fa piacere sentirtelo dire. Adesso, sono molto più tranquilla... Ora, vai a riposare... -

Cenarono in terrazza, godendo dello splendido scenario che il golfo offriva loro. Parlarono, si raccontarono un mucchio di cose... E intuirono reciprocamente ciò che non si dissero. Tra loro vi era sempre stata una grande intesa. Fu Emilia a rompere il silenzio:

- Tesoro. Non credi sia arrivato il momento di dirmi, che cosa c'Š di nuovo nella tua vita? Sei cambiato. Sembri felice, gratificato. Di ciò, non posso che essere felice. Ma vorrei sapere di che si tratta... -

- Mamma, a te non posso nascondere nulla, vero? -

- Spero tu non voglia nascondermi nulla... Allora? -

Ho una ragazza. E' una storia importante, ma per il momento non voglio ufficializzare la cosa... - Per la prima volta Alberto mentì a sua madre. Temeva troppo di perdere ciò che aveva a fatica ottenuto. Voleva continuare così. Non importava se doveva mentire. Ed a sua madre non poteva fare una confidenza simile! E se lei ne avesse parlato con suo padre? Dopo un paio di giorni rientrò suo padre, ed alla fine del mese li raggiunse anche Morena. All'arrivo di sua sorella si sentì sollevato, se non altro non avrebbe più avuto, tutta l'attenzione dei genitori, concentrata su di sé...

Fu qualche giorno prima di rientrare alle rispettive università che Alberto decise di confidarsi con Morena:

- Morena, vorrei parlarti di una cosa che mi riguarda... Ma vorrei la certezza che tu non dirai una parola con mamma e papà... -

- Alberto, io so tutto. Avrei preferito saperlo da te. L'ho saputo da certi miei amici americani... Non ti preoccupare. Loro non sanno niente. Ma fino a quando pensi di nasconderti?

- Fin quando sarà possibile... Io non credo se ne accorgeranno Si accontentano di un certificato medico, che garantisca il mio stato di salute, ogni tre mesi... Li conosci anche tu... Non è poi così difficile nascondere loro qualcosa... Peccato non averlo scoperto prima! -

- Contento tu. Certo non sarò io ad informarli... Solo che mi chiedo perché tu ci abbia messo così tanto a parlarmene... Le cose stanno cambiando anche fra di noi... Ti stai allontanando Alberto. Perché? -

- Ma no, sorellina. Non fare elucubrazioni romantiche. Sei sempre la mia adorata sorella, ma stiamo crescendo. Il nostro rapporto è destinato a cambiare... Non per questo ci vorremo meno bene... -

- Sai benissimo, che non è di questo che sto parlando... Non cambiare discorso... - disse Morena stizzita.

Allora, sai cosa ti dico? Tu ti sbagli. Vedi lucciole per lanterne - ribadì Alberto iniziando a fare dei dispettucci a Morena, per prenderla in giro. Lei sbollì ed il discorso si perse. Fu un male... Morena lo scoprì, l'estate dell'anno successivo, quando si ritrovarono nuovamente, nella casa di Portofino.

Alberto continuava la sua doppia attività studentesca, e questo non era un problema. Ma era cambiato. Aveva perso la sua dolcezza, la sua tenerezza, la sua mitezza. Era nervoso, irascibile, scontroso. Si isolava sempre più dalla famiglia. Morena, che aveva iniziato a fare la fotomodella all'insaputa dei genitori, - Per gioco - diceva - Non è il caso di parlargliene. Tanto, prima o poi lo verranno a sapere, o glielo dirò io stessa. Vedrò. -, si sentiva in colpa verso Alberto, non sapeva perché, ma sentiva che quando glielo aveva confidato aveva detto qualcosa che lo aveva incupito.

Ma che cosa?

Un giorno invitò Alberto a fare un giro in motoscafo. Era l'ideale per appartarsi e parlare lontano da orecchie indiscrete: Alberto - Incominciò Morena, vincendo l'imbarazzo che per la prima volta avvertiva nel parlare con suo fratello - E’ successo qualcosa fra di noi, ma non riesco a capire cosa. Tu sei cambiato. A volte ho l'impressione che tu ce l'abbia con me. Perché? -

- Non ce l'ho con te. E' con me stesso che sono arrabbiato -

- Perché? - Nel formulare quella domanda, Morena avvertì un brivido. Sentiva di aver aperto una porta che gli avrebbe rivelato qualcosa di sconvolgente della vita di suo fratello. Ma nonostante, avesse paura di sapere, decise di continuare fino in fondo. Era suo fratello e lo amava profondamente; era solo, non aveva che lei con cui confidarsi, c'era qualcosa che sicuramente i loro genitori non avrebbero compreso, o meglio, voluto comprendere.

- Perché mi manca il coraggio di essere me stesso fino in fondo... -

- Stai parlando dei tuoi corsi alternativi? -

- No. Non solo dei corsi alternativi, come li chiami tu. Non solo della professione che svolgerò... Perché anche se mi laureerò alla Sorbonne... Non mi interessa. La considero solo un lasciapassare per la libertà... C'è dell'altro... -

- Ancora? -

- Si -

- Che professione hai in mente? -

- L'attore... Ma non è questo... -

- E che cosa, allora? -

- Non è facile, Morena. -

- Che cosa? - Morena aveva alzato la voce.

- Io non sono come tu pensi... Come sembro... -

- Hai ricominciato con la roba? -

- No. Certo che no. Io... sono omosessuale, Morena... -

- Non ho capito. -

- Hai capito benissimo. Io sono omosessuale... -

All'improvviso Alberto si sentì leggero, come se si fosse tolto di dosso un peso trascinato per troppi anni.

- Non è possibile. Tu così... -

- Io così affascinante. Io così... Con un sacco di ragazze che mi ronzano attorno... Si, io. Io sono omosessuale. Mi piacciono gli uomini... Da sempre. Non mi sono mai sentito attratto da una ragazza in vita mia... _

- E' terribile. -

- Lo pensavo anch'io, prima di dirtelo. Ora vedo le cose sotto un'altra luce. Credo ne parlerò ai nostri illustri genitori... -

- Non farlo -

- Perché no? -

- Non ti capiranno... -

- Non hai sempre detto che la sincerità paga? -

- Si. Ma ora, sono confusa... Io ti voglio bene come prima... Ma mi sento disperata... Abbracciami, per favore... -

- Ehi! Sorellina non è un male incurabile... -

- Lo so. Ma so anche che non ti passerà... Forse un giorno riuscirò ad accettarlo serenamente... Non oggi. Se proprio, hai intenzione di parlarne ai nostri genitori, comincia con il dirlo alla mamma... -

- Si. Hai ragione... Morena, devo ancora dirti una cosa... -

- A che proposito? -

- Quel ragazzo... Il fotomodello, il tuo amico, per te è solo un amico o è qualcosa di più? -

- E' solo un amico. Ma questo cosa c'entra? -

- Ora capirai. Andrew, questo è il suo nome, è... come dire... -

- Come dire che cosa? -

- E'... Lui è... il mio... amico... -

- E' un tuo amico? -

- Non esattamente... -

- Ho capito. Ti piace e vorresti... -

- No. Lui è il mio amante!... -

- Ah! -

Dopo quelle rivelazioni, Morena si allontanò da suo fratello. Non avrebbe voluto agire così, ma era spaventata, confusa, non sapeva cosa dire o cosa fare. Soprattutto non riusciva a non sentirsi in imbarazzo. Non riusciva nemmeno più a guardarlo negli occhi...

Si allontanarono... Ciò, portò Alberto a decidere di tacere ancora con i genitori... Se nemmeno la sua adorata sorella aveva capito... Alla fine delle vacanze si salutarono, cordialmente, ma da una distanza invalicabile, tra loro si era alzata una barriera invisibile, ma molto spessa... Alberto, quell'anno, non rientrò né per Natale né per Pasqua. Quando giunse il periodo delle vacanze estive, comunicò ai suoi genitori che li avrebbe raggiunti soltanto per quindici giorni, nel mese di agosto. Voleva andare a fare pesca subacquea, sulla costa orientale dell'Africa...

Arrivò a Portofino per trascorrere un paio di settimane con la famiglia, come aveva promesso. Scoprì con tristezza che Morena, quell'anno non sarebbe venuta in Italia...

Si sentì solo, profondamente solo. Sua sorella era l'unica ancora di salvezza, per non affogare nella disperazione. Lei lo aveva sempre aiutato, difeso quando occorreva, senza di lei si sentì perduto...

Lei non aveva capito e si era allontanata!

Trascorse dei giorni tranquilli con i suoi. Poi, ripartì. Iniziava il quarto anno dei corsi. Era l'ultimo faticoso anno. Doveva mettercela tutta. Ma benché, avesse terminato i corsi di recitazione, la sua attività non era diminuita. Aveva iniziato a lavorare come attore. Riusciva a trovare particine piccole, ma impegnative.

Studiava molto: per gli esami, in università ed i copioni che gli davano, per lavoro.

Verso Natale cominciò a non stare bene. Sovraffaticamento, pensò. Ma, nonostante si riposasse molto, e facesse una vita molto sana, si sentiva peggiorare. Decise di andare a consultare un medico, quando vide comparire sul suo viso delle macchie. - Speriamo non sia un'altra volta l'epatite - si augurò tra sé... Sfortunatamente non si trattava di epatite... No. Era qualcosa di più... Era un tumore... Perché gli capitava questo? Quanto gli rimaneva? Ora non poteva più tacere. Doveva parlare con la sua famiglia...

Le vacanze di Natale sarebbero state un'ottima occasione. Telefonò a casa per informare i suoi che li avrebbe raggiunti l'antivigilia. Chiese anche dello zio Simone... Desiderava vedere anche lui... Poi si accinse a fare la telefonata che più di tutte temeva... Chiamò sua sorella... Gli rispose la segreteria telefonica... Staccò, senza lasciare messaggi... Richiamò casa chiedendo notizie di Morena... Sua madre gli disse che sarebbe arrivata per la vigilia... Alberto aveva bisogno di parlare prima con Morena, ma sua madre non sapeva dove si trovasse...

La prima persona a venirgli incontro, al suo rientro, fu lo zio. Si abbracciarono forte. Simone fu molto affettuoso con suo nipote, si accorse subito che quella riunione, non era dovuta solo al Natale... Alberto intuì che suo zio conosceva la verità...

- Come stai, Alberto? -

Non bene, zio. Come tu stesso puoi vedere...

Simone non fece domande.

Cenarono parlando del più e del meno... Ma tutti avvertirono un'atmosfera irreale...

- Vorrei che Morena fosse qui - Esordì Emilia.

- La vedrai domani, non essere melodrammatica... - Ribatté Filippo.

- Lo so. Ma vorrei lo stesso fosse qui, stasera...

- Scoppiò in un pianto dirotto. Si alzò ed uscì dalla stanza. Tua madre è molto sotto pressione, in questo momento. Non farci caso. - Disse Filippo

- Papà che cosa c'è? - Chiese Alberto snervato dalla tensione che si respirava nell'aria.

- Noi speriamo che Morena arrivi domani. Ma... Non ne siamo certi. Questo è ciò che aveva detto l'ultima volta che l'abbiamo sentita... Non abbiamo più avuto sue notizie da un paio di mesi... Ecco tutto... -

- Se ha detto che verrà. Domani sarà qui... -

- E' quello che ho detto anch'io a tua madre... -

- Ma c'è dell'altro, vero, papà? -

- Si. Non credi, sia arrivato il momento di parlarci con franchezza? -

- Si. Sono venuto apposta. Avrei preferito aspettare Morena, ma vista la situazione, sarebbe solo rimandare qualcosa che avrei dovuto dirvi tanto tempo fa... Ma ora è tardi, per piangere sul latte versato... Aspettiamo che torni la mamma. Non è facile ciò che ho da dirvi, per cui vorrei parlare una volta sola... -

- Andiamo in salotto, prenderemo il caffè‚ lì. - Allorché‚ ebbero preso posto in salotto, scese su di loro un silenzio gelido, che nessuno aveva il coraggio di rompere... Fu Simone a riprendere le fila del discorso:

- C'è qualcosa di cui avresti voluto parlarci tempo fa, ma non lo hai fatto. Dunque? - Chiese ad Alberto sorridendo.

Non ho mai pensato di seguire le tue orme, papà. Ci ho provato, avrei voluto, ma proprio non potevo. Mi sono sentito libero per la prima volta quando sono andato a Parigi.

Ho frequentato l’università, ma parallelamente ho frequentato corsi di recitazione, danza e mimo... Ho iniziato a lavorare come attore. Ho intenzione di laurearmi, comunque. Non lascerò a metà questo impegno... Almeno per questo, mi piacerebbe avere la tua stima... -

- Perché dici così? Potrei non condividerti per le tue scelte, ma sei mio figlio, perché non dovrei stimarti? -

- Perché io... non sono un uomo come te, papà... -

- Lo so Alberto. E' stato terribile scoprirlo. Non riuscivo a capire, ad accettare... Il tuo lungo silenzio è stato una punizione terribile... Ti sei sentito solo. Noi eravamo spaventati. Non volevamo accettarlo. Non siamo stati capaci di offrirti la nostra comprensione... -

- Come lo hai saputo? -

- Ero a Parigi per lavoro... Volevo farti una sorpresa... Avevo un doppione delle chiavi del tuo appartamento... Quando aprii la porta di casa tua, mi resi conto che... la sorpresa l'avevo ricevuta io... Me ne sono andato... Ero disgustato, allibito, disperato... Non sapevo che dire e nemmeno che fare... -

- Mi dispiace che tu lo abbia saputo nel modo peggiore... Avrei dovuto parlarne prima. Certo. Ma non era facile per me... parlare con te, papà...-

- Abbiamo tutti dei torti... Tu chiedi scusa a noi, noi a te. Non serve a niente. Ora, è arrivato il momento di parlarci, è arrivato il momento di essere veramente una famiglia... -

- C'è ancora qualcosa di cui devo parlarvi... E non è facile -

- Quale altra terribile rivelazione hai ancora da farci? -, esplose Emilia, i cui nervi non sopportavano oltre quella tensione.

- Sono malato -

- Cos'hai? -

- E' questo che non è facile dirvi... E' un male incurabile. -

- Com'è possibile? Sei troppo giovane... AIDS? - Sua madre respingeva sempre ciò che non le piaceva, chiedendosi come fosse possibile...

- No. Ho un tumore. Mi resta poco da vivere... Un anno forse... Ma non è questo a preoccuparmi... Io l'ho scoperto un mese fa, ed ora so che ho poco tempo per riuscire a realizzare tutti i miei progetti, i miei sogni. Non tutti, almeno qualcuno... -

- Cercheremo di aiutarti. Avremmo dovuto farlo tanto tempo fa... - Sentì suo padre dire, con un filo di voce...

- Morena lo sa? - Chiese Simone, preoccupato.

- No. Non sa che sono malato... -

Volevano parlare, ma non erano abituati al dialogo. Soprattutto, non erano abituati ad avere una confidenza così grande, tra loro. Andarono tutti a letto presto. In verità, desideravano soltanto restare soli, ognuno con i propri pensieri, ognuno con il proprio dolore...

Morena arrivò la mattina di Natale. Apprese la notizia con sgomento. Si sentì colpevole. Aveva sbagliato con suo fratello ed ora il tempo la puniva... Ne rimaneva troppo poco per rimediare...

Si laurearono entrambe. Filippo ed Emilia, questa volta, non organizzarono nessuna festa... Si erano trasferiti a Parigi, già da qualche mese, per assistere il loro figlio. Morena li raggiunse. Volevano restare uniti... Volevano essere una famiglia... Volevano... Alberto morì felice. Li aveva ritrovati e loro si erano stretti attorno a lui... Li lasciò prostrati dal dolore, ma consapevoli che cambiare le regole si può....

Simone era ritornato al presente, ed osservava uno scoiattolo che si arrampicava velocissimo su un albero.

- Si cambiare le regole può dipendere da noi,... da ognuno di noi... - Pensò fra sé e sé. Guardò l'ora e decise di rientrare nella sua stanza.

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