domenica 20 gennaio 2019

20 GENNAIO 2019

                                                                PARAGUAY PARTE 3
   
Storia P2

L'indipendenza

Il Paraguay dichiarò l'indipendenza dopo avere rovesciato la gestione spagnola locale il 14 maggio 1811. Dopo aver respinto due tentativi d'invasione da parte dell'Argentina nel 1811, arrestando l'invasione del generale Manuel Belgrano durante la Campagna del Paraguay, tra il dicembre 1810 ed il marzo 1811 (la battaglia di Campichuelo e la battaglia di Itapùa videro l'Argentina prevalere di misura il 19 dicembre 1810, ma con la battaglia di Paraguarí il 19 gennaio 1811 ed infine il 2 marzo con la battaglia di San Nicolás ed il 9 marzo con la battaglia di Tacuarí, premiarono l'esercito paraguayano), iniziò un periodo di forte instabilità politica per il paese sudamericano.
Da allora la storia del Paraguay fu caratterizzata dai lunghi periodi di instabilità politica e di lotta interna, sfociati spesso in devastanti guerre con i paesi vicini. Il Paraguay ha combattuto per cinque anni (1864-1870) la più feroce e violenta guerra del Sudamerica, la Guerra della triplice alleanza contro il Brasile, l'Argentina e l'Uruguay, promossa dal presidente paraguaiano Francisco Solano López, restandone sconfitto; l'aggressione di López alla città di Corrientes come causa del conflitto è stata in seguito contestata da un gruppo di storici argentini e paraguaiani, chiamati "revisionisti", secondo i quali i prodromi della guerra vanno ricercati nel trattato stipulato nel dicembre del 1857 da Argentina e Brasile.
A dare la misura del disastro umano e sociale della guerra basti sapere che la popolazione prebellica era di circa 525.000 abitanti: ne sopravvissero alla guerra, secondo dati del 1871, circa 221.000, di cui soltanto circa 28.000 maschi. Oltre alle perdite umane, in seguito alla guerra, il Paraguay ha subito la perdita di estesi territori a favore dell'Argentina e il Brasile.

La guerra del Chaco

Negli anni trenta il Paraguay ha combattuto la Guerra del Chaco contro la Bolivia, vincendola ed ottenendo la conservazione della sovranità su buona parte del territorio del Chaco; il Chaco Boreal era un territorio da tempo al centro di una lunga disputa con la confinante Bolivia, nel corso degli anni non erano mai stati tracciati confini certi e concordati. Negli anni '30 il territorio del Chaco Boreal assunse un'importanza fondamentale perché si ritenne fosse ricco di petrolio e così ne nacque una guerra particolarmente cruenta ed anticipatrice dei conflitti del secolo con la Bolivia; alla fine con gravi perdite umane ed economiche il controllo del Chaco rimase per lo più sotto il Paraguay ma il sogno del petrolio risultò infondato, paradossalmente le poche zone con giacimenti di petrolio si scoprirono essere quelle assegnate (circa un terzo del territorio) alla sconfitta Bolivia; di fatto il Chaco è, sia da parte boliviana sia da parte paraguaiana, ancor oggi quasi disabitato.
La storia del Paraguay è gravata di dispute fra gli storici, gli educatori ed i politici. La versione ufficiale degli eventi storici, delle guerre in particolare, varia secondo se la versione proviene dal Paraguay, dall'Argentina, dall'Uruguay, dal Brasile, dalla Bolivia, dall'Europa o dall'America del Nord. Anche all'interno del Paraguay il partito colorado e il partito liberale sostengono versioni ufficiali diverse della storia paraguaiana.
Durante il saccheggio di Asuncion (saqueo de Asunción) del 1869, l'esercito imperiale brasiliano asportò gli archivi nazionali paraguaiani, trasferendoli a Rio de Janeiro, dove sono conservati e segretati, rendendo perciò il corrispondente periodo storico carente di fonti documentarie.


Los tres Paraguayos - Mis Noche s sin Ti

sabato 19 gennaio 2019

19 GENNAIO 2019

                                                              PARAGUAY PARTE 2

Storia P1

La regione che attualmente è chiamata Paraguay, in buona misura boscosa e fertile, è stata abitata in epoca pre-colombiana da tribù guerriere seminomadi. Le tribù erano suddivise in cinque "famiglie" separate, e 17 gruppi etnico-linguistici distinti, che permangono ancora oggi.

La colonizzazione spagnola

Gli europei arrivarono nella zona nel sedicesimo secolo. La prima colonizzazione residenziale fu la fondazione della città di Asunción il 15 agosto 1537 da parte dell'esploratore spagnolo Juan de Salazar y Espinoza.
La città diventò centro di colonizzazione spagnola, ed inoltre base delle missioni gesuite in America latina. La fondazione di missioni religiose gesuite continuò ad estendersi a macchia d'olio nel territorio fino al 1767, data di espulsione dei Gesuiti dai territori delle corona spagnola, voluta dal governo spagnolo; a testimonianza di questo periodo è il nome di quei territori, definiti ancor oggi “Misiones”.
La fondazione delle missioni si basò in buona misura sulla conversione al cristianesimo, ed economicamente e politicamente orientata a supportare la trasformazione della popolazione, per necessità seminomade, in popolazione residente, ma anche nel rispetto dei principi della cultura locale; si adattò quindi anche all'orgoglio “etnico” che caratterizza ancor oggi le popolazioni locali.


Mana - Te solté la Rienda

venerdì 18 gennaio 2019

18 GENNAIO 2019

PARAGUAY PARTE 1

Il Paraguay o Paraguaiè uno Stato dell'America meridionale. Confina a nord con la Bolivia, a est con il Brasile e a sud e ovest con l'Argentina. Con 406 750 km² di superficie totale, è uno stato senza sbocco al mare. Ha 6 996 245 abitanti e la sua capitale è la città di Asunción. Il Paraguay è una repubblica presidenziale, e l'attuale capo di Stato e di governo è Mario Abdo Benítez, in carica dal 15 agosto 2018.
Le lingue ufficiali sono lo spagnolo e il guaraní, ma vengono parlate anche altre lingue amerinde. Il nome Paraguay significa "l'oceano che va verso l'acqua", dalle parole guaraní, pará ("oceano"), gua ("a, verso/da") e y ("acqua"). In guaraní spesso l'espressione fa riferimento alla sola Asunción, ma in spagnolo fa riferimento all'intero paese. Il vessillo del Paraguay ha una particolarità unica al mondo. Infatti le due facce della bandiera sono diverse: il disegno centrale con il logo e il titolo del Paese da una parte e il leone dall'altra.




Mana - Corazon Espinado

giovedì 17 gennaio 2019

17 GENNAIO 2019

BRASILE PARTE 198

POPOLAZIONE PARTE RO
Popoli indigeni del Brasile P8

I gruppi etnici



I gruppi di indios riconosciuti dal governo brasiliano sono più di 200 (a questi vanno aggiunti altri gruppi non riconosciuti ufficialmente o considerati come sottogruppi di quelli riconosciuti).
Alcuni di questi gruppi stanno scomparendo e sono rappresentati da poche decine di individui (come ad esempio i Mapidian stimati in 50 unità nel 1975, o i Negarotê stimati in 40 individui, o addirittura gli Amikoana stimati in soli 5 individui). Altri hanno comunità più grandi, come i Guarani Kaiowá (oltre 31.000 unità solo in Brasile) o i Kaingang (oltre 33.000 unità). Alcuni gruppi sono del tutto isolati e vivono all'interno della foresta amazzonica, altri vivono in riserve delimitate dalle autorità brasiliane, come il Parco Indigeno dello Xingu, altri ancora in villaggi assimilati alle città. Molti gruppi vivono in aree di confine e sono localizzati all'interno di più stati (in particolare Brasile, Colombia, Perù, Bolivia e Venezuela) come ad esempio gli Asháninka, stimati in oltre 90.000 unità sparse in varie comunità dal Brasile al Perù. Ogni gruppo parla una lingua diversa, tranne alcuni casi in cui due o più gruppi hanno in comune la stessa lingua. Una minoranza dei gruppi parla il portoghese come lingua principale essendo la loro lingua madre estinta.
Nonostante il Presidente Lula abbia istituito una Commissione per la politica indigena, secondo il CIMI (Consiglio Indigenista missionario), un'organizzazione brasiliana per i diritti dei popoli indigeni, la politica verso gli Indiani non è cambiata e si è, anzi, aggravata con atti di razzismo e persecuzione sociale. La situazione è stata criticata anche dall'ONU.
In occasione della Coppa del Mondo 2014Survival International ha lanciato una campagna per denunciare "Il lato oscuro del Brasile". L'organizzazione per i diritti dei popoli indigeni, denuncia infatti che a 500 anni dalla colonizzazione gli Indiani del paese vengono ancora uccisi per le loro terre e risorse, e sottolinea che attualmente sono in discussione al Congresso una serie di progetti di legge che indebolirebbero notevolmente i diritti indigeni, aprendo i loro territori a progetti industriali e minerari su vasta scala.
Gli Indiani incontattati

Nell'Amazzonia brasiliana abitano più tribù incontattate che in qualunque altra regione del mondo; secondo il FUNAI, il Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni, sarebbero 77 i gruppi che non hanno contatti con il mondo esterno. La loro decisione è quasi certamente il risultato dei disastrosi rapporti precedenti e del reiterarsi della colonizzazione e della distruzione della loro foresta.
Secondo Survival International, gli incontattati sono i popoli più vulnerabili del paese: dipendono totalmente dalla foresta per la loro sopravvivenza, ma gran parte di questa viene distrutta dai taglialegna, dagli allevatori, dalle prospezioni petrolifere e da altri grandi progetti industriali. Inoltre, non hanno difese immunitarie verso le malattie portate dall'esterno e anche una semplice influenza rischia di spazzarli via.


Gun's and Roses - Knocking on Heaven's Door

mercoledì 16 gennaio 2019

16 GENNAIO 2019

BRASILE PARTE 197

POPOLAZIONE PARTE RN

Popoli indigeni del Brasile P7


La febbre dell'oro in Brasile


La successiva fase della distruzione avvenne negli anni ottanta, con la scoperta di grandi giacimenti d'oro nelle aree di riserva, in particolare nelle terre degli Yanomami. Gli Yanomami, una delle più grandi e antiche tribù conosciute delle americhe, vivevano da secoli praticamente indisturbati. Decine di migliaia di speculatori in seguito arrivarono nella loro zona per estrarre l'oro. Il mercurio usato per estrarre i giacimenti inquinò i fiumi ed uccise i pesci. I minatori portarono inoltre la tubercolosi, la malaria e l'influenza. Nel 1977 la popolazione Yanomami era stimata a 20.000 abitanti; alla fine del secolo era scesa a 9.000.
Dopo una lunga campagna internazionale condotta da Survival International, dalla tribù e dall'ONG brasiliana Commissione Pro-Yanomami, nel 1992 il territorio yanomami fu ufficialmente demarcata come "Parco Yanomami". Ancora oggi, però, i minatori e i cercatori d'oro illegali continuano ad invadere il territorio della tribù, inquinando i fiumi e distruggendo la foresta. Inoltre, un progetto di legge in discussione al Congresso potrebbe autorizzare l'attività mineraria su larga scala nei territori indigeni, causando ulteriori distruzioni; le richieste di compagnie minerarie per scavare nel territorio yanomami sono più di 650.

Situazione odierna

Dal 1988 la costituzione brasiliana riconosce il diritto ai popoli indigeni di perseguire i loro modi di vita tradizionali e al possesso permanente ed esclusivo delle loro "terre tradizionali", che sono delimitate come "terre indigene" (in portoghese Terras Indígenas, TI). Tuttavia, i popoli indigeni sono ancora costretti ad affrontare una serie di minacce esterne e le sfide per la loro sopravvivenza e la conservazione del loro patrimonio culturale. I processi di demarcazione delle riserve sono lenti, spesso scatenano battaglie legali e le varie organizzazioni, prima fra tutte il FUNAI, non hanno risorse sufficienti per far rispettare la tutela giuridica dei territori.
Dagli anni ottanta c'è stato poi un boom nello sfruttamento della foresta pluviale amazzonica per l'estrazione mineraria e per l'allevamento intensivo del bestiame, che costituiscono una grave minaccia per le popolazioni indigene. I coloni invadono illegalmente i territori indigeni continuando a distruggere l'ambiente da cui dipende la sopravvivenza delle tribù, provocando violenti scontri e diffondendo tra i gruppi malattie infettive. Gli Awá, ad esempio, sono stati definiti "la tribù più minacciata del mondo" proprio perché il loro territorio è stato invaso da taglialegna e allevatori illegali, che stanno distruggendo la loro foresta ad un ritmo vertiginoso Altri gruppi, come gli Akuntsu e i Kanoê, sono stati portati sull'orlo dell'estinzione durante gli ultimi decenni del XX secolo.
Nel 2013 Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha denunciato che sono in discussione al Congresso una serie di proposte di legge che rischiano di indebolire fortemente i diritti degli Indiani del paese; tra queste un emendamento che vuole proibire l'espansione dei territori indigeni e un progetto di legge che vuole aprire i territori allo sfruttamento minerario su vasta scala. Davi Kopenawa Yanomami, sciamano e portavoce yanomami, ha dichiarato che "Le miniere non porteranno nulla di buono. Porteranno molti problemi, molte malattie e tanta gente cattiva che uccide gli Indiani.. Non abbiamo intenzione di accettare questa legge... La terra è il nostro patrimonio, un patrimonio che ci protegge. Per noi Indiani la terra appartiene a noi, perché possiamo coltivare, cacciare e stare in salute: è la nostra casa."


Mango - Come l'Acqua

martedì 15 gennaio 2019

Missione Igbedor

Igbedor, è un'isoletta sul Niger. Non è segnalata nemmeno sulle mappe geografiche. Ci vivono circa 250.000 persone, soprattutto di etnia Igbo. L'attività principale è l'agricoltura. Le carenze sono enormi,c'è bisogno di molto, a partire dalla sanità, per arrivare all'istruzione.
Poco distante, si fa per dire (circa 5 ore di strada), da Onitsha, una grande città di circa 900.000 abitanti che si trova sulla riva sinistra del Niger, nello stato di Anambra. Un tempo potente città stato del popolo Igbo, è oggi un importante centro commerciale, crocevia tra le regioni della Nigeria occidentale e orientale, e un importante porto fluviale sul Niger. La popolazione (prevalentemente di etnia Igbo, con minoranze yoruba, hausa, e appartenenti ad altri maggiori gruppi etnici del paese) ammontava, secondo le stime del sito World Gazetteer, a circa 900.000 abitanti nel 2010.

La città fu fondata nel XVI secolo con il nome di Ado N'Idu, da alcuni immigranti provenienti dalla regione di Anioma, sul lato destro del Niger. Onitsha divenne ben presto una delle più potenti città stato degli Igbo, che mantennero il potere fino al XIX secolo, pur subendo in alcuni frangenti l'influenza del vicino Impero del Benin. Nel 1857 si stabilirono nella zona i commercianti della Royal Niger Company, attratti dal ricco commercio dell'olio di palma, e con essi i primi missionari inglesi, che diffusero la religione anglicana, tuttora maggioritaria. Fu quindi inclusa nel protettorato britannico della Southern Nigeria, fino al 1960, anno dell'indipendenza del paese.

Nel 1965 la costruzione del ponte stradale sul Niger accrebbe l'importanza della città come fondamentale nodo di comunicazione tra l'est e l'ovest nigeriano. Due anni dopo entrò a far parte della secessionista Repubblica del Biafra, e nell'ottobre del 1967 fu teatro di uno dei maggiori scontri tra l'esercito ribelle e le truppe governative nigeriane nell'ambito della Guerra civile nigeriana.

lunedì 14 gennaio 2019

14 GENNAIO 2019

BRASILE PARTE 196

POPOLAZIONE PARTE RM


Popoli indigeni del Brasile P6


Protezione del governo

Nel XX secolo, il governo brasiliano adottò una politica più umanitaria, ed offrì protezione ufficiale alle popolazioni indigene, includendo lo stabilimento delle prime riserve indigene. La fortuna girò dalla parte degli indigeni quanto Cândido Rondon, un uomo di origini miste portoghesi e Bororo, esploratore ed ufficiale nell'esercito brasiliano, cominciò a lavorare per ottenere la fiducia degli indigeni e stabilire la pace. Rondon, il cui compito era di aiutare a portare le comunicazioni via telegrafo nella regione amazzonica, era un esploratore nato. Nel 1910, contribuì a fondare il Serviço de Proteção aos Índios(Servizio di Protezione degli Indios) (SPI) (oggi FUNAI, Fundação Nacional do Índio, Fondazione Nazionale dell'Indio), la prima istituzione vocata a proteggere gli indigeni e preservare la loro cultura.
Nel 1914, Rondon accompagnò Theodore Roosevelt nella famosa spedizione di quest'ultimo in Amazzonia alla scoperta di nuove specie. In questi viaggi, Rondon rimase sgomento nel vedere come i coloni trattavano gli indigeni, e divenne loro fedele amico e protettore. Nel 1952 stabilì il Parco Nazionale Xingu, nello Stato di Mato Grosso, la prima riserva di indios brasiliani. Rondon, che morì nel 1956, è un eroe nazionale in Brasile. Lo Stato brasiliano di Rondônia porta il suo nome. Comunque, lo sfruttamento della gomma, e di altre risorse naturali dell'Amazzonia portò a nuovi cicli di invasioni, espulsioni e massacri.
Dopo il lavoro di Rondon, l'SPI fu rigirato nelle mani di burocrati ed ufficiali militari. Non mostrarono lo stesso impegno del loro predecessore nei confronti degli indios. La tentazione delle ricchezze naturali presenti nelle terre degli indios provocò nuovi assalti da parte di agricoltori e coloni alle terre dei nativi, e l'SPI addirittura li agevolò. Fra il 1900 e il 1967, si stima siano scomparse 98 tribù indigene.
I resoconti dei maltrattamenti degli indios finalmente raggiunsero i centri urbani del Brasile negli anni sessanta, e nel 1967 un rapporto scritto dal giudice Jader de Figuereido Correia, e commissionato dal Ministero dell'Interno brasiliano, svelò i crimini commessi contro le popolazioni indigene dai latifondisti e dallo SPI. Le 7.000 pagine del rapporto documentavano dettagliatamente assassini di massa, torture, guerre batteriologiche, casi di schiavitù, abusi sessuali e furti di terre nei confronti delle popolazioni indigene del Brasile[10]. Per effetto di questi crimini decine di tribù furono completamente sterminate e molte altre furono decimate. In seguito alle denunce del rapporto fu promossa un'inchiesta giudiziaria che portò all'incriminazione di 134 funzionari governativi, accusati di oltre 1.000 crimini diversi. Lo SPI fu sciolto e sostituito dal FUNAI, l'odierno Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni.
Le scoperte di Figuereido scatenarono l'indignazione internazionale. Basandosi sul rapporto, nel 1969 il giornalista britannico Norman Lewis scrisse un articolo pubblicato sul Sunday Times dal titolo "Genocidio". L'articolo spinse un piccolo gruppo di cittadini preoccupati a fondare, qualche mese dopo, Survival International, il movimento globale per i diritti dei popoli indigeni.
Ancora nel 1967, i militari brasiliani presero il controllo del governo ed abolirono tutti i partiti politici. Nei due decenni seguenti, il Brasile fu governato da una serie di generali. Il motto del paese divenne "Brasile, lo Stato del Futuro", ed il governo militare lo usò per giustificare una gigantesca spinta nell'Amazzonia per lo sfruttamento delle sue risorse, che portò il Brasile alla sua notevole posizione tra le principali economie mondiali. Cominciò la costruzione di un'autostrada transcontinentale che attraversava il bacino dell'Amazzonia, e intendeva incoraggiare la migrazione nella regione, e una sua maggiore apertura al commercio. Ricevendo fondi dalla Banca Mondiale, enormi aree di foresta vennero rase al suolo senza riguardo per le aree di riserva. Dopo il progetto per l'autostrada vennero giganteschi progetti idroelettrici, tutto a scapito delle riserve indigene. I lavori pubblici attrassero pochi immigranti, ma quei pochi, portarono ulteriori malattie e devastazioni alla popolazione nativa.



                                                  Michael Jackson - You rock my World