NYAMWEZI
Gli Nyamwesi appartengono a un gruppo di cinque etnie correlate, insieme ai Kimbu, i Konongo, i Sukuma e i Sumbwa; i popoli di tutte queste etnie si riconoscono nel nome "Nyamwesi", che quindi può essere usato anche nell'accezione estesa a intendere l'intero gruppo. Gli Nyamwesi, in senso stretto, sono particolarmente vicini ai Sukuma; parlano una lingua molto simile, classificata dai linguisti come appartenente al gruppo delle lingue sukuma-nyamwezi.
La terra d'origine degli Nyamwesi è chiamata Unyamwesi, e si trova nella Tanzania centro-occidentale.
La religione tradizionale nyamwesi è ancora oggi molto diffusa nelle campagne, nonostante l'influenza determinante di Islam e Cristianesimo. Come altri popoli africani, gli Nyamwesi credono in un dio supremo, ma rivolgono il culto soprattutto agli antenati, a cui si sacrificano capre e pecore. Il dio supremo nyamwesi viene chiamato in diversi modi: Likube, "dio supremo", Limatunda, "creatore", Limi, "sole" e Liwelolo, "universo". Oltre al dio supremo, il pantheon nyamwesi comprende una pletora di spiriti. Gli stregoni, mfumu, svolgono il ruolo di intermediario fra gli uomini e le creature soprannaturali, spiriti e antenati. La stregoneria, bulogi, è un elemento centrale della cultura nyamwesi, e in gran parte è basata sul tema della possessione da parte di spiriti. Coloro che sono posseduti da un particolare spirito sono raggruppati in speciali società, come la società Baswezi, a cui appartengono coloro che sono posseduti dallo spirito Swezi.
Molti nyamwesi sono convertiti all'islam o al Cristianesimo. Quest'ultimo cominciò a diffondersi presso questo popolo nel XIX secolo, in seguito all'opera di evangelizzazione dei missionari moraviani; per questo motivo, la confessione moraviana è molto diffusa presso il popolo nyamwesi. La Chiesa moraviana della Tanzania occidentale conta oggi circa 80.000 adepti.
Storicamente, la società nyamwesi è stata organizzata in villaggi. In generale, esisteva un forte interscambio di persone fra i diversi villaggi: le donne si sposavano generalmente a uomini di altri villaggi, e i figli maschi cambiavano spesso villaggio una volta diventati adulti.
Nella società tradizionale nyamwesi ogni uomo poteva avere più mogli. Marito e mogli mangiavano separatamente; al marito spettavano i lavori particolarmente pesanti, e alle donne il lavoro quotidiano nei campi. Ogni moglie aveva una propria casa, capanna, e una propria porzione di terreno coltivato, anche se al marito era riconosciuta la proprietà effettiva di tutti questi beni. Era ammesso, e anzi abbastanza comune il divorzio, che doveva essere comunque ratificato dal consiglio del villaggio sulla base di certe motivazioni. L'uomo, per esempio, poteva chiedere il divorzio se sua moglie lo lasciava, lo colpiva, commetteva adulterio, rifiutava di avere rapporti sessuali con lui o aveva un aborto; la moglie poteva ottenere il divorzio se il marito la feriva gravemente, se il marito risultava impotente, o incapace di provvedere a lei e ai loro figli.
Se il marito moriva, il suo fratello più giovane o alcuni altri parenti stretti, come il figlio della sorella, potevano ereditare la vedova, ammesso che lei fosse consenziente.
La struttura sociale tradizionale nyamwesi è organizzata in piccoli regni, chiefdoms. Il capo di una comunità possiede formalmente tutto il terreno, e il ha diritto di espellere dal proprio villaggio gli indesiderabili, per esempio coloro che sono accusati di stregoneria.
Nel XIX secolo, i Nyamwesi furono molto attivi nella tratta degli schiavi; oltre a commerciare schiavi con la costa, usavano gli schiavi come forza lavoro nei campi, o come portatori nelle carovane commerciali. Molti schiavi erano prigionieri catturati attraverso incursioni nei territori di altri popoli, ma anche un membro della società nyamwesi poteva diventare schiavo in determinate circostanze, per esempio come conseguenza di un grave indebitamento.
Uno schiavo particolarmente apprezzato e leale poteva, per volere del suo padrone, ottenere un pezzo di terra da coltivare per proprio conto, e persino essere padrone di altri schiavi.
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