GOGO
I Gogo, o Wagogo, sono un gruppo etno-linguistico di ceppo bantu. L'area in cui sono diffusi viene detta Ugogo o Gogoland, e si trova nella Regione di Dodoma, in Tanzania centrale.
Sono tradizionalmente dediti alla pastorizia, ma in tempi recenti molti Gogo sono diventati agricoltori o si sono trasferiti nelle aree urbane.
Si ritiene che i Wagogo siano discendenti di gruppi di Hehe e Nyamwezi che nel XIX secolo colonizzarono la zona di Dodoma. La loro presenza nella zona divenne un elemento di disturbo per le carovane commerciali che attraverso l'entroterra alimentavano i traffici europei e arabi sulla costa dell'Oceano Indiano; alla fine fu stabilita una tassa di transito che tutti i convogli che attraversavano l'Ugogo dovevano pagare.
La società Gogo tradizionale è governata da due categorie di capi; i capi politici, chiamati "sultani" in molti dei resoconti degli esploratori europei, e i capi religiosi. Questi ultimi avevano l'influenza maggiore sulla vita della comunità; erano in genere proprietari di grandi mandrie, e decidevano in merito a molti degli eventi cruciali per la popolazione, come i matrimoni, i riti di iniziazione, i tempi della semina e del raccolto, e così via. Erano anche chiamati a giudicare su crimini particolarmente gravi come l'omicidio o la stregoneria.
Come altri popoli africani, i Gogo danno una grande importanza ai valori del buon vicinato, della soliderietà reciproca, dell'ospitalità, e ai legami di parentela. Il legame fra fratello e sorella è considerato più forte di quello fra marito e moglie, e le donne mantengono stretti rapporti con la propria famiglia d'origine anche dopo il matrimonio. La poligamia era ammessa nella società tradizionale Gogo, anche se non largamente praticata, e in genere appannaggio di uomini anziani e con una forte posizione sociale. Anche il divorzio era una pratica ammessa ma rara. Il matrimonio comportava il pagamento di un prezzo in bestiame da parte dello sposo alla famiglia della sposa, che la famiglia della sposa era tenuta a restituire in caso di divorzio. Dopo il divorzio, eventuali figli della coppia rimanevano col padre.
Gli uomini erano suddivisi in gruppi d'età; gli adulti erano all'occorrenza guerrieri, con l'incarico di difendere i villaggi dai potenziali invasori come Kisongo, Masai e Hehe o di razziare il bestiame di altri villaggi.
HAYA
Gli Haya, O Bahaya, sono un gruppo etnico di ceppo bantu della Tanzania. Sono circa 4.000.000, distribuiti in un'area di quasi 40.000 km² nella Regione del Kagera, nel nordovest del paese, sulle sponde del Lago Vittoria. Sono cacciatori-raccoglitori, ma coltivano anche banane e caffè. Tradizionalmente vivevano in caratteristiche abitazioni ad alveare con tetto in paglia, dette msonge. Sono noti anche per l'artigianato, e in particolare per la costruzione di tamburi e oggetti di erba intrecciata. La loro lingua viene chiamata Kihaya.
Popolazioni confinanti sono i Baganda, i Banyankore, i Bakiga, sul confine fra Tanzania e Uganda, e le tribù del Ruanda a ovest.
MAKONDE
I Makonde, o Maconde, o Wamakonde, sono un'etnia diffusa nel Mozambico settentrionale e nella Tanzania sudorientale.
Conosciuti come grandi guerrieri, furono fondamentali nella lotta di liberazione del Mozambico, l'indipendenza arrivò nel 1974, nei confronti del Portogallo perché oltre che feroci e agguerriti combattenti conoscevano meglio dell'esercito portoghese le foreste del nord del Mozambico dove si erano stabiliti da generazioni e questo li avvantaggiò nella lotta di liberazione.
Tra i Makonde, gli uomini hanno l'abitudine di limare i denti appuntendoli e facendoli diventare simili a quelli degli squali, ciò che contribuisce ad incrementare il loro aspetto aggressivo e ad alimentare la leggenda dei Makonde come guerrieri feroci. Hanno anche l'abitudine di tatuare iL proprio corpo. Le colorate e a volte bizzarre maschere che rappresentano molte volte animali o persone malate vengono usate nelle loro cerimonie religiose e sono solo un esempio della ricca e antica cultura dei Makonde.
La precisa terra d’origine del popolo Makonde si trova nelle regioni montuose intorno al fiume Ruvuna che forma il confine tra il Mozambico e la Tanzania, in particolare nel sud di quest’area; qui si trovano le provincie di Capo Delgado e di Nassa. Molti Makonde vivono ancora lì, ma grandi gruppi migrarono in Tanzania stabilendosi in maggioranza nel sud o nella capitale Dar es Salaam e nei suoi dintorni. Ci sono 2 popoli che definiscono sé stessi Makonde, quello del Mozambico e quello della Tanzania. Anticamente in riferimento ai Makonde si ritrovano i termini Mavia, Mawia o Maviha che significano violento, o spaventevole, o orribile. I 2 gruppi si differenziarono per vari motivi, ma soprattutto per il contatto avuto con gli arabi da parte di quelli della Tanzania; questi diventarono in maggioranza musulmani per salvarsi dalla schiavitù, visto che gli Arabi non facevano schiavi tra i popoli praticanti la loro stessa religione. I Makonde del Mozambico vissero invece in grande isolamento. Entrambi i gruppi scolpivano utensili per il proprio uso quotidiano, ma soltanto quelli del Mozambico continuarono nella produzione e vendita delle sculture. La proibizione islamica di riprodurre immagini umane probabilmente giocò un importante ruolo in questa differenza ostacolando lo sviluppo della scultura nei Makonde di Tanzania. Dopo la depressione del 1930 aumentò il numero dei Makonde che traversarono il fiume Ruvuma e molti di loro andarono a lavorare nelle piantagioni di sisal in Tanzania specialmente nelle regioni di Tanga e di Morogoro, ma anche nelle piantagioni di chiodi di garofano di Zanzibar e di Pemba.
Mantennero la loro tradizionale abilità nello scolpire il legno da guadagnarsi la vita nel nuovo ambiente e svilupparono quella che ora è conosciuta in tutto il mondo come scultura Makonde. Tra i grandi scultori Makonde ricordiamo Kashimiri Matayo, Yoseph Francis, Nafasi Mpagua, Hossein Hanangagola, Dastani Nyedi.
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