INCA PARTE 20
La civiltà Parte 5
La nobiltà locale: i curaca
Ai capi dei territori annessi, chiamati "curaca", erano lasciate tutte le prerogative di cui godevano prima dell'arrivo degli Inca, solo era pretesa, da loro, una completa sottomissione alle istituzioni incaiche. Di fatto conservavano intatta l'autorità nei confronti dei loro amministrati, ma dovevano rendere conto del proprio operato alla corte del Cuzco. I loro figli erano tradotti nella capitale, ufficialmente per frequentare le scuole dell'impero, ma anche per svolgervi la funzione di ostaggi, a garanzia della fedeltà dei loro padri. La permanenza al Cuzco degli eredi dei capi locali permetteva altresì di educarli al rispetto delle istituzioni dell'impero e di prepararli alla funzione di futuri responsabili delle varie province alla morte dei loro genitori.
La successione dei "curaca" avveniva solitamente per via patrilineare, privilegiando di norma il figlio maggiore, ma le usanze locali erano rispettate e, in alcune contrade, in specie in quelle della costa del Pacifico, si osservava il passaggio dei poteri in via matrilineare. Il candidato prescelto era tuttavia soggetto all'approvazione dell'Inca supremo e in caso di manifesta incapacità era immediatamente sostituito con un congiunto ritenuto più idoneo. I capi delle regioni più importanti erano trattati in maniera consona al loro rango e la corretta amministrazione dei territori loro affidata era premiata con munificenza. Ricevevano onori e privilegi e, spesso, potevano accasarsi con una nobile del Cuzco che, in alcuni limitati casi, poteva essere addirittura una principessa imperiale.
In cambio offrivano le loro figlie o congiunte all'harem del sovrano, allacciando così dei legami parentali che legavano reciprocamente, Inca e curaca con un vincolo di consanguineità.
Manuel Franjo - Somebody's hurt
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